.
Annunci online

teoraventura
L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


30 maggio 2010

Programma di Cairano 7x



paesi, paesaggi, paesologia

da un’idea di franco dragone

direzione artistica: franco arminio

organizzazione: comunità provvisoria

20-27 giugno 2010

 

IL PROGRAMMA COMPLETO QUI

IL SITO

In particolare, segnalo

Domenica 20 giugno

ore 21.00, Chiesa di San Leone

Vezio De Lucia, Nora Scirè, Marcello Anselmo, Paolo Speranza, Michele Fumagallo, Stefano Ventura

Trent’anni e non li dimostra

La memoria dei paesi, la memoria delle persone

immagini e testimonianze dal Cratere

 SU ORENT L'AUDIO DEGLI INTERVENTI
 


20 maggio 2010

Salute e veleni

Anche per questo post devo far riferimento ad argomenti già affrontati; questa volta tocca agli ospedali che chiudono, che stanno sullo stesso piano rispetto alle discariche promesse (e per fortuna mai regalateci), alle fabbriche in chiusura, agli emigranti nuovi e vecchi. L’ospedale di Bisaccia sta per essere chiuso, secondo il nuovo piano di risanamento della sanità in Regione Campania. Qualche mese fa era toccato a Sant’Angelo dei Lombardi, e anche Oliveto Citra, che anche se in provincia di Salerno non è distante dall’Alta Irpinia, rischia di perdere posti letto e reparti.
Sullo sfacelo della sanità regionale non ci sono dubbi, ma io esprimo un concetto di fondo che secondo me dovrebbe essere chiaro a tutti, perché scritto nella Costituzione Italiana: il diritto alla salute, all’istruzione, ad una vita dignitosa sono infatti principi innegabili. Allora, perché un cittadino di Teora, Cairano, Santomenna, Morra non ha diritto ad avere un pronto soccorso ad meno di mezzora di auto (il tempo che serve a essere salvati in caso di infarto, mi pare) e deve andare ad esempio, da Teora ad Ariano Irpino (cioè, più o meno, secondo le stime della Michelin, 52 km e 1 ora e 12 minuti di auto)? Se i tagli sono inevitabili, sarebbe bene potenziare la rete di assistenza dei 118, col contributo del volontariato, e quella delle guardie mediche, potenziando i mezzi e le competenze di questi presidi e garantendo la loro presenza in tutti i paesi o quasi. 
Ma i cittadini dei paesi della Campania interna, per caso, sono tutti evasori fiscali, non pagano le tasse e per questo sono puniti con meno servizi? Sono questi cittadini i responsabili dei disservizi finanziari della Campania e i manager politici o para-politici che grazie alla sanità hanno coltivato clientele e carriere sono martiri al servizio del cittadino? Attenzione, so di rischiare di cadere nel populismo, ma per me curare e istruire  le persone viene prima dei pareggi di bilancio, che sono comunque obiettivi degni di essere raggiunti in un paese civile. Appunto, in un Paese civile.
 
Martedì a Bisaccia una manifestazione su questi problemi (ore 9, piazza Duomo)


18 maggio 2010

Draquila, la mia recensione

Per ovvie ragioni di studio e di interesse, sono andato a vedere Draquila, il docu-film di Sabina Guzzanti che tante polemiche ha suscitato di recente nel modo politico e culturale. Premetto che io tra i tre fratelli Guzzanti, preferisco di gran lunga Corrado. Il film comincia con una bella scena, la camminata del sindaco Cialente nel centro storico abbandonato de L’Aquila, che visivamente fa capire come tutto sia rimasto alla notte del 6 aprile e come quei momenti possano essere stati drammatici per chi li ha vissuti. Poi il film diventa un viaggio con fiato grosso attraverso una serie di temi e di situazioni molte volte con salti di argomenti forzati. La Guzzanti ha detto di aver raccolto 700 ore di girato e il film dura circa 1 ora e mezza, quindi si capisce che di tagli ne sono stati fatti molti.

Tra gli argomenti affrontati ci sono la gestione dei campi degli sfollati, il nuovo modello di Protezione Civile, il progetto C.A.S.E., le macerie del centro storico, ma soprattutto Berlusconi; la cosa che a me non piace della Guzzanti è l’ossessione verso Berlusconi, il voler a tutti i costi dimostrare la sua inadeguatezza e la posizione di privilegio, ottenuto con losche manovre nel passato per costruire Milano 2, e che oggi prefigura una svolta autoritaria nello stile dei paesi retti da governi dittatoriali. Non entro nel merito di questi argomenti, chi mi conosce sa la mia posizione politica, abbastanza coerente da 10 anni ormai.

Ma i vari Guzzanti, Travaglio, Santoro con la loro ossessione nel fare informazione su Berlusconi, partono da un preconcetto e da una tesi già scritta, quando fanno films, servizi, libri e dossier. Draquila dimostra questo, parte da una posizione già presa per  cercare di capire i meccanismi che stanno dietro la gestione dell’emergenza all’Aquila e dietro la Protezione Civile di Bertolaso (di cui ho già parlato qua). Il fatto vero è che presto le telecamere su l'Aquila si spegneranno e i terremotati oggi non hanno la certezza di poter riavere, in parte o del tutto, la propria città, ricostruita, com'era. Puntare tutto sulle C.A.S.E. da assegnare in pochi mesi e da costruire a costi esorbitanti (45 mila euro a sfollato) probabilmente vuol dire soprattutto togliere fondi per il futuro alla ricostruzione delle abitazioni e dei centri urbani. 

L’altro momento di riflessione è nella coda, quando un signore esperto e navigato racconta come siano stati sottovalutati i vari caudillos del mondo; un “monito di speranza affinché nel mondo reale cose del genere non accadano mai”:

“Questa è la grande illusione,
che ciò che è vuoto e fasullo non possa durare. E invece dura.”


12 maggio 2010

Teora, 1a categoria

Dopo la vittoria del campionato di 3a categoria del 1998-99, la Polisportiva Teora vince il campionato di Seconda Categoria e festeggia la promozione. I complimenti più grandi vanno al presidente Maccaldo Cordasco, e alla sua incontenibile euforia. Le cronache e le pagelle le trovate sul sito della PRO LOCO Teora.

Pol.Teora 1998/1999

 

Pol. Teora 2009/2010


9 maggio 2010

Irpinia dalla terra dell'osso alla terra della cenere

L'attività letteraria e anche culturale di Franco Arminio ha raggiunto ormai lo scenario nazionale, pur abitando a Bisaccia e vivendo l'Irpinia quotidianamente, dimostrando che abitare i piccoli paesi non vuol dire vivere una piccola vita (è lo slogan del festival di Cairano 7x, che quest'anno si ripeterà a fine giugno).  Riporto qui un articolo uscito oggi in cui Franco parla dei problemi d'attualità, un appello a scuotersi dal torpore e un quadro di prospettive negative ma purtroppo reali (chiusura degli ospedali, marginalità, svuotamento dei paesi). Secondo me in Irpinia ci sono anche aspetti positivi, realtà vive e buone pratiche, persone che lavorano sodo ma in silenzio. Aspetto di poter raccontare una replica di qualcuno che racconti quell'Irpinia, che c'è ma che non si mostra.

L’Irpinia: una terra nemica di se stessa
 
Il Mattino, 9 maggio 2010

L’Irpinia che viene rischia di essere un luogo orribile. Dal punto di vista dei servizi non ci sarebbe da meravigliarsi se, in breve tempo, ci ritrovassimo nelle condizioni in cui eravamo negli anni sessanta, con il danno ulteriore e, credo, irrecuperabile, di non avere intorno a noi e dentro di noi le speranze e gli umori positivi che circolavano in quegli anni. Penso in particolare all'Irpinia d'oriente. Qui ormai le case vuote sono molte di più degli abitanti. Il problema non è essere rimasti in pochi. Il problema vero è l'atteggiamento di chi nei nostri paesi ci è rimasto. Un paese di cento persone che amano la cultura e hanno rispetto degli altri è sicuramente migliore di un paese di mille abitanti in cui questi valori, che sembrano diventati inutili e fastidiosi orpelli, sono stati dismessi per partecipare ai fasti della miseria spirituale che dilaga in tutto l'occidente.
L'annunciata chiusura dell'ospedale di Bisaccia nasconde una verità ancora più amara: quell'ospedale di fatto da anni non è stato messo in condizioni di assicurare servizi adeguati e non mi riferisco a centri di eccellenza, ma ai servizi minimi ai quali un malato avrebbe diritto in uno stato che vuole definirsi “moderno” e “civile”.
In questi territori ormai veniamo chiamati a mobilitarci per difendere quel pochissimo che ci è rimasto, che ancora non ci è stato tolto. E, in genere, il risultato è che la briciola diventa sempre più piccola perché finisce sempre che bisogna spartirsela con altri difensori di briciole (in questo caso con l'ospedale di Sant'Angelo).
A Bisaccia permane una certa attitudine alle lotte sociali, basti pensare alla battaglia per il Formicoso. Per ora sembra che il pericolo è svanito e invece è solo rinviato. Attualmente nella nostra regione non c'è il minimo indizio di un ciclo avanzato nella gestione dei rifiuti. Andiamo avanti con solo due anelli delle catena: discariche e inceneritore di Acerra. Nessuna riduzione della produzione dei rifiuti, ridicole e false percentuali nella raccolta differenziata, assenza di veri impianti per la selezione e il riciclaggio. Con queste premesse è chiaro che la discarica sul Formicoso è ancora davanti a noi A meno che quel pezzo di terra lasciato libero non venga invaso da una selva confusa di pale eoliche. Come in una penosa catena di Sant'Antonio, qui si arriva a un'altra stazione del nostro calvario. Con tutte le pale che ci sono dovremmo come cittadini avere qualche beneficio. Il vento è un bene pubblico ma le pale fino a ora sono servite solo ad arricchire poche persone. Sembra di essere nei paesi arabi prima della nazionalizzazione del petrolio. Da questa veloce rassegna delle nostre croci sarebbe il caso di passare alle delizie, sarebbe il caso di segnalare che a giugno a Cairano ci sarà un evento straordinario, ma anche qui la domanda è la solita: gli irpini se ne accorgeranno? Siamo ancora in grado di cogliere il meglio considerano che siamo sempre più assuefatti al peggio? L’ultima nota è per questo mio articolo. Non ci sono nomi e dunque è destinato a non lasciare traccia. Ormai la barbarie impone che per ottenere risposte da qualcuno bisogna farne nome e cognome. E la risposta, allora, è immediata e, quasi sempre tagliente, rancorosa.
Quindi un riferimento chiaro, un nome in extremis lo voglio fare, è quello dei sindaci irpini, di tutti i sindaci irpini: abbiano il coraggio di andare in prefettura già dalle settimana prossima e di consegnare le loro fasce. Solo dimissioni collettive e immediate oggi potrebbero scuotere la ruggine che sta corrodendo tutto e tutti. Le dimissioni dei sindaci servirebbero a scuotere le istituzioni superiori ma anche a scuotere se stessi. Servono gesti clamorosi e generosi, serve impegno e, al tempo stesso, capacità di abbandonare le proprie cariche, quando queste non sono più utili al bene comune.
A Roma e a Napoli ormai ci trattano con indifferenza, ma non abbiamo nemici più grandi di noi stessi. Ad Avellino c’è un enorme teatro, un teatro che può raccogliere più di mille persone. Perché non usarlo per un gesto eccezionale, una grande manifestazione che serva a lanciare una vertenza irpina, la vertenza della terra dei paesi. Invitateci a partecipare, invitateci a sostenervi in scelte complesse, difficili, esposte. Solo così possiamo pensare di riammagliare i fili di una comunicazione e di una comunità che, allo stato attuale, non esiste, perché si è persa nelle incomprensioni e nei giochi di potere piccoli piccoli che giovano, forse, per un momento, ma che ci condurranno alla distruzione di questa terra.
A questo punto mi chiedo: chi dovrebbe organizzarlo questo raduno al Gesualdo? Come si fa a immaginare che di colpo centoventi campanili facciano risuonare la stessa campana? La prima risposta che mi viene in mente è che questo ruolo spetterebbe al sindaco del capoluogo. Oggi la politica non può essere mera gestione amministrativa, deve costruire cornici e dentro queste cornici i cittadini possono svolgere la loro azione. Adesso più che mai è necessario costruire una cornice irpina, un luogo in cui la politica diventi sintesi delle utopie meridiane e dello scrupolo nordico. Non è detto che i politici in servizio debbano limitarsi a svolgere la manutenzione della propria mediocrità. A volte, con un po’ di coraggio, si può andare anche oltre i propri limiti. Mi piacerebbe leggere nei prossimi giorni una risposta del sindaco Galasso. E se questa risposta non dovesse venire allora mi aspetto un’iniziativa senza indugi dai parti dei sindaci dell’Irpinia d’oriente. La terra dell’osso non può trasformarsi così repentinamente nella terra della cenere.

 
Franco Arminio

 


1 maggio 2010

Protezione, Civile e partecipata

 

Quest’anno, anno 30 del dopo terremoto che fa da spartiacque alla storia d’Irpinia, sarà così: attualità, mass media, suggestioni e fatti del passato e letture possibili del futuro si sovrapporranno in continuazione, con continui richiami a fenomeni ciclici o straordinari.

Personalmente ho trattato il tema della genesi e dell’evoluzione della protezione civile diverse volte; prima per Nuovo Millennio due anni fa e oggi su una rivista on line di storia, Storia e Futuro. Sarà questa la linea su cui cercherò, da studioso, di percorrere i prossimi mesi, in vista del 23 novembre 2010, data di arrivo di un percorso di lavoro e speriamo di partenza per un discorso collettivo di tutela e trasmissione della memoria (è la 127esima volta che dico questa frase…) .

In questi scorsi mesi, il frastuono nato attorno alla Protezione Civile e al suo Capo Guido Bertolaso hanno riportato di nuovo, dopo il terremoto di Haiti e quello del Cile, sulle prime pagine di giornali e tg il rapporto tra istituzioni ed emergenze, vere o finte che siano. In effetti, considerare il Giubileo, la morte di Papa Woityla e i mondiali di nuoto e di ciclismo eventi da affidare a gestioni straordinarie e denominarli “grandi eventi” ha provocato una degenerazione di fatto del ruolo storico per cui era nata la protezione civile; questo sta al di fuori delle indagini giudiziarie che faranno il loro corso e stabiliranno le eventuali responsabilità.

Un giudizio serio ed equilibrato viene da chi ha plasmato la legge italiana sulla Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, lo trovate qui con un'intervista e qui c'è la video-intervista.

Nei giorni scorsi ho partecipato a un convegno a Firenze dove si è parlato di Protezione civile, unendo le esperienze accademiche e di ricerca alla narrazione collettiva dei volontari, facenti parte di grandi movimenti come l’Anpas e la Misericordia. Il tema era volontariato e partecipazione, la chiave di lettura, fornita anche dai molti aquilani presenti e intervenuti, era quella di una struttura di Protezione Civile più attenta ai temi di prevenzione e previsione, appunto con la sua reti di associazioni e strutture sul territorio, e quindi attenta a temi come lo stupro del paesaggio e la sfida al territorio, specie dove questo è più fragile (e questo in Italia vuol dire quasi ovunque).

La gestione dei grandi eventi e di progetti e anche appalti che potrebbero benissimo essere ricondotti ad amministrazioni ordinarie distrae la Protezione Civile da questo compito, al di là di polemiche e inchieste giudiziarie che poi alimentano confusione e anche dubbi. Queste cose le dice Zamberletti, colui che ha scritto le norme di Protezione Civile del nostro paese, e che ha gestito le emergenze coniugando efficienza e dialogo, senza mai attraversare inchieste e scandali.

Se parliamo di modelli relativi alle emergenze, non possiamo lasciarci condizionare da contingenze e vulgate mediatiche; l’Aquila e l’Abruzzo hanno una storia a sé, così come l’Irpinia, il Friuli e l’Umbria, ogni emergenza è gestita secondo le direttive che i governi all’opera dettano. Ma proprio questo fa sorgere un’idea, già accennata in passato da chi si è occupato di legislazione e provvedimenti straordinari per le emergenze: una legge quadro, un riferimento generale per ogni disastro o emergenza (reale e non costruita), declinabile a seconda di territori e contesti colpiti, con le voci di spesa necessarie e relative, con la suddivisione dei compiti tra volontariato, protezione civile, competenze tecniche e amministrazioni dello stato. L’’Italia ha sempre avuto una costante spina dorsale, diffusa più o meno su tutto il suo territorio: il volontariato, il vero motore della protezione civile; se la testa (nel nostro caso il Dipartimento nazionale) pretende di fare scelte scollegate dal suo corpo (le associazioni di volontariato), non è detto che il corpo reagisca bene, anzi. 

sfoglia     aprile        giugno
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
altra irpinia
sto leggendo...
Terremoti e dintorni

VAI A VEDERE

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA
TERREMOTO IRPINIA-Storia e memoria
TU SI NAT IN ITALY
Officina Solidale
Osservatorio sul Doposisma
Fondazione Mida
ORENT
Storia e futuro
Antonello Caporale
G. Silei
AISO Italia
Lavoro culturale
Volontariato oggi
le terre che tremarono (Belìce)
Tiere Motus- Friuli 1976
Napoli monitor
Spinoza
Doctor Brand
pearl jam
PRO LOCO TEORA
NUOVO MILLENNIO
Roberto Rotonda blog
Amici della bici
orizzonte scuola
siena news
ottopagine
il mattino
corriere irpinia
ALTirpinia
Il Ciriaco
il portale di teora
Bradipo Nevrotico
flyfra-giokoliere
palio
storia di lioni
L'alambicco di S. Cesario
SE la Capo
Piccoli paesi
Comunità Provvisorie


 

Chi sono

 
 

file:///C:/Users/Stefano/Desktop/vogliamo_viaggiare.jpg

 

Stefano Ventura

Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

2a edizione

Mephite

COMPRALO ONLINE

IL BLOG DEL LIBRO

Vogliamo viaggiare non emigrare_Ventura.jpg

 

 
 

SISMOGRAFIE.

Tornare all'Aquila 1000 giorni dopo il sisma

 

 

 

 

Teoraventura

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

 

 

  

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

http://www.wikio.it

 

  

 

Contributi sparsi

I terremoti italiani e la Protezione Civile

Il terremoto del 1980. Storiografia e memoria

30 anni di terremoti italiani

Irpinia 1980, viaggio nel terremoto

L'emergenza e i soccorsi, dalle memorie alla Protezione civile

Le industrie, 30 anni dopo 

Il lavoro in Irpinia negli anni del terremoto

I comuni del terremoto dalla ricostruzione al futuro

I ragazzi dell'Ufficio di Piano. La ricostruzione urbanistica in Irpinia

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale (prefazione)

I confinati in Irpinia durante il fascismo

Le industrie del dopo terremoto in Campania e Basilicata

OkNotizie 

 

Gli Angeli Del Terremoto_Stefano Ventura_2010

Le Industrie Del Dopoterremoto_Stefano Ventura

L'Irpinia, la Crisi e lo spopolamento

Wikio - Top dei blog

CERCA