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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


14 novembre 2014

Energie dalla terra: un bando per ricerca-azione


www.osservatoriosuldoposisma.com

Bando per borsa di ricerca-azione

su giovani e agricoltura

Energie dalla terra.

Occupare lo spazio delfuturo

OBIETTIVI

L’opportunitàdi futuro per dare la svolta a una situazione di immobilismo passa da quelliche consideriamo territori marginali, periferie. La forza propulsiva dell’Italia non risiede più nei grandiagglomerati urbani.

Learee interne del Mezzogiorno costituiscono l’emblema di quei territoriapparentemente marginali, che, a differenza di altri, dispongono di risorsenaturali e immateriali in grado di sostenerne la vocazione economica (paesaggi,risorse, energia).

Peralimentare speranze e vie d’uscita da uno stato di grave immobilismo economico,bisogna quindi sperimentare e cogliere i segni, anche piccoli e impercettibili,di cambiamento. Uno di questi, da più parti individuato, è il cosiddetto“ritorno alla terra”, la riscoperta dell’agricoltura e della natura comefattore possibile di realizzazione professionale e di vita, come concretaaspirazione a creare piccola impresa e non tanto come sogno idealizzato di fugadalla congestione della città e della metropoli. Inoltre, sono sempre piùnumerose le rappresentazioni di resistenza e di denuncia dei numerosi attacchial territorio e al paesaggio, in termini di cementificazione e utilizzosfrenato delle risorse naturali (acqua, suolo, materie prime); resta daindagare qual è il possibile anello di congiunzione tra queste nuove forme diazione e di protagonismo e quali prospettive si pongano, in termini dirisultati concreti e di prospettive di sviluppo locale.

Ladomanda che ci poniamo è la seguente: è vero che i giovani stanno riscoprendol’agricoltura come sbocco occupazionale e come scelta consapevole? In casoaffermativo, quali sono le dinamiche che hanno creato questo trend? Cometrasformare una tendenza momentanea in un valore aggiunto per il territorio,creando anche comunità permanente di attori attivi, responsabili e consapevoli?

Perdare risposta a queste domande, l’Osservatorio sul Doposisma della FondazioneMIdA, propone una borsa diricerca-azione della durata di 6 mesi, che indaghi e illustri la questionedel “ritorno alla terra” in Campania e Basilicata.


 

REGOLAMENTO

 

1.         Il bando è aperto a giovani residenti in Italia,che abbiano meno di 35 anni di età.

2.         Costituiscono titolo preferenziale la laurea oil dottorato di ricerca in materie attinenti al contenuto del progetto (Economia, Scienze Politiche, Disciplineumanistiche) e la comprovata esperienza nell’ideazione,nell’organizzazione  e nella gestione dieventi culturali.

3.          La borsadi ricerca azione, della durata di 6MESI, ammonta a un totale di 2000euro netti. La Fondazione MIdA e lo staff dell’Osservatorio sul Doposismagarantiranno, a chi vincerà la borsa, il sostegno necessario in termini dicontatti utili, informazioni logistiche e organizzative e potranno, nei limitidelle proprie possibilità, concordare le risposte alle altre necessità chela/il borsista farà presenti.

4.         Ai fini della partecipazione i candidati devonopresentare la seguente documentazione:

·Domanda di partecipazione (Allegato A) e copiadel documento d’identità;

·Curriculum vitae, completo di esperienze inorganizzazione di eventi, festival, partecipazione e gestione di attività diassociazioni riconosciute e non riconosciute, istituzioni culturali,rendicontazione, ideazione e gestione di progetti di vario tipo.

·Lettera motivazionale nella quale si spiega comele attitudini e le competenze possedute possano essere in linea con gliobiettivi del progetto.

·Eventuali pubblicazioni, compresa la tesi dilaurea o di dottorato, utili a valutare il curriculum del candidato.

·Progetto di ricerca, nel quale si espongono gliobiettivi del lavoro, i metodi che verranno adottati, il crono programma, irisultati attesi ed i prodotti che verranno consegnati al termine della ricerca(tipo di elaborato, allegati multimediali, altro).

5.         La documentazione deve pervenireall’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, spedita in formato pdf susupporto elettronico a: Fondazione MIdA- contrada Muraglione 18-20, 84030 Pertosa (SA)- o inviata via e-mail come allegato all’indirizzo: info@osservatoriosuldoposisma.com entro il 1 dicembre 2014. Incaso di invio via e-mail sarà cura del candidato richiedere un avviso diricezione e di corretta apertura del file. Il candidato dovrà comunqueconservare copia elettronica dei files inviati, da re-inviare, a richiesta dell’Osservatoriosul Doposisma, in caso di problemi nell’apertura o leggibilità dei filesinviati.

6.         Il vincitore sarà tenuto a consegnare unelaborato in forma scritta che sintetizzi i risultati della ricerca e le casestories che sono state oggetto del suo censimento; la ricerca deve contenerealmeno una base di dati statistici, coerentemente illustrati, sull’oggettodella ricerca, e integrare i dati con storie, interviste e profili biograficiricavati dalla ricerca sul campo. L’elaborato sarà parte essenziale delrapporto 2014 dell’Osservatorio sul Doposisma. Inoltre, sarà richiesto alvincitore di organizzare, con il supporto dei componenti dell‘Osservatorio sul Doposisma  e della Fondazione MIdA, unfestival-evento,  da tenersi in estatecon sedi e modalità da definire, nel quale far convergere i risultati dellaricerca, i protagonisti consultati e coinvolti e tutti i soggetti locali e nazionalipotenzialmente interessati.

 

COMMISSIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE

 

1.La valutazione delle candidature sarà effettuata da una apposita Commissionenominata dalla Fondazione MIdA.

2.Ai fini della selezione la valutazione verrà effettuata in base a:

-competenza e qualità del curriculum vitae in relazione al tema oggetto distudio. Massimo di punti 30;

 - progetto di ricerca: coerenza con il bando,fattibilità nei tempi e con le risorse assegnate, coerenza dei metodi con gliobiettivi, qualità dei risultati attesi e dei prodotti consegnati. Massimo di punti 70.

 

3. Icandidati devono superare il punteggio di 60/100per essere ammessi in graduatoria

 

4.Al termine dei lavori la Commissione redigerà una graduatoria, conl’indicazione del vincitore sul sito dell’Osservatorio sul Doposisma(www.osservatoriosuldoposisma.com). La graduatoria sarà approvata condeliberazione della Fondazione MIdA.

 

REGOLEDI PARTECIPAZIONE

 

1. Pubblicazionie materiali inviati non verranno restituiti, ma verranno conservati e resi disponibilial pubblico presso la biblioteca dell’Osservatorio sul Doposisma.

2. Iconcorrenti che non dovessero risultati vincitori ma con un profilo scientificoe di ricerca adeguato potranno inviare degli abstract o delle proposte dicontributo che, se ritenute valide, potrebbero essere inserite nel rapporto2014 dell’Osservatorio sul Doposisma.

 

Area coordinamento dell’Osservatorio sul Doposisma

Stefano Ventura

349/6499285

info@osservatoriosuldoposisma.com

 

Area stampa e comunicazione

Francesca Caggiano

fondazionemidastampa@alice.it


13 marzo 2010

La terra è inquieta

Sul nuovo numero di Nuovo Millennio, la rivista che il Forum dei Giovani di Teora pubblica con grande dedizione e grandi ostacoli, è uscito un mio pezzo sui terremoti recenti e sullo scenario che si prospetta per il trentennale dell'Irpinia. In attesa di nuove segnalazioni che spero di poter fare presto, leggetevi questo. Comprate,sostenete, abbonatevi al giornale.



 


  

 

Le terribili immagini del terremoto che ha distrutto Haiti il 12 gennaio hanno riportato d’attualità la tremenda potenza distruttrice della Natura, che ha colpito uno degli stati più poveri del continente americano. Il segretario generale dell’ONU ha affermato che questo potrebbe essere la peggior crisi umanitaria che l’organizzazione si sia trovata a dover fronteggiare nell’arco di molti decenni. Probabilmente non si saprà mai il numero certo delle vittime di questo terremoto, verificatosi in un’area in cui abitavano circa 3,5 milioni di persone, la maggior parte delle quali vivevano nella miseria.
In questa tragedia noi teoresi siamo stati coinvolti ancor più direttamente poiché la prima vittima italiana riconosciuta, Gigliola Martino, era originaria proprio di Teora; molte altre famiglie (Cappuccio, Caprio, Sperduto, Vitiello) erano presenti e attive nell’isola dal punto di vista economico e commerciale fin dagli inizi del ‘900. Proprio per la loro attività imprenditoriale nel settore della produzione di PVC (tubi in plastica, bicchieri) la famiglia Martino era diventata una delle più importanti dell’isola, dando lavoro a circa 5 mila persone; anche il cognato di Gigliola Martino, Mario Caprio, era conosciuto e ricordato per la sua attività di medico chirurgo e per la sua clinica, dove venivano curati gratuitamente i più poveri.
 Al momento in cui scrivo si nutrono forti preoccupazioni anche per la sorte di Antonio Sperduto, rimasto sotto le macerie del supermercato di cui era responsabile.
Nel 2004 era stato lo tsunami del Sud-est asiatico a mostrare analoghe scene di disperazione, poi l’uragano Katrina nel 2005 e altri disastri, fino ad arrivare al sisma dell’Abruzzo del 6 aprile 2009; tutti eventi che possono essere inseriti nella categoria di catastrofi naturali. Lo studioso svizzeroMax Frisch ha scritto, però, che “la Natura non conosce catastrofi”; i terremoti, le pioggie torrenziali e gli uragani sono fenomeni naturali, noi misuriamo i loro effetti distruttivi nel rapporto con le comunità umane. Restando nel settore dei terremoti, quindi, la costruzione di strutture antisismiche e il corretto addestramento dei cittadini possono evitare o limitare al massimo il numero di vittime e  le precauzioni adottate in alcune regioni della California e del Giappone testimoniano questa verità.
Sono diverse le iniziative e i progetti che stanno mettendosi in moto nella nostra zona per commemorare il trentesimo anniversario del terremoto del 1980. Il CIMA (Centro Irpino per l’Innovazione e il Monitoraggio Ambientale) con sede a Sant’Angelo dei Lombardi, ha intenzione di allestire una mostra permanente sul terremoto, coinvolgendo i diversi paesi che poi svilupperanno diversi temi e iniziative in maniera coordinata. In provincia di Salerno, a Pertosa, è già attivo un “Osservatorio sul doposisma” che opera nel campo della ricerca e della documentazione presso la fondazione MIDA. Un regista della Rai sta preparando un documentario che riguarda l’intervento dei militari tedeschi a Teora dopo la scossa e nel corso dell’anno usciranno diverse pubblicazioni, film e spettacoli teatrali sul terremoto. Anche l’immancabile facebook si sta riempiendo di gruppi che hanno intenzione di commemorare quell’evento.
In questa sede mi occuperò di alcune considerazioni che partono dal settore di cui mi occupo (la storia contemporanea) e dagli studi che ho realizzato negli ultimi anni sul tema delle conseguenze storico - sociali del terremoto, prima per la mia tesi di laurea, poi per la tesi di dottorato e altri saggi e ricerche.
Il primo argomento che illustrerò in relazione ai trent’anni del dopo terremoto è quello della memoria. Il concetto stesso di memoria è difficile da interpretare, per la sua straordinaria importanza culturale e anche sociale, di comunità. Si pensi all’importanza di un tema come la memoria dell’evento sismico; proprio per la sua imprevedibilità e il suo essere spartiacque tra un prima e un dopo, quel momento lascia segni profondi in chi vi sopravvive. Recentemente la storiografia ha sondato i terreni del racconto e della testimonianza dei sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale  oppure alle stragi di civili o alle violenze sui civili avvenute dopo l’8 settembre 1943, oltre alla memoria dell’olocausto, su cui è stato scritto già molto.Anche una trasmissione radiofonica, curata da Marcello Anselmo e trasmessa da Radio3 Rai, ha usato le testimonianze dei sopravvissuti per raccontare il dopo terremoto in Irpinia e a Napoli.
 Quindi, il ricordo di un evento che è simbolicamente potente ed evocativo, come il terremoto, è sicuramente un terreno d’indagine importante per lo storico. Chiunque abbia parlato con un sopravvissuto al terremoto del 23 novembre 1980 si è reso conto che tutti ricordano perfettamente, nei minimi dettagli, cosa stessero facendo quella sera; raccontare, poi, la sofferenza e il dolore di quei momenti richiede un difficile sforzo comunicativo ed emotivo. Dobbiamo però renderci conto che raccontare, recuperare la memoria e le memorie di quella sera è cruciale sia per trasmetterle alle nuove generazioni e non farle scivolare nell’oblìo, sia per prevenire e saper affrontare catastrofi future, essendo il nostro territorio fortemente sismico. Dalle tragedie, insomma, bisognerebbe imparare e non solo trarre lo spunto per polemizzare. Dopo un forte coinvolgimento emotivo di tutta la popolazione italiana nei primi giorni dopo il 23 novembre 1980, cui contribuì la significativa mole di immagini e testimonianze diffuse dalla televisione, il terremoto dell’Irpinia è ritornato all’attenzione pubblica in seguito ad alcune inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi anni del decennio Ottanta - Novanta. Le inchieste chiamavano direttamente in causa molti politici di rilievo nazionale e originari delle zone terremotate. Ancora oggi, quindi, il richiamo all’Irpinia vuol dire per l’opinione pubblica ricordare le terribili immagini di distruzione e disperazione, ma anche l’implicito riferimento a sprechi, ruberie e malaffare diffusosi in quegli anni. Anche di recente, in occasione del terremoto dell’Abruzzo, l’Irpinia è stata utilizzata come esempio negativo in assoluto di tutte le ricostruzioni e i disastri italiani. Non ci sono stati tentativi di approfondire le vere cause, i processi e le dinamiche di lungo periodo, le vere responsabilità degli errori commessi in quella ricostruzione, né c’è stato accenno ai risvolti positivi della ricostruzione.
Per evitare che anche l’occasione del trentennale sposti l’attenzione solo sulla polemica, è cruciale che le comunità terremotate recuperino e trasmettano la propria memoria, con iniziative proprie e di largo respiro, soprattutto per una forma di rispetto alle migliaia di morti che i nostri paesi hanno sacrificato per concedere, poi, all’Italia intera una moderna organizzazione della Protezione civile (è in quegli anni, infatti, che si posero le basi per la legge che istituiva la Protezione Civile come oggi la conosciamo).
Invece sembra che gli abitanti dei paesi terremotati tendano a guardare a quell’evento con rassegnazione, come una grande occasione persa e l’ennesima sconfitta subìta in maniera fatalista. Ed e così che la storia della ricostruzione in Irpinia viene raccontata molto più spesso con i mezzi e i metodi della polemica giornalistica che con gli strumenti dell’analisi e della conoscenza storica. Siamo ancora in tempo, come comunità, per tentare questa operazione rivolta al futuro e alla verità, in modo obiettivo e non consolatorio, senza aspettare che siano altri a raccontarci, dall’esterno, la nostra storia.
Questa è una delle sfide che il trentennale pone.

 

 

 




26 dicembre 2009

Festeggiare la fine del 2009 (perchè è finito)

Sono giorni di festa; chi ha lavorato si gode un pò di riposo e la famiglia, chi è lontano da casa ci torna (Trenitalia e società autostrade permettendo), chi può va a trascorrere un pò di vacanze da qualche parte. Ma quest'anno per molti il Natale non sarà buono; è stato un anno di sofferenza per molti, ci sono stati tanti episodi tristi e non oscurabili, nonostante le narrazioni mass mediatiche. La speranza è che l'ipocrisia lasci spazio all'intelligenza o quanto meno al buonsenso, anche se non sembra facile invertire la rotta.
Al prossimo anno si può chiedere che porti qualche luce, un pò di fortuna e coraggio in più.
Metto qui qualche foto per ricordare alcuni temi e situazioni che nel 2009 sono state presenti, consapevole del rischio di sembrare antipatico.


AUGURI, con il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà.


17 febbraio 2009

Memorie teoresi: la storia di un confinato

E' in edicola in questi giorni un numero inedito di "Nuovo Millennio-Echi di Teora", il giornale edito dal Forum dei Giovani di Teora e diretto da Pasquale Chirico.
Pubblico anche qui un mio articolo uscito su questo numero. Si parla della triste vicenda di un confinato antifascista a Teora. Sullo stesso tema ho collaborato a livello provinciale, con altri studiosi di storia locale, ad una ricerca che dovrebbe essere pubblicata di qui a qualche mese. Comunque sui prossimi numeri di Nuovo Millennio ci saranno altri contributi simili. Buona lettura.





Giovanni Bacinello



In molti comuni della provincia di Avellino, durante il ventennio fascista, furono ospitati diversi confinati e internati; il confino era una misura che le autorità di polizia ordinavano per coloro i quali erano ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica e che erano sospettati di svolgere azioni sovversive contro gli ordinamenti politici, sociali ed economici dello Stato. Questo provvedimento fu adottato nei confronti di numerosi esponenti politici antifascisti così come per intellettuali, scrittori e artisti, tra i quali ad esempio Cesare Pavese, Manlio Rossi Doria o Carlo Levi, che proprio alla sua esperienza di confinato si ispirò per scrivere “Cristo si è fermato ad Eboli”.

A Teora, tra il 1939 e la fine della seconda guerra mondiale, furono destinati circa trenta tra confinati e internati; questi trovavano sistemazione presso famiglie che davano la disponibilità al Comune e in cambio ricevevano il pagamento di un fitto. La permanenza di confinati e internati a Teora poteva variare da poche settimane a un massimo di cinque anni; erano quasi tutti di umili condizioni (contadini, operai, impiegati, artigiani), provenivano in gran parte dalle regioni centro-settentrionali e la maggioranza di essi era stata assegnata al confino per motivi politici. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale a Teora trovarono rifugio anche molte famiglie di sfollati, con masse di popolazione in movimento soprattutto da e per Napoli nel periodo in cui la città fu bombardata dagli alleati. 

In questo periodo contraddistinto da enormi ristrettezze, nelle popolazioni irpine, e anche nei teoresi, si  manifestarono solidarietà umana ed empatia nella sofferenza. Uno dei casi esemplari è rintracciabile in un carteggio risalente al febbraio del 1945 tra l’allora commissario prefettizio di Teora, Pasquale Chirico e lo zio del confinato politico Giovanni Bacinello. Originario di San Polo (Venezia), Bacinello era operaio presso la “Società Adriatica di elettricità San Marco”, morì a Teora di tifo nel gennaio 1944, all’età di 35 anni.

Toccò al commissario prefettizio Chirico il dovere di comunicare alla famiglia la morte di Giovanni, e Chirico lo fece riuscendo a coniugare la formalità del ruolo ad un senso di profonda umanità: “Mi addolora doverle comunicare che il povero Bacinello decedette il 23 gennaio 1944 a seguito di tifo. A lei e ai familiari sia di conforto sapere che il caro estinto è stato oggetto delle cure più meticolose da parte di autorità, amici e cittadinanza. Il decorso del male fu seguito da ansie e da trepidazioni da parte di tutti che in Bacinello vedevano un martire del mai tanto deprecato fascismo, un apostolo assertore di libertà. Le esequie, vero plebiscito di popolo, riuscirono imponentissime e numerosi i discorsi pronunziati fra i quali anche io che più degli altri gli ero legato da sana e fraterna amicizia”

Enrico Poli, zio del confinato rispose però ponendo qualche dubbio sulle cause della morte del suo “povero nipote”: “Ho il dubbio che di morte naturale, cioè di malattia (come Lei mi scrive) il povero Giovanni non sia morto. La prego, con me, può essere franco e dirmi se altra dura verità si nasconde che riguardi qualche efferatezza compiuta dai mai tanto maledetti fascisti”.

In un'altra lettera lo stesso Chirico, però, ribadiva: “Il povero Giovanni ebbe a morire effettivamente di tifo, curato da tre medici locali e amorevolmente assistito in famiglia privata come persona di casa che ne ha anticipato ogni spese per medicinali occorsi ed altri generi necessari alla cura. Mi torna doveroso comunicarle che ancora che il povero Giovanni era ben stimato e voluto bene da autorità e cittadini che in lui riscontravano l’esempio della correttezza e signorilità non disgiunte dalla nobiltà di cuore, per cui la sua dipartita lasciò un profondo vuoto nel mio piccolo paese, ospitale e scevro da animosità politiche.

Oltre agli amministratori del paese, i familiari del confinato intrattennero una corrispondenza anche con altri cittadini teoresi; la sorella del confinato, Anita, scriveva nel mese di ottobre e dicembre 1945 ad Angelo Chirico per concordare le modalità con le quali effettuare il trasporto della salma del “caro Nino” a Venezia. Le enormi difficoltà dovute al periodo post-bellico furono superate grazie all’interessamento della società presso la quale Giovanni Bacinello lavorava. Nelle lettere, i familiari del confinato ringraziavano sia Chirico sia gli altri amici teoresi di Giovanni per le parole di conforto e anche perché erano soliti portare fiori sulla sua tomba nel cimitero di Teora. Un’altra famiglia con cui Giovanni Bacinello intrattenne rapporti di amicizia era la famiglia Pannuti, come citato nello stesso carteggio. Sono rintracciabili anche alcune fotografie in cui il confinato è ritratto in momenti spensierati insieme, tra gli altri, a Luigi, Nunziatina ed Antonetta Pannuti, Alessandro Gervasio, Giuseppe Castellano, Antonio Zarra.

Le tracce che permettono di delineare questi rapporti rafforzano quindi l’ipotesi che Bacinello avesse stretto diverse amicizie nel periodo di permanenza a Teora, e che i rapporti tra confinati e cittadini teoresi fossero di ospitalità e concordia, contribuendo a rendere più lieve la pena del confino per i condannati, e allo stesso tempo permettendo ai teoresi di potersi avvalere, attraverso il confronto e l’interazione con i confinati, di momenti di crescita e di arricchimento.

 


4 gennaio 2009

Primi per telefonini, ultimi per ricerca scientifica

Sul Corriere della Sera di oggi c'è un articolo di Giancarlo Radice che analizza uno studio su 19 paesi dell'OCSE. Tra i dati contenuti in questa classifica, spicca il fatto che l'Italia sia prima per numero di telefonini pro capite e 16esima per sostegno economico alla ricerca, nonchè ultimi per percentuale di popolazione laureata. Sono cose ormai note, ma sottolinearle non fa certo male.




25 ottobre 2008

Nel collo della clessidra




Ho una discreta esperienza per quel che riguarda l'università; non parlo solo di mobilitazioni e simili, ma proprio di quel che riguarda l'organizzazione, i meccanismi, la didattica, le riforme avvenute negli ultimi dieci anni. Ho partecipato da studente alle varie commissioni e comitati didattici degli studenti e tra studenti e docenti, e negli ultimi anni ho partecipato a diversi gruppi di confronto e interazione fra dottorandi, ricercatori precari e docenti a contratto.

Quello che sta accadendo negli ultimi giorni non mi sorprende; le premesse alla deflagrazione del sistema universitario italiano c'erano tutte. Per anni le risorse sono state sperperate e gestite in maniera familistica e lobbistica dalle gerarchie universitarie, e i trasferimenti statali sono stati tagliati per vari anni di seguito;  pensate alle notizie circolate negli ultimi mesi, e non solo, sui concorsi truccati, pilotati oppure cuciti addosso a candidati di comodo un pò in tutte le università italiane.
Il ministro dell'Università imputa gli enormi problemi finanziari di molte università alla proliferazione di corsi e facoltà senza studenti; le stesse cose le diceva anche il ministro precedente, Mussi, ma noi viviamo in un Paese in cui le riforme, o le presunte tali, non si fanno, si annunciano, si discutono, ma poi si bloccano di fronte agli interessi di pochi Se il problema è conosciuto, possibile che non si possa trovare una strada che salvaguardi il futuro dell'Università e non la trasformi in un lusso riservato solo a chi può permetterselo? Io penso che, per i docenti e i ricercatori universitari, basterebbe semplicemente introdurre sistemi di valutazione che in tutte le nazioni europee esistono da anni e fanno funzionare le università, senza fare ricorso  per forza a finanziamenti privati. Non si cura un malato grave togliendogli l'alimentazione.
Altra cosa, in Italia c'è un polo universitario in 104 città, cioè in media in ogni capoluogo di provincia; non è già questa un enorme contraddizione e uno spreco di risorse in favore di logiche di campanile?
Ora, nell'università, si pone un blocco al turn over dei docenti (un  ricercatore assunto ogni 5 docenti in pensionamento). E' così anche per la scuola. Quale criterio meritocratico si afferma così? Nessuno, semplicemente un risparmio di denaro e un invecchiamento della classe docente, con conseguente fuga dei giovani ricercatori all'estero, dove li aspettano a braccia aperte.
Per non parlare della sistematica distruzione del sistema del diritto allo studio (borse di studio, mense, case dello studente), quel sistema che ha permesso a gente come me di poter frequentare e portare a termine il percorso universitario.
Incollo, per non essere tacciato di essere di parte, la traduzione di una riflessione sull'università italiana apparsa su Nature, una rivista di livello internazionale che si occupa di scienze.

"Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.

Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.

Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.

Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.

Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.

Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi."



   

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