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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


27 febbraio 2010

E un partigiano come presidente

 


In questi giorni ricorrono i 20 anni dalla morte di Sandro Pertini, uno dei presidenti della Repubblica, se non IL più amato. La sua biografia è piena di suggestioni e di rettitudine morale e politica, quella che oggi scarseggia un po’ su tutti i fronti. Di Pertini si ricorda l’esultanza al Bernabeu nel 1982, quando l’Italia vince la Coppa del mondo. Noi irpini dovremmo ricordarlo per quell’annuncio fatto a tutte le televisioni in cui spronava gli italiani ad essere solidali con i nostri terremotati, quando dopo essere tornato dai nostri paesi (dove era stato accolto con proteste e grida da chi ancora non vedeva i soccorsi) invitava a rimuovere chi aveva commesso gravi errori e a non ripetere gli errori del Belice, dove i terremotati erano ancora nelle baracche.


PERTINI: MESSAGGIO SUL TERREMOTO IN IRPINIA

http://www.youtube.com/watch?v=jyRPiIl9V8I


Io ho riportato interamente quel discorso nella mia tesi di laurea sul terremoto, al primo capitolo, proprio per la forza del messaggio e per la durezza delle accuse, cosa che non tutti i presidenti erano abituati a fare.

Le commemorazioni sono sempre occasioni che seguono un rituale e un clichè solito; però, in questi periodi in cui la politica fa parlare di sé quasi sempre in negativo, ricordare personaggi come Pertini potrebbe aiutare a riflettere.


TROISI RISPONDE A PERTINI

http://www.youtube.com/watch?v=JJ0QvP7c4Ow


 

p.s. Se questo fosse un blog serio, di articoli di questo tipo ne farebbe di più e a scadenza regolare.



24 febbraio 2010

FMA, SIVIS e co.: la dignità dei lavoratori e un declino senza fine



Periodicamente mi sono trovato a scrivere di situazioni drammatiche nel campo del lavoro e dell'industria nella nostra provincia; prima la Bitron, poi la SIVIS, e via via il resto. Pochi giorni fa si è consumata un'altra vicenda allarmante, non per i contenuti e il fatto in sè, ma perche rappresenta il segnale di una disfatta ormai prossima, checchè ne dicano i politici di ogni schieramento che si apprestano a contendersi i seggi e gli stipendi del consiglio regionale della Campania.

Per chi non lo sa, lo scorso sabato circa 11 camion dovevano entrare alla FMA per portar via i motori destinati alle fabbriche FIAT all'estero; gli operai che presidiavano i cancelli sono stati presi a manganellate per lasciar passare i tir. Per inciso, la FIAT ha registrato negli ultimi mesi un utile del 5,9% e ha incamerato circa 1 miliardo di euro grazie agli incentivi statali del 2009 per la rottamazione. Ma preferisce spostarsi in Turchia.
Se una delle realtà produttive più grandi della provincia è in questa situazione, il resto non sta meglio; i dati parlano circa di 9mila disoccupati in più nel 2009 in provincia e di un aumento del 380% del ricorso alla cassa integrazione.
Nel post precedente parlavo di emigrazione, l'altro lato di una medaglia molto molto corrosa ormai; leggere questi dati preoccupa, soprattutto pensando alle persone in carne e ossa che subiscono questa disfatta senza averne alcuna colpa, così come non  è possibile assolvere imprenditori fasulli e cinici con la scusa della crisi.
Intanto a Sant'Angelo in Tribunale i creditori della SiVIS non hanno accettato il concordato proposto dall'azienda; si va verso il fallimento di una fabbrica che non aveva mai fatto cassa integrazione e che aveva commesse sufficienti ancora per lavorare molti mesi.
Oggi su ottopagine è riportata la lettera di un rappresentante dei lavoratori della SIVIS, la riporto qui sotto per far riflettere e perchè dice chiaramente come stanno le cose:

“Ormai il diritto al lavoro, che è scritto nella nostra costituzione corre il rischio di diventare un sogno. Quello che più ci preoccupa è che nessuno ma proprio nessuno voglia attivarsi in modo tale da poterci far uscire fuori da questo tunnel. Dire che lo Stato è assente è troppo poco, non esiste. Il paradosso è che per gli imprenditori esiste eccome, fiumi di euro vengono erogati e zero controlli. Vedi Fiat che prende soldi e poi produce nei paesi dell’est e l’FMA rischia di chiudere, oppure come nel nostro caso, quello della Sivis, che prende milioni di euro con la legge 219 con l’obbligo di restare aperta almeno dieci anni, e al decimo anno e un giorno i signori imprenditori decidono di chiudere. Bene questi sono solo due casi evidenti, ma ne esistono a centinaia, e i nostri politici??? Vogliamo dire qualcosa ai nostri politici locali???
Quelli che per tutti questi anni si sono solo preoccupati di cambiare le poltrone una volta a destra, una volta a sinistra, con una certezza, quella che loro, gli stipendi e che stipendi! se li sono garantiti, e adesso vengono davanti ai cancelli delle aziende in crisi, a portarci la loro solidarietà, a promettere, a esibirsi in qualche servizio fotografico, in qualche intervista. E già, tra un mese ci sono le Regionali e quindi adesso possono ripromettere tutto e a tutti.. Basta con le parole, vogliamo fatti, noi lavoratori una dignità ce l’abbiamo e non siamo intenzionati a fare un passo indietro , lasciateci manifestare, questa è democrazia e ricordatevi che senza i lavoratori non si esce dalla crisi! Ma cosa fanno caricano e sgomberano senza un minimo di sensibilità verso i lavoratori che sono nelle tende in presidio come abbiamo fatto noi, forse pensano che lo facciamo per divertimento, per un campeggio fuori stagione? Tutto questo non potrà continuare ve ne rendete conto? o ve ne renderete conto comunque! Noi ci saremo sempre perché siamo certi di essere nel giusto”.



9 febbraio 2010

Per chi si muove

                                                         



Sulla strada di accesso al parco della Grancia, a Brindisi di Montagna, Potenza, c’è una grossa scritta su un muro, ben visibile all’altezza di un tornante. Recita così: “O emigranti o briganti”. Il parco della Grancia è famoso perché nei mesi di luglio e agosto vi si mettono in scena spettacoli proprio sul brigantaggio, in uno scenario naturale suggestivo e in quelle che furono terre di brigantaggio.

Ci sono due temi ineludibili per chi come me cerca di capirci qualcosa dell’Irpinia, delle aree interne della Campania e della Basilicata: l’emigrazione e il terremoto. Il secondo di questi è sempre presente su queste pagine, per ovvi motivi di interesse personale. L’altro ritorna di tanto in tanto, è implicito in molti discorsi ed è nella stessa natura di questa blog, che ha la parola Teora nel nome ma è gestito a 500km di distanza.

Ho monitorato molto attentamente le visite di questo blog nell’ultimo mese ( a proposito, il 15 gennaio è stata la data di maggior accesso di sempre per Teoraventura, grazie!) e con la tragedia di Haiti le visite sono aumentate, ho cercato di fare un lavoro di informazione semplice e di servizio. Mi sono reso conto di quanto è larga la famiglia dei “figli di Teora” (scusate l’espressione retorica) sparsi per il mondo: Haiti, USA, Venezuela, Germania, Belgio e soprattutto Svizzera. Ho avuto modo, nei concitati ultimi dieci giorni, di verificare di persona cosa vuol dire vivere e purtroppo anche morire da emigrati in terra straniera . Ho riflettuto sulla straordinaria capacità che gli emigrati dal Sud hanno avuto di affermarsi fuori dall’Italia (e se permettete anche oggi, in Italia stessa, noi, nuovi emigranti 2.0). La buona immagine di valige di cartone, di treni e pullman stracolmi, i ritorni con le soppressate e provoloni, di conserve sottolio e di passaporti con volti fin troppo eloquenti porta a pensare all’oggi, ai nostri trolley, ai cellulari per avvertire casa che sei arrivato, alle compagnie di autobus strozzine che speculano sugli studenti e sui pendolari.

Gli anni ’50 e i primi anni ’60 hanno svuotato Teora, Laviano, Conza etc.. Gli anni Zero hanno portato via le residue speranze di un Sud protagonista, il Sud che oggi è terra di nessuno, il Sud di Rosarno, di Bassolino che sbaglia tutto quello che si può sbagliare, di ospedali che chiudono e dove sono aperti fanno schifo. Si, ci sono anche aspetti positivi di Sud, e io di recente ne ho apprezzati alcuni.

Io però sento un profondo senso di abbandono umano per la mia generazione, lo vedo nei mesi estivi, quando per "gli svizzeri" si addobbano i giardinetti che il resto dell’anno sono pieni di merde di cani, oppure i bus organizzati per venire a votare parenti e sindaci ammiccanti.

Una cosa c’è da riconoscere agli emigrati degli anni '50 e '60: la profonda dignità, quella che viene dal sudore della fronte, dal partire quasi sempre da zero, dalle radici mai tagliate. Io però vedo, oggi, l’affievolirsi di un legame che il tempo sta logorando.

La nuova emigrazione è tema di dibattito sempre, per i politici locali.L’ho detto e lo ripeto: secondo me, Noi Emigranti 2.0 non siamo un problema, siano una risorsa, così come sono sempre stati gli emigrati. Tenetene conto.

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