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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


13 giugno 2012

Il terremoto in Emilia (20 e 29 maggio 2012)


Le due scosse del 20 maggio e del 29 maggio, con epicentro nella zona tra le province di Bologna, Modena e Ferrara, hanno causato 23 morti (7 nella prima scossa alle 4 e 03 del 20 maggio, 16 nella scossa delle 9 del 29 maggio); i senzatetto sono circa 14mila, i feriti circa 350. 

Su ORENT e sul sito dell'Osservatorio sul Doposisma potete leggere le rassegne stampa, gli approfondimenti e le riflessioni sul terremoto dell'Emilia.









18 aprile 2012

Buone e cattive pratiche, dall'Irpinia a l'Aquila

Sul Mattino di Av di oggi, 18 aprile, è uscito questo mio pezzo. Buona lettura.

Il terremoto, Barca e la lezione dell'Irpinia

Stefano Ventura


Il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha visitato alcuni paesi del Cratere domenica scorsa, accompagnato dall’ex sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, e incontrando diversi sindaci e amministratori. Il motivo della visita è stato l’approfondimento delle dinamiche di legge e di ricostruzione urbanistica che hanno contraddistinto la ricostruzione irpina, con i suoi processi virtuosi e casi positivi e con le ombre che hanno ispirato più volte la narrazione scandalistica che i media hanno trasmesso nel corso degli anni all’opinione pubblica nazionale.

In particolare Barca ha cercato di conoscere dettagliatamente i meccanismi di ricostruzione dei centri storici dei piccoli paesi irpini, alla ricerca di spunti e stimoli da trasferire a L’Aquila. E’ incoraggiante  che un ministro che si occupa di coesione dei territori, qualcosa di cui si ha un drammatico bisogno in tempi di tagli serrati, accorpamenti e chiusure di strutture, visiti queste aree del Mezzogiorno diverse dalle solite mete.  Sarebbe stato bello avere la stessa attenzione durante l’emergenza neve del febbraio scorso, soprattutto da parte degli amministratori della Regione Campania.

Il ministro Barca ha avuto occasione di spiegare il suo modo di intendere le tre parole chiave (infrastrutture, scuola e banda larga) da lui individuate per tentare di dare una scrollata al Mezzogiorno intorpidito.

La visita capita poi in prossimità dello sblocco di circa 50 milioni di euro per completare la ricostruzione in provincia di Avellino; un’occasione importante per i comuni terremotati, una piccola boccata d’ossigeno da gestire all’insegna di metodi e criteri nuovi, come proposto nel dettaglio di norme e procedimenti da alcuni sindaci, dall’Anci e dalla Lega Autonomie.

Un piccolo esempio di un progetto - pilota innovativo Barca lo ha osservato ad Auletta (Salerno) dove ha sede un Osservatorio sul Doposisma. Qui Il recupero del centro storico, il “Parco a ruderi”, ancora abbandonato dal 1980, è stato al centro di un concorso di idee coordinato a RENA ( Rete per l’Eccellenza nazionale), che ha visto partecipare 56 progetti da tutto il mondo; sono stati poi scelti cinque finalisti, che si sono confrontati in un workshop che avvierà un percorso per prendere il meglio da ognuno dei progetti. I prossimi mesi diranno se la sfida è stata vinta, ma quelli finora giunti sono segni incoraggianti.

Tra le cose buone da suggerire per la ricostruzione dell’Aquila, se fosse possibile, si dovrebbe restituire un pizzico di quello spirito che animò gli irpini e i lucani subito dopo il sisma, quella voglia di ripartire, quel senso di solidarietà e di comunità che poi, con l’arrivo dei soldi per ricostruire, e quindi degli interessi, andò scemando. Gli aquilani, se rivogliono il loro centro storico, non dovranno essere egoisti, dovranno essere pronti cedere anche qualche metro quadro di proprietà, dovranno pensare all’insieme e non al particolare.

Sulle cose da non fare, invece, bisogna rimarcare che le cricche e il malaffare, compreso quello criminale, sono abilissimi a infiltrarsi tra subappalti, concessioni e incarichi, specie se c’è fretta di fare. Su questo si deve vigilare, al di là dei certificati antimafia, con strutture inquirenti e di controllo, ma anche con la partecipazione attiva degli stessi terremotati e della società responsabile.

Inoltre, sarebbe buono evitare progetti megalomani e sradicati di infrastrutture e sviluppo. Non voglio parlare delle aree industriali del cratere, faccio un altro esempio più recente; a San Giuliano di Puglia è stata costruita una scuola avveniristica, dopo il terremoto del 2002, costata quattro milioni di euro per circa 100 bambini iscritti. Non sarebbe forse meglio costruire tante scuole, asili e plessi universitari “normali”, sicuri e attrezzati, invece che strutture sovradimensionate?   

 


24 marzo 2012

Ricostruzione, sbloccati i fondi per Campania e Basilicata

Dal sito dell'Osservatorio sul Doposisma

campagna, 2011 (da http://monesti.blog.tiscali.it)


Il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato nella seduta del 23 marzo una serie di delibere per lo stanziamento di fondi destinati a vari interventi, che contemplano interventi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale, interventi infrastrutturali e politiche per il lavoro.

All’interno di questo pacchetto di misure si trova anche una voce per le ricostruzioni post-sismiche del territorio dell’Aquila, per le alluvioni in Liguria del novembre scorso e anche per il completamento della ricostruzione in Campania e Basilicata (terremoto del 1980). Per quest’ultima voce i fondi ammontano a 33,4 milioni di euro; di questo fondo andranno in Campania 23,4 milioni di euro, dei quali 9,7 per l'Irpinia, 6 per il Sannio, 5,8 per il Salernitano, 1,7 per la provincia di Caserta.

Era dal 2008 che non venivano stanziati fondi per il completamento della ricostruzione. Ora il Ministero per le Infrastrutture dovrà ripartire il fondo tra i comuni che ne hanno necessità per le opere da completare.

La delibera del CIPE permetterà, in un periodo di forte criticità per le casse pubbliche e per l’economia, in particolare al Sud, una piccola boccata d’ossigeno.

Gli amministratori dei comuni interessati hanno condotto, negli scorsi anni, una lunga trattativa affinchè il ministero delle Infrastrutture consentisse lo sblocco dei fondi e il completamento della ricostruzione.

LINKS:

http://denaro.it/blog/2012/03/23/autoimprendiorialita-e-occupazione-il-cipe-sblocca-65-milioni-di-euro-2/

http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=100010

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Dalloccupazione-alla-cultura-il-Cipe-da-il-via-libera-allo-stanziamento-dei-fondi_313122223129.html

http://www.salernonotizie.it/


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permalink | inviato da teoraventura il 24/3/2012 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 ottobre 2009

I terremotati di Giovanni Iozzoli

Segnalo un testo sul terremoto del 1980; si tratta di una narrazione corale attraverso una serie di storie personali, per raccontare quello che è venuto dopo quel sisma attraverso le voci di gente comune.






Qui una recensione del libro.


17 aprile 2009

Se trent'anni vi sembran pochi

Vi segnalo alcuni stralci di un reportage uscito sull'Espresso di oggi che parla del nostro terremoto e di quello dell'Umbria. Si è parlato tanto di Irpinia in questi giorni, molte volte a sproposito. Forse questo momento spingerà finalmente i nostri comuni a intervenire per recuperare, custodire e trasmettere la memoria del terremoto, ma soprattutto la verità dei fatti, evitando così facili polemiche strumentali.



Se trent'anni vi sembran pochi




Come ricostruire? A chi far gestire le spese e delegare i controlli? Meglio creare una new town o rifare il caro, vecchio centro storico? Per cercare risposte realistiche alle domande che oggi tutti si fanno, bisogna spegnere la tv e mettersi in viaggio. Per andare a chiedere com'è andata, e cosa non va, direttamente a loro, a quei cittadini dell'Umbria e dell'Irpinia che, per tante ragioni non banalmente geografiche, in questi giorni ripetono a tutti di sentirsi "come i parenti più stretti", o "come i vicini di casa", dei terremotati dell'Abruzzo. "Le scosse, i morti, le tende, le macerie... E il nuovo ospedale crollato, le case di pietra distrutte... Guardando Onna o L'Aquila, ci sembra di rivivere la nostra storia".
Michele Forte è il primo sindaco post-demitiano di Sant'Angelo dei Lombardi, il più grande dei comuni che furono rasi al suolo dal terrificante sisma del 23 novembre 1980. "Cosa ci ha insegnato il terremoto? Forse la lezione più importante è che si deve pensare subito al dopo. Il difficile è far vivere una comunità quando gli aiuti finiscono e si spengono le luci dell'emergenza".
In Irpinia il più grave terremoto del dopoguerra (2.735 vittime) è stato seguito da una ricostruzione diventata sinonimo di sprechi, ritardi, infiltrazioni camorristiche, affarismo e mala politica: a conti fatti, la spesa pubblica ha superato i 32 miliardi di euro.

[....]

Cinquecento chilometri più a sud, a Sant'Angelo dei Lombardi - 370 vittime anagrafiche nel terremoto del 1980, da sommare ai 90 morti sotto il cemento dell'ospedale inaugurato un anno prima - la ricostruzione è "quasi ultimata". Quasi? Dopo 29 anni? Il perito dell'ufficio tecnico comunale, Nunziante Braccia, è preciso: "Devono essere ultimati una quindicina di immobili. In tutto il comune, le case ancora disabitate sono un centinaio". Nel palazzo che chiude la piazza principale, diviso tra 15 proprietari, il Comune ha imposto i lavori di struttura e di facciata, ma le finestre restano vuote. "Il guaio è che ci abitava un solo residente e agli altri 14 non bastava il contributo del 25 per cento previsto per le seconde case". Con poche altre eccezioni, il centro storico è stato rifatto "bello com'era".
Ma attorno al castello longobardo si snodano distese di palazzoni e muraglioni modernamente osceni.
Michele Cetta, vicesindaco del Pd, picchetta i muri delle nuove costruzioni per mostrare intonaci gonfi e ferri ossidati: "Anche il cemento ha una scadenza. E dopo 30 anni si vede. Non esiste un materiale sicuro se non se ne controlla la composizione e la posa in opera. Io vivo in quella casa popolare e, come tutti qui, devo farla ispezionare ogni 5-6 anni.L'ultimo controllo, l'anno scorso, mi è costato 19 mila euro. Ho fatto un mutuo".
Il sindaco Michele Forte, appoggiato anche da mezzo centrodestra, riconosce che "la ricostruzione c'è stata ed è costata anche troppo, ma ha arricchito solo una piccola casta di tecnici e costruttori. Abbiamo dovuto rifare tre volte le fognature. Nel polo industriale è rimasta solo l'industria più seria, la Ferrero. Gli altri cosiddetti imprenditori sono scappati con i soldi. Ma il problema più grave ora è lo sfilacciamento del tessuto urbano e sociale. La vede quella? Era la nostra piazza dello struscio e adesso è vuota. Una volta da qui emigravano i poveracci, ora se ne vanno i giovani con la laurea".
In Irpinia, invece dei consorzi obbligatori, valeva il sistema dei sussidi a pioggia ai singoli proprietari, autocertificati dai loro progettisti. In via Petrile, sul colle cementificato che sovrasta il borgo, c'è un assurdo urbanistico a suo modo esemplare: una casa vuota che sembra segata in due. Il vicesindaco allarga le braccia: "Un proprietario ha rifatto la sua parte, l'altro no".
Il Comune ha concesso gran parte delle licenze tra l'84 e l'86. E il grosso dei lavori è finito tra il '92 e il '94. Ma proprio nel decennio dei soldi e degli sprechi, chiuso dai magistrati di Napoli con 554 arresti, Sant'Angelo ha continuato a perdere abitanti: 5.170 nell'81, solo 4.236 nel 2001. Ora sono 4.515, "ma grazie agli uffici pubblici".
Per Tony Lucido, presidente della Pro Loco e memoria vivente del terremoto, "il primo errore fu l'allargamento dell'area del sisma: noi abbiamo avuto i morti, Napoli i soldi. L'altra sciagura è stata la speculazione, gli appalti vinti solo per subappaltare. Ma la scelta di ricostruire tutto com'era, quella è sacrosanta: se un paese perde la memoria storica, nemmeno i giovani hanno un futuro".
Tra i Comuni più colpiti dell'Irpinia, Conza è l'esempio opposto: un paese "delocalizzato", che guadagna residenti. "Lì emigrano anche le giovani coppie, perché c'è un po' di lavoro", conferma Nicole Castellano, logopedista fresca di laurea. L'antica Conza è stata rasa al suolo e ora è un triste e bellissimo parco archeologico, con narcisi e ginestre tra le pietre delle case a cielo aperto. A valle, il nuovo paese è una spianata di stradoni, vetrine d'alluminio e villette con giardino: sembra quasi un meteorite caduto in Irpinia dal pianeta Brianza. Salvatore Fuino, barista "nato nel 1981 da mamma incinta durante il terremoto", conosce i limiti della sua new town: "La nostra memoria è fatta solo di parole. Senza romanticismo, però, ora abbiamo più lavoro e sicurezza".
Vito Farese, sindaco del Pd "rieletto con l'82 per cento dei voti" (e a ricordarlo è suo padre, già minatore in Belgio), sottolinea che "l'epicentro era qui, sulla sella di Conza: spostare il paese era inevitabile. Tra sprechi indecenti e lavori da rifare, siamo usciti dai container nel '92. Ma oggi il nostro non è un paese fantasma. Ricostruire ex novo è sicuramente più facile e meno costoso. Il nostro polo di piccole industrie dà lavoro a 300 occupati. E ormai la gente si è abituata alla casa più grande, al garage e all'asfalto. Certo, sradicare una popolazione è sempre un sacrilegio. Ora stiamo cercando di ricostruirci una storia. Guardi come sono orientate le nostre finestre: perfino il Monumento ai Volontari è puntato sulla vecchia Conza".
Davanti alla chiesa, faraonica, la Pro Loco raccoglie adesioni: "Si parte per l'Abruzzo, noi non possiamo mancare"

Irpinia scandalo continuo
 
Il 23 novembre 1980 il terremoto più grave del dopoguerra, con epicentro in Irpinia, ha provocato la morte di 2.735 persone. Il sisma ha raso al suolo interi paesi. Tra i Comuni totalmente distrutti, il più grande è Sant'Angelo dei Lombardi: 370 vittime registrate all'anagrafe e quasi altrettante tra i non residenti. Oltre alle case in pietra del borgo antico, sono crollati il nuovo ospedale e i palazzoni in cemento armato costruiti negli anni '60 e '70. Le prime leggi anti-sismiche sono nate dopo questa tragedia.
La ricostruzione in Campania è stata costellata di sprechi, ritardi, infiltrazioni camorristiche, truffe imprenditoriali, speculazioni affaristiche e corruzioni politiche. Per tutti gli anni '80 l'area degli aiuti ha continuato ad allargarsi. Tra il '92 e il '94 le inchieste sulla ricostruzione hanno portato i magistrati di Napoli a ordinare 554 arresti. Tempi lunghi e prescrizioni hanno poi salvato gran parte degli indagati. A tutt'oggi la spesa pubblica complessiva per la ricostruzione ha superato i 32 miliardi di euro.
(17 aprile 2009)


24 gennaio 2009

Sul terremoto...

.....ho scritto qualcosa che potete leggere qua:


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