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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


17 agosto 2015

Storie di confino: il poggibonsese Angiolo Corsi

Articolo uscito su TOSCANA NOVECENTO, 17 agosto 2014


La letteratura che riguarda il confino di polizia può annoverare contributi di personaggi di primissimo livello del panorama antifascista, sia politico sia culturale. Tra le testimonianze più importanti ci sono quelle di Carlo Levi, Cesare Pavese e Leone Ginzburg, ma i numeri riguardanti i confinati durante il fascismo furono importanti e influenti (circa 15 mila persone) e non interessarono solo gli antifascisti ma tutti coloro i quali erano ritenuti particolarmente pericolosi per l'ordine pubblico.

Anche in provincia di Siena furono effettuate numerose assegnazioni al confino, dal 1926 in poi, che cercarono di colpire l’ossatura delle strutture clandestine del partito comunista e, in misura minore, del partito socialista e del movimento anarchico. Tra le diverse forme di limitazione della libertà (carcere, confino, internamento, ammonizione, sorveglianza speciale, diffida), il confino riguardò 129 antifascisti per una condanna a 380 anni complessivi. Secondo quanto riportato da Rineo Cirri (L’antifascismo senese nei documenti della polizia e del Tribunale Speciale 1926-1943), nel complesso furono 699 le persone che tra il 1926 e il 1943 subirono un deferimento al Tribunale speciale; “ad ognuno di questi antifascisti sono collegate vicende umane, storie dolorose di famiglie e di gruppi di persone con le loro sofferenze, i loro dolori e i loro drammi ma anche le speranze di una parte della popolazione di vivere in una società più giusta”.

Alcuni personaggi di primo piano della lotta antifascista e anche del periodo di ricostruzione democratica in provincia di Siena hanno raccontato in libri, memorie e diari le proprie esperienze al confino, e tra gli altri Fortunato Avanzati “Viro” e Mauro Capecchi “Faro”. Per ricostruire le biografie e i percorsi personali e politici di altri militanti è invece necessario ricorrere ad altri tipi di fonte, come le note giudiziarie, gli atti dei Tribunali speciali, le carte di prefetture e i verbali di carabinieri e poliziotti. In questo contributo il personaggio di cui si racconteranno le vicissitudini è Angiolo Corsi, nato nel 1905 a Poggibonsi, di professione falegname.

Corsi fu arrestato per la prima volta il 26 luglio 1932 a Poggibonsi, all’età di 27 anni; la scheda   personale nel Casellario Politico Centrale del 28 agosto 1932 riporta queste informazioni: “Cicatrice sopracciglio sinistro, mancante falange mano, abbigliamento solito: da operaio. E’ di regolare condotta morale e immune da pendenze e precedenze penali. In precedenza non aveva mai dato luogo a rilievi in line apolitica né di nutrire sentimenti contrari al regime. Essendo venuto a risultare che faceva parte del comitato federale comunista costituitosi clandestinamente in Poggibonsi ed era in relazione con funzionari e fiduciari del partito stesso, distribuiva la stampa sovversiva e distribuiva materiale di propaganda. Raccoglieva gli oboli per il soccorso alle vittime politiche e loro famiglie e prendeva parte alle riunioni clandestine del partito. Funzionava anche da corriere per il collegamento e trasporto di stampa sovversiva tra Empoli- Poggibonsi e Siena. Per tale reato pende tuttora provvedimento penale a di lui carico. Esercita il mestiere di falegname, da cui trae i mezzi di sussistenza.

Nonostante questi dettagliati indizi a suo carico, Corsi fu prosciolto per insufficienza di prove. L’arresto successivo avverrà nell’aprile del 1934 per “compartecipazione a organizzazione comunista” e l’8 giugno sarà condannato a cinque anni di reclusione di cui due di libertà vigilata. Fu condotto al carcere di Roma il 10 febbraio 1935 e, dopo la sentenza del 5 aprile 1935, la condanna fu confermata ma gli saranno condonati due anni.

Il 20 febbraio 1937 gli venne concesso l'indulto, revocato però solo due mesi dopo dal Tribunale di Siena. Le notizie successive risalgono poi al 25 luglio 1940, quando una nota riservata della prefettura di Siena, firmata dal prefetto, dispose la scarcerazione e il foglio di via alla volta di Avellino; questa volta Corsi fu accusato per avere pronunciato frasi disfattiste sulla posizione dell’Italia in guerra.

Il comune scelto fu quindi Teora (Avellino), dove Corsi giungerà il 27 luglio 1940. Lì ebbe diversi problemi nel rapportarsi alle autorità locali del regime; appena giunto a Teora scrisse, infatti, al questore di Avellino per richiedere il rimborso di 25 lire per il viaggio effettuato da Avellino alla volta di Teora dai suoi familiari più stretti (moglie e figlio).  La lettera riporta evidenti errori grammaticali, ma contiene una puntuale lamentela sui torti subìti, sui quali Corsi aveva informato anche Questura di Siena e comune di Poggibonsi.

Il questore di Avellino, Vignali, risponde in modo molto seccato con una nota al podestà di Teora in cui dice: “Il soprascritto Angelo Corsi ha fatto pervenire alla R. Questura di Siena un esposto con il quale, usando una forma alquanto altezzosa, chiede di essere rimborsato delle spese che la moglie ha sostenuto per il tratto di viaggio da Avellino a Teora e cerca di polemizzare e di fare ricadere la colpa al Municipio di Poggibonsi e alla R. Questura di Siena. […] Si prega di richiamare il C. a tenere un comportamento più corretto e a scrivere, sempre che gli capiterà di scrivere ad autorità costituite, con la forma dovuta e senza alterigia.

Il 9 ottobre 1941 Corsi chiese di essere trasferito ad altra località (la richiesta fu però respinta) e il 9 gennaio 1942 lo stesso Corsi chiese 35 lire per la risolatura delle scarpe, ormai consumate e non adatte al rigido inverno dell’Appennino. Il questore Vignali respinse anche questa richiesta. L’assegnazione al confino terminò il 22 febbraio 1942 e così Corsi potè far ritorno a Poggibonsi, dove non terminerà la sua attività politica.

Corsi, infatti, ricoprì un ruolo nevralgico nell'organizzazione dei primi gruppi di combattimento in Valdelsa, occupandosi anche del reclutamento e della formazione dei giovani più vicini alle strutture clandestine del P.C.I., come testimonia un giovane collega del Corsi, Fortunato Fusi, ricordandone le vicende.

Dalle notizie fornite dai colleghi falegnami della ditta Lucita di Poggibonsi e dalle memorie di Treves Frilli, figura di riferimento del C.L.N. e del P.C.I. a Poggibonsi, emerge un carattere molto aspro e diretto, che procurerà a Corsi diversi grattacapi anche nella quotidianità della vita politica del dopoguerra, come è rintracciabile nella corrispondenza tra Corsi e i dirigenti locali del P.C.I. a Poggibonsi negli anni Cinquanta e Sessanta.

Quella di Angiolo Corsi, pur rappresentando solo una tessera del mosaico che può ricomporre la storia dell’antifascismo popolare, è una vicenda indicativa e sintomatica di come la scelta della militanza antifascista non badava a spese, a costo di dover subire il carcere o il confino.


18 ottobre 2013

Siena, 18 ottobre: si presenta "Vogliamo viaggiare, non emigrare"


29 agosto 2013

Vajont, la memoria e il dolore

       





Alcune foto da Longarone e Erto, luoghi protagonisti della tragedia della diga del Vajont (1963).
Quest'anno è il 50esimo trascorso; su www.Vajont50.it le iniziative e altri approfondimenti.

Il Vajont è stato argomento di discussione anche a ESEH 2013, lo scorso weekend, a Monaco di Baviera. (leggi anche qui)


27 aprile 2013

Vogliamo viaggiare, non emigrare. Presentazione a Contursi Terme


4 marzo 2013

Vogliamo viaggiare, non emigrare. La presentazione


11 maggio 2012

Il giro a Laceno e l'elogio della pedivella

Il Giro d'Italia 2012 ha come punta meridionale del suo itinerario l'Irpinia, con l'arrivo a Lago Laceno. Per me che amo il ciclismo e la bici è l'occasione per una riflessione su Tu si nat in Italy, non solo sulla festa che il Giro d'Italia rappresenta, ma sulla bici come modo di essere e come antidoto alla mobilità esasperata

                  

Il Giro d'Italia, una festa popolare e un'opportunità

Domenica 13 maggio l’Irpinia sarà sugli schermi dei televisori italiani e stranieri perché ospiterà un arrivo di tappa del Giro d’Italia, a Lago Laceno. L’appuntamento rosa è diventato una piacevole abitudine negli ultimi anni, quando la salita di Montevergine è stata inserita tra le tappe iniziali della corsa rosa, e dove ha sempre rappresentato anche un primo test per i corridori più forti.

Quest’anno, Lago Laceno rappresenterà anche la punta più a sud che l’itinerario ciclistico toccherà, anche per il fatto che il Giro quest’anno è partito dalla Danimarca. La scelta di coinvolgere altri Paesi come sede di tappa ha motivazioni legate a sponsor e ascolti televisivi, e quest’anno è cambiato anche il colore della maglia assegnata ai migliori scalatori, che da verde è diventata azzurra per far contento lo sponsor. Bisogna anche dire che i Paesi scelti sono posti dove, prima ancora che il ciclismo, è la bicicletta a rappresentare molto più che un mezzo di trasporto, tanto da avere la precedenza sulle altre vetture e anche sui pedoni (è il caso dell’Olanda, da dove è partito il Giro del 2010, e della stessa Danimarca). Il prossimo anno si parla di Napoli come sede di partenza di un Giro che prevede più chilometri al Sud.

La presenza del Giro d’Italia sulle nostre strade, quindi, ha significati che vanno al di là del semplice evento sportivo, un evento popolare e festoso che ha attraversato la storia italiana del Novecento. Non mancheranno sicuramente le iniziative legate alla promozione turistica del territorio; l’Altopiano del Laceno e i comuni vicini di Bagnoli Irpino, Montella e Nusco hanno sicuramente un potenziale positivo in tal senso, fatto di bellezza paesaggistica, di piste da sci, aree attrezzate e sentieri, ma anche di prodotti gastronomici tipici (il tartufo nero di Bagnoli, la castagna di Montella, il caciocavallo e il pecorino, i vini irpini).

Ma la vetrina offerta dal Giro porta in evidenza anche le criticità di chi vive in questo territorio e deve fronteggiare la crisi del lavoro e altre vertenze di diverso tipo; gli operai della Irisbus, i forestali e poi i sostenitori della linea ferroviaria Avellino – Rocchetta e i tifosi della Scandone hanno già in qualche modo annunciato la propria presenza.

Più in generale, la crescente esperienza che la provincia sta assumendo nell’organizzare e nell’ospitare tappe della Corsa Rosa, potrebbe spingere a qualcosa di più, a un discorso legato alla cultura e alla salute. Chi è appassionato di bicicletta, e non solo a scopi agonistici, sa quanti scenari e percorsi ideali per i cicloamatori offre il nostro territorio, tra il verde, i corsi d’acqua, le colline di vigneti e le strade di campagna.

Allo stesso modo sarebbe conveniente sensibilizzare e favorire l’uso della bicicletta per la mobilità urbana, soprattutto dove i dislivelli non sono così consistenti (il capoluogo in questo senso si presterebbe bene).

Ma c’è tanto da lavorare, in tutte le città d’Italia, per creare le condizioni utili a questo scenario. Lo scorso 28 aprile a Roma circa 50 mila persone hanno partecipato alla giornata #Salvaiciclisti, in contemporanea con Londra. Questa iniziativa è stata lanciata dal “Times” per sensibilizzare alla mobilità urbana sostenibile e per invitare al rispetto di chi usa la bici da parte delle altre vetture motorizzate, intervenendo sulla viabilità e sulla segnaletica con una vera e propria piattaforma in otto punti, ma anche autoregolamentando il comportamento dei ciclisti urbani. Purtroppo, lo scorso anno sono state in Italia 2556 le vittime  di incidenti in bicicletta.

Spostarsi in bicicletta, e poterlo fare in sicurezza, è il modo più conveniente per coprire brevi distanze, evita imbottigliamenti e nevrosi da traffico, evita di imprecare contro il prezzo dei carburanti, permette di stimolare più sensi (l’olfatto, l’udito, la vista) e influisce in positivo sul benessere fisico.

Il Giro d’Italia, oltre ai colori della carovana, allo spirito di gara e alle manifestazioni collegate, può quindi stimolare la voglia di pedalare e magari discorsi più importanti legati al turismo e al modo di vivere le città e il territorio.

 

LINKS COLLEGATI

Le informazioni tecniche sulla tappa (altimetria, percorso, mappe)

http://www.gazzetta.it/Speciali/Giroditalia/2012/it/tappa.shtml?t=08&lang=it

 

Associazione Palazzo Tenta 39 – Bagnoli Irpino

http://www.palazzotenta39.it/public/?p=23456

 

Consorzio Laceno- IrpiniaTurismo

http://www.consorziolaceno.com/servizi/irpinia-turismo/

 

SALVA I CICLISTI

http://www.salvaiciclisti.it


9 maggio 2012

E' uscito "Sismografie. Tornare a l'Aquila mille giorni dopo il sisma"


SISMOGRAFIE. Tornare all'Aquila mille giorni dopo il sisma è il titolo di un volume collettivo nato dalle pagine web di Lavoro Culturale, un blog cultural-letterario che raccoglie contributi e discussioni ed è promosso e gestito da giovani studiosi e studenti dell'Università di Siena.

Da una serie di saggi e articoli sul terremoto dell'Aquila del 2009 è nata l'idea di dar vita a un volume di riflessione a più voci.


LEGGI LA RECENSIONE SU CARMILLA

 

LA SEZIONE SISMOGRAFIE SU LAVORO CULTURALE


27 dicembre 2011

L'Irpinia, il lavoro, il futuro

Questo è il pezzo uscito sull'ultimo numero di Nuovo Millennio. Ne approfitto per scusarmi della latitanza da questo blog (ampiamente compensata con altre forme di comunicazione), per fare gli auguri di buone feste e per segnalarvi l'uscita di TU SI NAT IN ITALY, una nuova avventura in cui sono coinvolte tante belle intelligenze. (scaricabile qui: http://www.tusinatinitaly.it/rivista01.php


La letteraturaeconomica è strapiena di libri, saggi e contributi sul progetto diindustrializzazione del Mezzogiorno, dagli anni Cinquanta a oggi, con la Cassaper il Mezzogiorno prima e con i contributi dell’Unione Europea poi. Con questotema, e per esteso, con il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e sullasoluzione del problema occupazionale si sono confrontati le più grandi mentidell’economia e dell’intellettualità italiana, non sempre seguiti nei fattidalla politica e dall’imprenditoria.

Il tema della “fabbrica del terremoto” è al centro della ricerca condottadall’Osservatorio Permanente sul Doposisma nel 2011. L’Osservatorio, istituitopresso la Fondazione MIdA, che gestisce le meravigliose Grotte dell'Angelo aPertosa, ha come obiettivo la promozione della ricerca per stimolare dibattitoe proporre suggerimenti su nuove possibili strade da percorrere. La ricerca diquest’anno è stata realizzata grazie al contributo dell’Area Ricerche del Montedei Paschi di Siena e contiene anche un interessante studio sul campo, condottoda una ricercatrice di Antropologia, Teresa Caruso, che ha vissuto a Caposeleper 7 mesi, su come una comunità si è ricostruita in 30 anni di ricostruzione.

Nel rapporto del2011 c’è anche un contributo nel quale si affronta una cronistoriadell’intervento di sviluppo industriale dopo il terremoto e, soprattutto, c’èun censimento aggiornato al giugno 2011 su quanti addetti sono occupati e quante aziende sono attive oggi nelle20 aree industriali del Cratere. Il dato sugli occupati, in particolare, diceche oggi siamo al 49% rispetto alla previsione iniziale.

La ricerca siaccompagna anche a una serie di proposte; una di queste parla esplicitamentedel problema dello squilibrio demografico tra aree metropolitane costiere diCampania e Puglia e ipotizza un nuovo sistema reticolare di mobilità, cherivaluti il trasporto ferroviario, per portare nuovi residenti nelle areeinterne e permettere loro di recarsi al lavoro in tempi ragionevoli. Sarebbequesto un modo per mettere a valore tutti i vani costruiti in abbondanza dopoil terremoto e lasciati vuoti dallo spopolamento delle aree interne,permettendo a giovani famiglie e nuovi residenti di lasciarsi alle spalle ilsoffocamento della città e apprezzare una qualità della vita a misura d’uomo.Così com’è, la situazione mostra una doppia disperazione, quella di chi vive inspazi angusti e in preda all’emergenza continua ( i rifiuti, il traffico, ilcongestionamento dei servizi, aule scolastiche con più di trenta alunni e senzaservizi) e quella di chi percepisce abbandono e solitudine (pochi servizi, scuole che chiudono, pochi trasporti, neanchel’accesso alla rete). La strategia di fondo si trova in continuità e affinitàanche con l’idea di ospitare e accogliere i migranti come nuovi residenti,lanciata anche in Irpinia qualche mese fa, quando molti giovani scappavano dalNord Africa avvolto dalle fiamme delle rivoluzioni contro i regimi.

Bisogna ancheregistrare alcune storie di successo nel raccontare il disegno di sviluppodelle fabbriche del terremoto. Come ad esempio l’intervento della Ferrero aBalvano e Sant’Angelo dei Lombardi, dove i due stabilimenti hanno non solorispettato le promesse, ma incrementato il numero di occupati. La stessa cosasi è verificata per l’EMA di Morra de Sanctis, che prevede di aumentare ancorai propri occupati nei prossimi anni, oppure con la Desmon, un’azienda che ha ladirigenza a Nusco e altre succursali sparse per il mondo in Turchia, Cina eIndia. Altra storia degna di nota è quella della FG - Tek, a Porrara (S. Angelod. L.), che ha riconvertito la sua struttura produttiva passando dal settoredelle calzature alla produzione di fotovoltaico e mini-eolico.
Ci sono settori di potenziale interesse per non lasciare inutilizzati capannonie aree che già hanno danneggiato paesaggi e ambiente; ad esempio le energierinnovabili, che in Campania e Basilicata conoscono un buon livello diproduzione che però hanno scarsa ricaduta sul reddito complessivo delle aree incui agiscono. Oppure investendo su quei settori del ciclo integrato dei rifiutiche mancano del tutto in Campania e che aggravano la gestione complessiva, adesempio la produzione di concimi dal compostaggio oppure il riciclo di alcunimateriali.

Inoltre è essenzialeconsiderare una delle maggiori frecce disponibili all’arco di questi territorie del Sud in generale, il turismo. Infatti, si calcola che il numero di personeche si muoveranno per motivi turistici diventerà dieci volte maggiore di qua aqualche anno, quando molti cittadini di paesi emergenti e già in forteaffermazione (India, Cina, Brasile, ma anche alcuni paesi dell’Est Europa)potranno permettersi di viaggiare e scoprire nuove mete. Per questo ci sono lepremesse, ma ci vuole un grande balzo in avanti del marketing territoriale, diinfrastrutture e professionalità del settore.

Di certo, come dicel’economista Gianfranco Viesti introducendo la ricerca (Uscire dal vicolo ciecodel sottosviluppo è il titolo dell’intervista), il problema del Mezzogiorno nonsi risolve senza risolvere il problema Italia, e non serve pensare all’unosenza considerare l’altro. Inoltre è ormai diventato impensabile pensare adalcuni territori senza considerare il contesto globale, e per quanto riguardail Sud, il resto dell’area mediterranea. Nella crisi che stiamo attraversando apagare sono i territori più deboli, e le aree interne del Sud lo sono; è perquesto che serviranno dosi massicce di genio e passione per trovare una nuovaprospettiva di futuro. 

 Stefano Ventura, novembre 2011


14 dicembre 2011

Terre memori


14 novembre 2011

Volontariato e Protezione Civile


Il 24 novembre a Teora si terrà questa iniziativa in cui le associazioni di volontariato e di Protezione Civile si confronteranno sulla memoria della solidarietà del 1980 e le sfide e i problemi attuali. Parteciperà l'allora commissario straordinario, Zamberletti, oltre a importanti realtà del volontariato italiano.
   
Ecco la locandina dell'evento.





Su ORENT è possibile riascoltare gli interventi di Zamberletti e Postiglione.

Su TU SI NAT IN ITALY e VOLONTARIATOGGI trovate i resoconti del convegno.


21 ottobre 2011

Il termovalorizzatore di Melfi tra veleni e omissioni

Segnalo anche qui un piccolo contributo pubblicato su TU SI NAT IN ITALY in cui si parla dell'inquinamento prodotto dal termovalorizzatore Fenice a Melfi.

Melfi, proseguono le indagini sul termovalorizzatore

Destapreoccupazione l’inchiesta di Potenza sull’inquinamento delle falde acquifere da parte dell’Impianto  Fenice, di proprietà dal colosso energetico francese EDF, nell’area industriale San Nicola di Melfi.

Nell’impianto fin dal 1999 vengono smaltiti, oltre ai rifiuti solidi urbani della Basilicata, anche rifiuti industriali provenienti dai grandi impianti del Mezzogiorno. Lei ndagini hanno accertato che dal 2002 al 2007 non sono stati resi pubblici i rilievi e le tabelle sullo stato delle acque del sottosuolo nei dintorni dell’impianto. I dati presentati lo scorso 17 settembre sono risultati nettamente superiori ai valori consentiti, con tracce di nichel, cromo e mercurio.  Dati preoccupanti erano emersi già nel marzo 2009, con l’apertura di un’inchiesta presso la Procura di Melfi trasferita poi nel più stretto riserbo a Potenza, senza però interventi diretti sulla centrale.

Leproteste dei cittadini dei comuni vicini all’area hanno sollevato l’attenzione mediatica anche nazionale sul caso. Lo scorso 11 ottobre sono stati arrestati due dirigenti dell’ARPAB, l’Agenzia regionale incaricata di monitorare i dati sull’inquinamento ambientale, tra i quali l’ex presidente Sigillito, per disastro ambientale e omissione di atti d’ufficio.  

L’impianto ha continuato a funzionare grazie a una autorizzazione della Provincia di Potenza e in attesa che la Regione concedesse il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale; la Provincia ha nelle scorse ore revocato l’autorizzazione per 150 giorni in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

I cittadini e gli amministratori della zona avevano da tempo registrato preoccupanti segnali per la salute; da segnalare il caso di una inserviente che si occupava delle pulizie all’interno dell’impianto e che dal 2005 si è ritrovata con il corpo ricoperto di macchie rosse e viola e piaghe e ha denunciato il fatto alla Procura della Repubblica di Potenza.

LaFenice si difende dichiarando di aver provveduto ad eliminare le sorgenti di contaminazione. A partire dalle rilevazioni anomale del 2009 la stessa Fenice si era autodenunciata e aveva stanziato 3,5 milioni per la messa in sicurezza.

Intantocontinuano le polemiche sulle responsabilità politiche di mancato controllo e intervento.  Oltre al caso recente di Melfi, sono numerose le associazioni territoriali lucane che si occupano di monitoraggio ambientale raccogliendo documentazione e producendo dossier e inchieste.


Altri approfondimenti

Il quotidiano della Basilicata

La Repubblica inchieste

Olambientalista

Di Consoli sul caso Melfi


 


29 agosto 2011

La fabbrica del terremoto

Felicità interna lorda -Il Sentimento dei luoghi è andato in archivio; abbiamo discusso, condiviso, cenato e ballato al ritmo di Negro.
Il bilancio del gruppo che ci ha lavorato con dedizione e passione, la parola chiave del nostro lavoro, è estremamente positivo. Uso le pagine del mio blog per ringraziare coloro i quali hanno reso possibile questa avventura, e quelli che incroceremo lungo il nostro prossimo cammino. Ma soprattutto un grazie ad ogni singolo, stupendo componente dell'Osservatorio sul Doposisma che ho l'onere e l'onore di coordinare. 

Qui trovate l'editoriale del direttore del Mattino di Avellino, Generoso Picone, sul nostro rapporto 2011.
Qui l'articolo pubblicato sul Mattino del 25 agosto.

La fabbrica del terremoto e il destino delle aree interne

Stefano Ventura

Parte oggi a Pertosa e Auletta il festival “Felicità interna lorda – Il Sentimento dei luoghi”. Organizzato dalla Fondazione Mida e dall’Osservatorio Permanente sul Doposisma, il Festival si svolge negli stessi giorni (dal 25 al 27 agosto) e negli stessi luoghi del Negro Festival, un appuntamento musicale giunto ormai alla sedicesima edizione e che quest’anno vedrà esibirsi alle Grotte dell’Angelo di Pertosa artisti del calibro di Goran Bregovic, Mannarino, Parto delle Nuvole Pesanti e Yalda.  

Nel corso del Festival verrà presentato il rapporto 2011 dell’Osservatorio sul Doposisma, intitolato “La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud”. L’Osservatorio permanente sul Doposisma è nato per stimolare discussione attraverso i dati, le fonti e le indicazioni che provengono dalla ricerca applicata. L’anno scorso la ricerca ha indagato su  “Le macerie invisibili” di 30 anni di terremoti italiani, con una comparazione sui costi delle diverse emergenze.

Il nuovo filone di indagine ha preso in esame i condizionamenti e le dinamiche innescate nelle aree terremotate dall’intervento di sviluppo industriale programmato nella legge di ricostruzione (la 219/81) e cosa accade dopo un disastro a livello macroeconomico.

A discutere di questi e altri temi interverranno, tra gli altri, i governatori Caldoro, Di Filippo, Marini e Tondo, il sindaco dell’Aquila Cialente e di Bari, Emiliano, il viceministro Misiti, giornalisti, professori universitari e scrittori come Sergio Rizzo, Franco Arminio, Gianfranco Viesti e Marco Panara.

L’idea di partenza che ha animato il lavoro di ricerca del gruppo dell’Osservatorio è l’attualità e il destino delle aree industriali della 219. Partendo quindi dal contesto globale e analizzando diversi casi recenti di terremoti e ricostruzioni (la ricerca è stata curata da Lucia Lorenzoni e Nicola Zambli dell’Area Ricerche del Monte dei Paschi di Siena), si è poi arrivati ad esplorare le venti aree industriali campane e lucane, le loro difficoltà ma anche le piccole eccellenze, cercando di carpire quali dinamiche produttive riscuotono risultati migliori e quali potrebbero essere le future linee di investimento Nel rapporto è inserito anche un censimento aggiornato di quante aziende e quanti addetti lavorano oggi nelle aree industriali (il saggio si intitola “Passarono gli anni e  il nuovo non venne”, curato da Pietro Simonetti e dal sottoscritto). Poi, attraverso gli strumenti dell’ antropologia, Teresa Caruso ha cercato di raccontare come il popolo di Caposele ha attraversato questi trent’anni di doposisma e quali sono oggi i segni di quell’evento spartiacque. Completa il volume un’intervista a Gianfranco Viesti, noto economista e presidente della Fiera del Levante.

Il punto focale dell’indagine è però ben presto diventato il problema del riequilibrio demografico tra l’osso e la polpa del Sud. La proposta che emerge  dal rapporto è quella di un equo bilanciamento tra aree metropolitane e costiere, che passi attraverso la mobilità reticolare; un’operazione che non comporta il dispendio delle grandi opere, ma si esplica attraverso la riattivazione e il ripristino di un sistema ferroviario efficiente che potrebbe garantire una mobilità sostenibile alle aree interne ormai disabitate. Ad esse la fabbrica del terremoto ha lasciato in eredità un enorme surplus di case inutilizzate; di contro le aree costiere, sovraffollate, producono la  fabbrica mangiasoldi dell’emergenza. Si tratta di uno squilibrio che restituisce un territorio ingovernabile, rendendo la vita impossibile sia a Napoli che in Irpinia. Produrre discussione a partire dai dati della ricerca, dando possibilità di espressione a giovani ricercatori, giornalisti, grafici, videomaker, promotori culturali è l’idea che sta alla base del lavoro dell’Osservatorio sul Doposisma, struttura totalmente finanziata dalla Fondazione Mida, che gestisce le Grotte dell’Angelo di Pertosa, con budget annui limitati, a dimostrazione che non sono i soldi che determinano il successo o lo sviluppo del Sud, ma le idee originali e il sacrificio quotidiano di difenderle e realizzarle. Il tema di fondo che può far emergere la “felicità interna lorda” di un territorio è la passione, la cura e l’amore per i luoghi, sentimenti.


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