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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


17 agosto 2015

Storie di confino: il poggibonsese Angiolo Corsi

Articolo uscito su TOSCANA NOVECENTO, 17 agosto 2014


La letteratura che riguarda il confino di polizia può annoverare contributi di personaggi di primissimo livello del panorama antifascista, sia politico sia culturale. Tra le testimonianze più importanti ci sono quelle di Carlo Levi, Cesare Pavese e Leone Ginzburg, ma i numeri riguardanti i confinati durante il fascismo furono importanti e influenti (circa 15 mila persone) e non interessarono solo gli antifascisti ma tutti coloro i quali erano ritenuti particolarmente pericolosi per l'ordine pubblico.

Anche in provincia di Siena furono effettuate numerose assegnazioni al confino, dal 1926 in poi, che cercarono di colpire l’ossatura delle strutture clandestine del partito comunista e, in misura minore, del partito socialista e del movimento anarchico. Tra le diverse forme di limitazione della libertà (carcere, confino, internamento, ammonizione, sorveglianza speciale, diffida), il confino riguardò 129 antifascisti per una condanna a 380 anni complessivi. Secondo quanto riportato da Rineo Cirri (L’antifascismo senese nei documenti della polizia e del Tribunale Speciale 1926-1943), nel complesso furono 699 le persone che tra il 1926 e il 1943 subirono un deferimento al Tribunale speciale; “ad ognuno di questi antifascisti sono collegate vicende umane, storie dolorose di famiglie e di gruppi di persone con le loro sofferenze, i loro dolori e i loro drammi ma anche le speranze di una parte della popolazione di vivere in una società più giusta”.

Alcuni personaggi di primo piano della lotta antifascista e anche del periodo di ricostruzione democratica in provincia di Siena hanno raccontato in libri, memorie e diari le proprie esperienze al confino, e tra gli altri Fortunato Avanzati “Viro” e Mauro Capecchi “Faro”. Per ricostruire le biografie e i percorsi personali e politici di altri militanti è invece necessario ricorrere ad altri tipi di fonte, come le note giudiziarie, gli atti dei Tribunali speciali, le carte di prefetture e i verbali di carabinieri e poliziotti. In questo contributo il personaggio di cui si racconteranno le vicissitudini è Angiolo Corsi, nato nel 1905 a Poggibonsi, di professione falegname.

Corsi fu arrestato per la prima volta il 26 luglio 1932 a Poggibonsi, all’età di 27 anni; la scheda   personale nel Casellario Politico Centrale del 28 agosto 1932 riporta queste informazioni: “Cicatrice sopracciglio sinistro, mancante falange mano, abbigliamento solito: da operaio. E’ di regolare condotta morale e immune da pendenze e precedenze penali. In precedenza non aveva mai dato luogo a rilievi in line apolitica né di nutrire sentimenti contrari al regime. Essendo venuto a risultare che faceva parte del comitato federale comunista costituitosi clandestinamente in Poggibonsi ed era in relazione con funzionari e fiduciari del partito stesso, distribuiva la stampa sovversiva e distribuiva materiale di propaganda. Raccoglieva gli oboli per il soccorso alle vittime politiche e loro famiglie e prendeva parte alle riunioni clandestine del partito. Funzionava anche da corriere per il collegamento e trasporto di stampa sovversiva tra Empoli- Poggibonsi e Siena. Per tale reato pende tuttora provvedimento penale a di lui carico. Esercita il mestiere di falegname, da cui trae i mezzi di sussistenza.

Nonostante questi dettagliati indizi a suo carico, Corsi fu prosciolto per insufficienza di prove. L’arresto successivo avverrà nell’aprile del 1934 per “compartecipazione a organizzazione comunista” e l’8 giugno sarà condannato a cinque anni di reclusione di cui due di libertà vigilata. Fu condotto al carcere di Roma il 10 febbraio 1935 e, dopo la sentenza del 5 aprile 1935, la condanna fu confermata ma gli saranno condonati due anni.

Il 20 febbraio 1937 gli venne concesso l'indulto, revocato però solo due mesi dopo dal Tribunale di Siena. Le notizie successive risalgono poi al 25 luglio 1940, quando una nota riservata della prefettura di Siena, firmata dal prefetto, dispose la scarcerazione e il foglio di via alla volta di Avellino; questa volta Corsi fu accusato per avere pronunciato frasi disfattiste sulla posizione dell’Italia in guerra.

Il comune scelto fu quindi Teora (Avellino), dove Corsi giungerà il 27 luglio 1940. Lì ebbe diversi problemi nel rapportarsi alle autorità locali del regime; appena giunto a Teora scrisse, infatti, al questore di Avellino per richiedere il rimborso di 25 lire per il viaggio effettuato da Avellino alla volta di Teora dai suoi familiari più stretti (moglie e figlio).  La lettera riporta evidenti errori grammaticali, ma contiene una puntuale lamentela sui torti subìti, sui quali Corsi aveva informato anche Questura di Siena e comune di Poggibonsi.

Il questore di Avellino, Vignali, risponde in modo molto seccato con una nota al podestà di Teora in cui dice: “Il soprascritto Angelo Corsi ha fatto pervenire alla R. Questura di Siena un esposto con il quale, usando una forma alquanto altezzosa, chiede di essere rimborsato delle spese che la moglie ha sostenuto per il tratto di viaggio da Avellino a Teora e cerca di polemizzare e di fare ricadere la colpa al Municipio di Poggibonsi e alla R. Questura di Siena. […] Si prega di richiamare il C. a tenere un comportamento più corretto e a scrivere, sempre che gli capiterà di scrivere ad autorità costituite, con la forma dovuta e senza alterigia.

Il 9 ottobre 1941 Corsi chiese di essere trasferito ad altra località (la richiesta fu però respinta) e il 9 gennaio 1942 lo stesso Corsi chiese 35 lire per la risolatura delle scarpe, ormai consumate e non adatte al rigido inverno dell’Appennino. Il questore Vignali respinse anche questa richiesta. L’assegnazione al confino terminò il 22 febbraio 1942 e così Corsi potè far ritorno a Poggibonsi, dove non terminerà la sua attività politica.

Corsi, infatti, ricoprì un ruolo nevralgico nell'organizzazione dei primi gruppi di combattimento in Valdelsa, occupandosi anche del reclutamento e della formazione dei giovani più vicini alle strutture clandestine del P.C.I., come testimonia un giovane collega del Corsi, Fortunato Fusi, ricordandone le vicende.

Dalle notizie fornite dai colleghi falegnami della ditta Lucita di Poggibonsi e dalle memorie di Treves Frilli, figura di riferimento del C.L.N. e del P.C.I. a Poggibonsi, emerge un carattere molto aspro e diretto, che procurerà a Corsi diversi grattacapi anche nella quotidianità della vita politica del dopoguerra, come è rintracciabile nella corrispondenza tra Corsi e i dirigenti locali del P.C.I. a Poggibonsi negli anni Cinquanta e Sessanta.

Quella di Angiolo Corsi, pur rappresentando solo una tessera del mosaico che può ricomporre la storia dell’antifascismo popolare, è una vicenda indicativa e sintomatica di come la scelta della militanza antifascista non badava a spese, a costo di dover subire il carcere o il confino.


14 novembre 2014

Energie dalla terra: un bando per ricerca-azione


www.osservatoriosuldoposisma.com

Bando per borsa di ricerca-azione

su giovani e agricoltura

Energie dalla terra.

Occupare lo spazio delfuturo

OBIETTIVI

L’opportunitàdi futuro per dare la svolta a una situazione di immobilismo passa da quelliche consideriamo territori marginali, periferie. La forza propulsiva dell’Italia non risiede più nei grandiagglomerati urbani.

Learee interne del Mezzogiorno costituiscono l’emblema di quei territoriapparentemente marginali, che, a differenza di altri, dispongono di risorsenaturali e immateriali in grado di sostenerne la vocazione economica (paesaggi,risorse, energia).

Peralimentare speranze e vie d’uscita da uno stato di grave immobilismo economico,bisogna quindi sperimentare e cogliere i segni, anche piccoli e impercettibili,di cambiamento. Uno di questi, da più parti individuato, è il cosiddetto“ritorno alla terra”, la riscoperta dell’agricoltura e della natura comefattore possibile di realizzazione professionale e di vita, come concretaaspirazione a creare piccola impresa e non tanto come sogno idealizzato di fugadalla congestione della città e della metropoli. Inoltre, sono sempre piùnumerose le rappresentazioni di resistenza e di denuncia dei numerosi attacchial territorio e al paesaggio, in termini di cementificazione e utilizzosfrenato delle risorse naturali (acqua, suolo, materie prime); resta daindagare qual è il possibile anello di congiunzione tra queste nuove forme diazione e di protagonismo e quali prospettive si pongano, in termini dirisultati concreti e di prospettive di sviluppo locale.

Ladomanda che ci poniamo è la seguente: è vero che i giovani stanno riscoprendol’agricoltura come sbocco occupazionale e come scelta consapevole? In casoaffermativo, quali sono le dinamiche che hanno creato questo trend? Cometrasformare una tendenza momentanea in un valore aggiunto per il territorio,creando anche comunità permanente di attori attivi, responsabili e consapevoli?

Perdare risposta a queste domande, l’Osservatorio sul Doposisma della FondazioneMIdA, propone una borsa diricerca-azione della durata di 6 mesi, che indaghi e illustri la questionedel “ritorno alla terra” in Campania e Basilicata.


 

REGOLAMENTO

 

1.         Il bando è aperto a giovani residenti in Italia,che abbiano meno di 35 anni di età.

2.         Costituiscono titolo preferenziale la laurea oil dottorato di ricerca in materie attinenti al contenuto del progetto (Economia, Scienze Politiche, Disciplineumanistiche) e la comprovata esperienza nell’ideazione,nell’organizzazione  e nella gestione dieventi culturali.

3.          La borsadi ricerca azione, della durata di 6MESI, ammonta a un totale di 2000euro netti. La Fondazione MIdA e lo staff dell’Osservatorio sul Doposismagarantiranno, a chi vincerà la borsa, il sostegno necessario in termini dicontatti utili, informazioni logistiche e organizzative e potranno, nei limitidelle proprie possibilità, concordare le risposte alle altre necessità chela/il borsista farà presenti.

4.         Ai fini della partecipazione i candidati devonopresentare la seguente documentazione:

·Domanda di partecipazione (Allegato A) e copiadel documento d’identità;

·Curriculum vitae, completo di esperienze inorganizzazione di eventi, festival, partecipazione e gestione di attività diassociazioni riconosciute e non riconosciute, istituzioni culturali,rendicontazione, ideazione e gestione di progetti di vario tipo.

·Lettera motivazionale nella quale si spiega comele attitudini e le competenze possedute possano essere in linea con gliobiettivi del progetto.

·Eventuali pubblicazioni, compresa la tesi dilaurea o di dottorato, utili a valutare il curriculum del candidato.

·Progetto di ricerca, nel quale si espongono gliobiettivi del lavoro, i metodi che verranno adottati, il crono programma, irisultati attesi ed i prodotti che verranno consegnati al termine della ricerca(tipo di elaborato, allegati multimediali, altro).

5.         La documentazione deve pervenireall’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, spedita in formato pdf susupporto elettronico a: Fondazione MIdA- contrada Muraglione 18-20, 84030 Pertosa (SA)- o inviata via e-mail come allegato all’indirizzo: info@osservatoriosuldoposisma.com entro il 1 dicembre 2014. Incaso di invio via e-mail sarà cura del candidato richiedere un avviso diricezione e di corretta apertura del file. Il candidato dovrà comunqueconservare copia elettronica dei files inviati, da re-inviare, a richiesta dell’Osservatoriosul Doposisma, in caso di problemi nell’apertura o leggibilità dei filesinviati.

6.         Il vincitore sarà tenuto a consegnare unelaborato in forma scritta che sintetizzi i risultati della ricerca e le casestories che sono state oggetto del suo censimento; la ricerca deve contenerealmeno una base di dati statistici, coerentemente illustrati, sull’oggettodella ricerca, e integrare i dati con storie, interviste e profili biograficiricavati dalla ricerca sul campo. L’elaborato sarà parte essenziale delrapporto 2014 dell’Osservatorio sul Doposisma. Inoltre, sarà richiesto alvincitore di organizzare, con il supporto dei componenti dell‘Osservatorio sul Doposisma  e della Fondazione MIdA, unfestival-evento,  da tenersi in estatecon sedi e modalità da definire, nel quale far convergere i risultati dellaricerca, i protagonisti consultati e coinvolti e tutti i soggetti locali e nazionalipotenzialmente interessati.

 

COMMISSIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE

 

1.La valutazione delle candidature sarà effettuata da una apposita Commissionenominata dalla Fondazione MIdA.

2.Ai fini della selezione la valutazione verrà effettuata in base a:

-competenza e qualità del curriculum vitae in relazione al tema oggetto distudio. Massimo di punti 30;

 - progetto di ricerca: coerenza con il bando,fattibilità nei tempi e con le risorse assegnate, coerenza dei metodi con gliobiettivi, qualità dei risultati attesi e dei prodotti consegnati. Massimo di punti 70.

 

3. Icandidati devono superare il punteggio di 60/100per essere ammessi in graduatoria

 

4.Al termine dei lavori la Commissione redigerà una graduatoria, conl’indicazione del vincitore sul sito dell’Osservatorio sul Doposisma(www.osservatoriosuldoposisma.com). La graduatoria sarà approvata condeliberazione della Fondazione MIdA.

 

REGOLEDI PARTECIPAZIONE

 

1. Pubblicazionie materiali inviati non verranno restituiti, ma verranno conservati e resi disponibilial pubblico presso la biblioteca dell’Osservatorio sul Doposisma.

2. Iconcorrenti che non dovessero risultati vincitori ma con un profilo scientificoe di ricerca adeguato potranno inviare degli abstract o delle proposte dicontributo che, se ritenute valide, potrebbero essere inserite nel rapporto2014 dell’Osservatorio sul Doposisma.

 

Area coordinamento dell’Osservatorio sul Doposisma

Stefano Ventura

349/6499285

info@osservatoriosuldoposisma.com

 

Area stampa e comunicazione

Francesca Caggiano

fondazionemidastampa@alice.it


24 maggio 2012

La lezione giapponese



Il 25 maggio 2012 ORENT organizza, insieme al comune di Siena e all’associazione Neverland un convegno dal titolo:  “Ambiente, rischi e prevenzione: la lezione giapponese”.

Il simposio è inserito nel calendario di iniziative della rassegna “Paesaggi di cultura giapponese”, che si terrà a Siena dal 13 aprile al 10 luglio 2012, presso il complesso del Santa Maria della Scala.

Il progetto pone l’attenzione sull’enorme tragedia che ha investito il Giappone nel marzo 2011 e propone uno spaccato della cultura giapponese, attraverso una serie di appuntamenti (conferenze, convegni, mostre, laboratori formativi); una riflessione su un tema di grande attualità che unisce aspetti tradizionali a linguaggi e temi del contemporaneo.

Il blog della rassegna : Paesaggi di cultura giapponese

Complesso museale Santa Maria della Scala, Siena

ore 15:30Sala Italo Calvino 

relatori:

DAVID E. ALEXANDER, Global Risk Forum – Davos

YUKARI SAITO, Università di Pisa, Centro di documentazione Semi sotto la neve

FLAVIO PARISI, giornalista (in collegamento dal Giappone)

GIANNI SILEI, ORENT- Università di Siena

FABIO MASSIMO ROSSI e CARMEN SESSA, Legambiente

LUCIANO ROSSETTI, Direttore Organizzazione Soci Unicoop Firenze

Modera Stefano VENTURA – ORENT (Osservatorio rischi ed eventi naturali e tecnologici)


21 ottobre 2011

Il termovalorizzatore di Melfi tra veleni e omissioni

Segnalo anche qui un piccolo contributo pubblicato su TU SI NAT IN ITALY in cui si parla dell'inquinamento prodotto dal termovalorizzatore Fenice a Melfi.

Melfi, proseguono le indagini sul termovalorizzatore

Destapreoccupazione l’inchiesta di Potenza sull’inquinamento delle falde acquifere da parte dell’Impianto  Fenice, di proprietà dal colosso energetico francese EDF, nell’area industriale San Nicola di Melfi.

Nell’impianto fin dal 1999 vengono smaltiti, oltre ai rifiuti solidi urbani della Basilicata, anche rifiuti industriali provenienti dai grandi impianti del Mezzogiorno. Lei ndagini hanno accertato che dal 2002 al 2007 non sono stati resi pubblici i rilievi e le tabelle sullo stato delle acque del sottosuolo nei dintorni dell’impianto. I dati presentati lo scorso 17 settembre sono risultati nettamente superiori ai valori consentiti, con tracce di nichel, cromo e mercurio.  Dati preoccupanti erano emersi già nel marzo 2009, con l’apertura di un’inchiesta presso la Procura di Melfi trasferita poi nel più stretto riserbo a Potenza, senza però interventi diretti sulla centrale.

Leproteste dei cittadini dei comuni vicini all’area hanno sollevato l’attenzione mediatica anche nazionale sul caso. Lo scorso 11 ottobre sono stati arrestati due dirigenti dell’ARPAB, l’Agenzia regionale incaricata di monitorare i dati sull’inquinamento ambientale, tra i quali l’ex presidente Sigillito, per disastro ambientale e omissione di atti d’ufficio.  

L’impianto ha continuato a funzionare grazie a una autorizzazione della Provincia di Potenza e in attesa che la Regione concedesse il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale; la Provincia ha nelle scorse ore revocato l’autorizzazione per 150 giorni in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

I cittadini e gli amministratori della zona avevano da tempo registrato preoccupanti segnali per la salute; da segnalare il caso di una inserviente che si occupava delle pulizie all’interno dell’impianto e che dal 2005 si è ritrovata con il corpo ricoperto di macchie rosse e viola e piaghe e ha denunciato il fatto alla Procura della Repubblica di Potenza.

LaFenice si difende dichiarando di aver provveduto ad eliminare le sorgenti di contaminazione. A partire dalle rilevazioni anomale del 2009 la stessa Fenice si era autodenunciata e aveva stanziato 3,5 milioni per la messa in sicurezza.

Intantocontinuano le polemiche sulle responsabilità politiche di mancato controllo e intervento.  Oltre al caso recente di Melfi, sono numerose le associazioni territoriali lucane che si occupano di monitoraggio ambientale raccogliendo documentazione e producendo dossier e inchieste.


Altri approfondimenti

Il quotidiano della Basilicata

La Repubblica inchieste

Olambientalista

Di Consoli sul caso Melfi


 


12 giugno 2011

Indignatevi!



Negli ultimi mesi scorre sulle sponde del Mediterraneo una corrente di protagonismo che ha come animatori soprattutto i giovani; prima in Tunisia, poi in Egitto, in Libia e ora in Siria. Nella vecchia Europa è stata la Spagna la culla del movimento dei giovani"indignados" che hanno riempito le piazze, convocato manifestazioni e assemblee per palesare la propria insofferenza per la classe politica e dirigente, inadeguata a rappresentare l'oggi e i suoi mille problemi, che sono proprio le giovani generazioni a pagare.

Non è un caso che il movimento spagnolo, definito anche "wiki-revolucion" dal sociologo Manuel Castells, sia divampato in corrispondenza delle elezioni provinciali e regionali, prendendo di mira tutto l'arco costituzionale.
Staremo a vedere dove andrà a parare questo sommovimento spontaneo e dal basso, animato da internet e dai giovani, due fattori potenzialmente esplosivi, che le vecchie gerarchie politico-economiche non sembrano comprendere nè controllare.

Di certo non si può scaricare una crisi economica mondiale su una generazione, o forse anche più di una. Chi ha oggi vent'anni non ha niente da perdere, e piuttosto che sottostare all'incertezza del lavoro e della società preferisce indignarsi. 

Riporto sempre da un articolo di Castells su Internazionale, i punti chiave delle rivendicazioni uscite dalle assemblee autoconvocate dal movimento del 15-M (qui si possono vedere alcuni video).

-eliminazione dei privilegi dei politici;

-misure contro la disoccupazione, tra cui il no all’aumento dell’età pensionabile fino a quando c’è disoccupazione giovanile;

-diritto alla casa, ed esproprio di tutte le case invendute da mettere sul mercato con un regime di affitto a prezzi calmierati;

-servizi pubblici di qualità, con l’eliminazione delle spese inutili dell’amministrazione, assunzione di medici e docenti, trasporti pubblici economici ed ecologici;

-controllo delle banche;

-riforma fiscale, con l’aumento delle tasse per le grandi fortune e le banche, e il controllo dell’evasione e dei movimenti di capitale;

-diritti civili e democrazia partecipativa, a cominciare dall’abolizione della legge Sinde, che frena la libertà su internet;

-protezione della libertà di informazione e del giornalismo d’inchiesta;

-modifica della legge elettorale, prevedendo la rappresentanza del voto nullo o in bianco; indipendenza della magistratura;

-democrazia interna nei partiti;

-riduzione delle spese militari.

Vi sembrano cose così assurde? 


1 gennaio 2011

BUON ANNO

Cari lettori del blog, il 2010 è stato un anno abbastanza difficile, al di là delle storie e delle letture personali che se ne vogliono fare. Per chi si occupa di temi catastrofici c'è stato molto lavoro, purtroppo.
La spensieratezza della festa non lasci totalmente da parte la riflessione.
La riflessione non lasci troppo spazio alla tristezza ma apra le porte dell'anno che viene alla speranza. Cercando di guardare il mondo con lo sguardo di questi bimbi.



                     


                     



BUON 2011


11 dicembre 2010

Ema, millionesima "paletta"

Questo è l'articolo scritto da Michele Vespasiano sulla cerimonia tenuta a Morra in occasione della milionesima paletta prodotta dall'EMA. E' una delle poche aziende che non licenzia, anzi, ha una asilo aziendale, una mensa aziendale (di cui seguo direttamente le vicende) e un ambiente lavorativo abbastanza organizzato. Sarà che ricade sotto la proprietà Rolls Royce, ma comunque va segnalata come esperienza.

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EMA, A MORRA LO SVILUPPO METTERA' LE ALI

La festa dell’orgoglio Ema si è tenuta ieri mattina tra le mura super protette dello stabilimento morrese, alla presenza dei vertici istituzionali e politici della Regione Campania, della Provincia di Avellino e di quella di Benevento, rappresentati rispettivamente dal vicegovernatore Giuseppe De Mita, dai consiglieri regionali Rosetta D’Amelio, Pietro Foglia e Antonia Ruggiero, dal presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, dal vice presidente e dal consigliere di Palazzo Caracciolo, Vincenzo Sirignano e Gaetano Calabrese. Padroni di casa, assieme al Natale, il Presidente della Ema, Giuseppe Ciongoli, e il vice presidente esecutivo della Rolls Royce, Mike Mosley. Tutti hanno avuto parole di compiacimento per i risultati conseguiti dall’azienda che in pochi anni è riuscita a passare da una quota azionaria minoritaria al totale controllo che è in testa al prestigioso marchio del Regno Unito. Un processo di crescita guidato in prima persona da Ciongoli che ha voluto spendere parole di elogio «per il management aziendale e per la totalità della forza lavoro, che rappresenta la vera speranza per il futuro di questo stabilimento».

Il forte legame che unisce il personale all’azienda altirpina è stato reso plasticamente dall’interminabile applauso con il quale è stato accolto ai microfoni l’amministratore delegato della Ema. Un applauso e un calore che Natale ha ricambiato evidenziando fin dalle prima battute il merito dei dipendenti, passati dalle 51 unità del 1998 ai 400 di oggi: «Lavoratori qualificati, di grande professionalità e soprattutto stabilizzati, che assieme alla notevole tecnologia e alla continua ricerca ci permettono di competere con il mercato». Un riferimento che ha permesso all’amministratore delegato Natale di annunciare che presto l’azienda si misurerà anche con il nucleare civile italiano. «La milionesima pala è un successo per il futuro - ha continuato Natale - per la cui crescita occorre rafforzare il posizionamento di Ema sul mercato, sviluppare la filiera industriale campana e consolidare il rapporto con gli atenei per accrescere ricerca e competenza.

E per questo occorre l’impegno di tutte le istituzioni, ma soprattutto un iter amministrativo veloce che favorisca la nascita del distretto di metallurgia avanzata». Una richiesta che Giuseppe De Mita non intende far cadere: «C’è grande interesse per un’idea che ha il merito di nascere dal ceto produttivo e non nella testa dei politici, la cui realizzazione non può essere frustrata da procedure farraginose e inconcludenti». Sulle prospettive che potrebbero aversi in Irpinia, non meno lusinghiero è stato il giudizio del sindaco di Morra De Sanctis, Gerardo Capozza, per il quale la Ema in Irpinia è la migliore risposta al luogo comune che legge il Sud in chiave negativa: «Il nuovo distretto industriale sarà capace di generare una significativa ricaduta occupazionale in grado di dare risposte principalmente ai giovani del territorio». A proposito di giovani, che rappresentano l'80% del personale occupato, l’amministratore delegato di Ema ha anche ricordato come la sicurezza economica abbia fatto nascere ben 150 nuove famiglie, con oltre 300 bambini, molti dei quali sono accolti nell’asilo aziendale, la cui struttura funzionale è diventata insufficiente ad accogliere i piccoli.

Significative sono state anche le altre cifre evidenziate da Natale, in particolare quelle relative alla ricaduta economica sul territorio irpino; negli anni della sua presenza a Morra, la Ema ha rilasciato ben 80 milioni di euro di stipendi ai dipendenti, e altri 40 sono andati alle aziende dell’indotto. Affollato il parterre, con Giuseppe Gargani e Alberta De Simone, il Procuratore della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi, Antonio Guerriero, il prossimo presidente di Confindustria Avellino, Sabino Basso, il questore Sergio Bracco, assieme a esponenti del mondo accademico, i vertici delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

Michele Vespasiano

Il Mattino, 8 dicembre 2010



16 novembre 2010

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria




Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

Edizioni Mephite




(CONTATTI)


I prossimi appuntamenti:

Salerno, 24 novembre, ore 16 e 30, nell'ambito del calendario di "L'Italia che trema"

Napoli, 25 e 26 novembre, convegno "La memoria delle catastrofi" (Università Federico II e AISO)

Siena, 2 dicembre 2010, convegno su Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella storia italiana

Presentazioni del libro:

27 novembre ore 18, Chiesa del Carmine, Avellino ( a cura del Presidio del Libro di Avellino)

29 novembre, ore 18 Bisaccia, Castello Ducale

30 novembre, ore 18, Frigento, Palazzo De Leo

Teora (27  dicembre)

gruppo facebook: non sembrava novembre quella sera


15 ottobre 2010

Il Mattino, 14 ottobre 2010

Come segnalato ampiamente, si è svolta sabato 9 a Pertosa e Auletta un importante convegno sul Sud, la sua classe dirigente, i suoi amministratori, i suoi mille problemi.

Prima del dibattito è stato anticipato il contenuto della ricerca che la Fondazione Mida e l’Osservatorio Permanente del Doposisma, coordinato da Antonello Caporale di Repubblica, hanno promosso quest’anno: una analisi comparata sui quattro terremoti avvenuti in Italia negli ultimi 30 anni. L’obiettivo era quello di descrivere come si è intervenuti nel primo anno di emergenza e quanto si è speso. Il rapporto completo verrà pubblicato presto e qui troverete ulteriori aggiornamenti.

Ieri sul Mattino è uscito un articolo di Alessio Fanuzzi con una mia intervista in cui illustro alcuni dati che emergono dalla ricerca, sintetizzato nella tabella.


 

 

Terremoto dell’Irpinia, spesi 7889 euro per ogni senzatetto

Alessio Fanuzzi, Il Mattino, 14 ottobre 2010

 

Trent’anni dopo è tutto raccolto in un dossier. Numeri, tempi, spese, finanche sprechi. Tutto quello che c’è da sapere sul terremoto che il 23 novembre del 1980 scosse l’Irpinia e sconvolse la Campania è scritto nel rapporto di Stefano Ventura voluto dall’Osservatorio sul doposisma della Fondazione Mida.

Si chiama «Trent’anni di terremoti italiani» ed è uno studio comparativo sulla gestione delle emergenze in Italia. Con tanti spunti curiosi: ad esempio, a fronte di una spesa procapite per senzatetto che a L’Aquila ha sfiorato quota 24.000 euro, in Campania furono spesi solo 7.889 euro a persona. Sulle cifre, però, incide il numero di senzatetto, di gran lunga superiore in Irpinia: 400.000 contro 67.459 ventiquattro ore dopo il terremoto, 280.000 contro 65.704 sette giorni dopo. In termini assoluti, infatti, per la Campania sono stati spesi più fondi: 6,627 miliardi nei tre anni di gestione commissariale, 2,29 miliardi all’anno contro i 1,715 miliardi spesi per l’Abruzzo. Trent’anni, avellinese di Teora trapiantato a Siena, dov’è dottore di ricerca in storia contemporanea, Ventura studia da anni gli effetti del terremoto in Irpinia e la ricostruzione.

A breve debutterà anche in libreria con un libro edito da Mephite - «Non sembrava novembre quella sera» - e dedicato alla sua terra. «Nel primo anno dopo il sisma - spiega - gli sprechi furono molto limitati. Fu negli anni successivi che aumentarono le pressioni per l’allargamento dell’area del cratere e, di conseguenza, per l’ampliamento dei comuni inseriti nelle fasce di danno fino a 684». La ricerca di fondi extra, però, non fu solo una prerogativa campana se è vero che anche il Molise, dopo il sisma con epicentro San Giuliano di Puglia nel 2002, «allargò le ipotesi di sviluppo per ricevere dal governo fondi senza collegamento diretto con il terremoto».

Nel calcolo delle spese e, soprattutto, dei tempi di intervento incidono tanto anche le nuove tecnologie. «Passare dalle dodici ore che i soccorsi impiegarono per raggiungere alcuni paesi della Campania ai tre minuti necessari a dare l’allerta nella notte del 6 aprile 2009 è senza dubbio un risultato positivo del cammino della Protezione civile che nel 1980 neanche esisteva», sentenzia Ventura. E ancora, «il progetto del piano casa in Abruzzo - continua - era già a disposizione del dipartimento della Protezione civile e del governo prima del sisma che ha devastato L’Aquila tanto che, a diciassette giorni dalle prime scosse, era già stato proposto come possibile soluzione».

In Irpinia non c’erano né piani né programmi e tutta la ricostruzione fu dovuta in gran parte all’operatività del commissario Giuseppe Zamberletti che, sulla scia dell’ esperienza acquisita in Friuli, dispose già dal 26 novembre di arretrare molti senzatetto sulla costa. Un progetto naufragato ben presto e sostituito con il piano di prefabbricazione leggera e pesante che portò poi all’ installazione di 7.384 containers e alla programmazione definitiva del giugno 1981. «Quattro diverse filosofie di intervento per quattro catastrofi», osserva Ventura.

Se in Campania furono montati containers, in Umbria (1997) si scelse di riparare prima il patrimonio meno danneggiato, in Molise furono usati gli alberghi della costiera e in Abruzzo si è passati dalle tende al piano caso. «Dopo il terremoto in Irpinia - analizza il ricercatore di Teora – c’ è stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle regioni e ai comuni a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Guido Bertolaso per tutta l’ emergenza». Con qualche criticità di troppo. «La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (790 milioni di euro) per ospitare tra i 15.000 e i 20.000 senzatetto - chiosa Ventura - è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche se paragonata alle gestioni degli insediamenti provvisori che pure sono stati necessari anche in Abruzzo». © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 settembre 2010

Osservatorio sul doposisma, la presentazione del rapporto

Il 9 ottobre 2010, a Pertosa e Auletta, verrà presentato il rapporto 2010 dell'Osservatorio Permanente sul Doposisma, intitolato "Trent'anni di terremoti italiani. Un'analisi comparata sulla gestione delle emergenze". Nell'occasione ci saranno due momenti di dibattito. In basso il depliant con il programma completo.








25 settembre 2010

Piccola storia di Addaì



Tra le conseguenze delle scelte sulla sanità in Irpinia, è apparsa sui giornali una vicenda singolare; è la storia di Addaì Kwaku, un ghanese di cui non si conosce l’età.

Il 118 aveva trovato l’unico letto disponibile a Bisaccia, dopo che Addai era caduto dall’impalcatura in un cantiere di Castel Volturno.Da allora, Addaì non ha più ripreso conoscenza e vive sospeso in coma neuro-vegetativo in un letto del reparto di lungo degenza del «Di Guglielmo».

Da ottopagine si legge che, "grazie alle ricerche di una associazione di volontariato, si è venuti a conoscenza che Addaì ha lasciato in Ghana moglie e quattro figli i quali per due anni, dal giorno dell’incidente, avevano perso ogni contatto con il proprio congiunto che ora difficilmente rivedranno: troppe le difficoltà di ordine burocratico ma, soprattutto, troppi i soldi che servirebbero per il viaggio in Italia. A Bisaccia è arrivato il fratello, Isaac, che era anche lui a Castel Volturno. I medici e il personale dell’ospedale destinato a chiudere, continuano ad accudire Addaì Kwaku in attesa dello smantellamento del presidio ospedaliero".

Non ho citato questa storia per suscitare chissà quali compassioni o pietà; è una storia che andava raccontata, per far aprire gli occhi su cosa è oggi, fuori dagli stereotipi, l’Irpinia.



22 settembre 2010

Energia, rifiuti e protezione civile


Segnalo due giornate di dibattito e studio che si svolgeranno a Grottaminarda (Avellino) l'8 e 9 ottobre su Energia, rifiuti e protezione civile, a cura della Fondazione Volontariato e Partecipazione.

Per maggiori informazioni: qui




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