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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


27 luglio 2010

Una notte in Italia, mostra su Irpinia e Abruzzo

Una Notte in Italia
Irpinia • L'Aquila: istantanee da un dopo sisma

 

Il 31 luglio 2010 sarà inaugurata la mostra fotografica “Una notte in Italia. Irpinia-L’Aquila, istantanee da un dopo sisma”. La mostra sarà collocata presso i locali del palazzo Jesus ad Auletta (Salerno) e sarà visitabile fino a dicembre 2010.

La mostra contiene immagini di due fotografi di fama nazionale, Francesco Fantini e Daniele Lanci, che hanno cercato di catturare dettagli e testimonianze di due territori devastati da due terremoti, in due epoche diverse.

La mostra si inserisce nelle attività promosse dall’Osservatorio permanente sul Doposisma, promosso dalla Fondazione Mida e diretto da Antonello Caporale.


23 luglio 2010

Il sud e i giovani, vittime silenziose

In questi giorni è stato pubblicato il rapporto Svimez 2010 sul Mezzogiorno. I dati che contiene e che illustra sono alquanto tragici; quasi 2 milioni e mezzo di emigranti (2 milioni e 385 mila) negli ultimi 20 anni hanno abbandonato il Sud per il resto del Paese e per l’estero; il nuovo emigrante, quello col “trolley e il Pc” al posto della valigia di cartone, parte dal Sud, ha in media 31 anni, il 26% è laureato e il 50% svolge professioni alte.
Il PIL 2009 è calato del 4,5%, il reddito di una famiglia del Sud è pari al 58% del reddito medio di una famiglia del Nord. Il valore aggiunto dell’industria del Sud è calato nel 2009 del 15%, più che in paesi di nuovo ingresso nella UE a 27, come la Polonia.
Un meridionale su 3 è a rischio povertà, la disoccupazione è al 23,9% e sale al 36% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.
Uno dei paragrafi del rapportoSVIMEZ 2010 (il 3.1) si intitola: I giovani, le vittime silenziose.
Eppure, tranne qualche trafiletto nelle pagine economiche, di questi numeri, di questo bollettino di guerra non parla nessuno. Non c’è bisogno di parlare di secessione, di federalismo fiscale e di altro; di fatto il Sud è già abbandonato, alle mafie, ai traffichini e a politici inetti e immorali. Eppure un Sud migliore c’è già, annidato in qualche piccola realtà, che resiste, che annaspa e che si tura il naso.
La partita non può finire qui.


20 luglio 2010

Prove d'orchestra

 

Per ragioni legate all’avvicinarsi di un appuntamento per me importante, quest’anno ho trascorso diverse settimane a Teora, come non facevo da tempo. Colgo l’occasione dell’avvio dell’estate per una riflessione del tutto personale, e quindi come tale opinabile, su come sta il nostro paese oggi.

Teora nelle ultime settimane ha attraversato momenti tristi, che hanno riguardato alcune famiglie ma che, come avviene in paesi piccoli come il nostro, inevitabilmente riguardano tutti. Questo condizionerà l’andamento dell’estate, rendendo impossibile una spensieratezza leggera e totale. Purtroppo negli ultimi anni questi momenti si sono susseguiti con fatale cronicità, e saranno cose che fanno parte della vita, ma in una dimensione micro le sofferenze si vivono un po’ di più.

Per il resto Teora non è un paese del tutto fermo, chi lo pensa dovrebbe farsi un giro in qualche paese dei dintorni, come anche tutta la nostra zona testimonia segni positivi di vitalità. Tuttavia, questi timidi segnali rischiano di essere troncati sul nascere da decisioni prese dall’esterno (ad esempio la drastica riduzione di servizi come quelli ospedalieri e scolastici). Se, quindi, i nostri paesi stanno cercando di rimanere in vita e magari acquisire nuovi residenti, come può essere possibile questo se vengono meno i servizi primari? Se una giovane famiglia volesse restare o trasferirsi (lavoro permettendo) da noi e non ci sono ospedali per partorire e scuole per far studiare i bambini, come si fa?
In effetti, anche demograficamente i nostri paesi sono cambiati; sono andati via i ragazzi tra i 20 e i 35 anni, prima per studiare e poi definitivamente, e sono arrivate due categorie nuove di residenti: le badanti, soprattutto dall’est europeo, e famiglie provenienti dall’area metropolitana di Napoli. Molti hanno acquistato casa, molti affittano i prefabbricati e spostano le residenza per ragioni di varie convenienze. Capita che alcune famiglie sfruttino i contributi previsti per abbandonare la zona rossa sotto il Vesuvio e acquistare casa da noi (ma questa è una notizia che andrebbe approfondita).
 
A Teora esistono diversi gruppi attivi, associazioni e anche qualche partito politico: la Pro Loco, che l’anno scorso ha cambiato gruppo dirigente rinnovandolo, il Forum dei Giovani, l’Azione Cattolica, i Tugurians, che hanno fatto della passione per la moto un motivo di aggregazione, i comitati festa, il circolo degli appassionati di pittura, il circolo dei tifosi della Juve, la Polisportiva. Questo permette di avere un cartellone estivo rispettabile; lo scorso fine settimana si sono tenuti ben tre eventi distinti; “Cuore rosso” (le Ferrari), la Pesatura a casa di Vincenzo Ciccone “Z ledda” e la festa dei Tugurians in memoria di Mauro Carlucci.
Durante l’anno ci sono almeno due-tre eventi che si sono ritagliati una certa visibilità e cioè gli Squacculacchiun, il festival delle Serenate e anche Cuore rosso.
L’impressione, però, è che ci si trovi di fronte a tanti bravi orchestrali che suonino ognuno il suo spartito, ma che non sono capaci, o non vogliono, suonare insieme. Prendiamo il caso delle Ferrari; sabato e domenica i teoresi si dividevano tra chi apprezzava e aderiva all’iniziativa e chi scuoteva il capo per i disagi creati e non capiva.
 
Chi si trova oggi a Teora nota anche almeno tre aree con cantieri che ridisegneranno in parte il volto del paese: Borgo Monaco, dove sorgerà una “fabbrica della cucina”, l’area che sta all’inizio della discesa della Mantenese e quella dove prima c’era la chiesa prefabbricata, dove sorgerà una pinacoteca di Arte moderna (moderna o contemporanea?). Questi cantieri sono resi possibili dall’accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea e coinvolgono diverse imprese e progettisti. La mia sensazione è però quella di una scarsa consapevolezza tra i cittadini teoresi di quello che sarà realizzato, che deriva forse da un problema di comunicazione tra chi decide e chi vive il paese. Visto che queste cose verranno realizzate con soldi pubblici perché non creare di percorsi di ascolto della gente, o almeno dei gruppi organizzati, per rendere partecipe e protagonista la cittadinanza?
L’opinione che altrimenti rischia di diventare predominante (e l’’ho sentita questa voce da diverse parti) è che queste cose si facciano per dare lavoro ai tecnici e sprecando i soldi, proprio in un momento di difficoltà economiche globali. Poi si potrebbe obiettare che i soldi arrivano perché legati a progetti specifici, altrimenti non ci sarebbero. Bene, ma perché non dirle parlando ai cittadini queste cose e non solo attraverso comunicati stampa che cadono spesso nell’indifferenza?
 
Sicuramente avrò scritto qualche cosa di sbagliato, perché non conosco bene le cose e per questo mi scuso delle eventuali imprecisioni. Volevo solo riportare le impressioni che ho avuto direttamente e quelle che ho ascoltato, e se nessuno vorrà discutere e commentare questo post, tanto meglio, ma io sono del parere che confronto vuol dire crescita.
 

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