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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


15 agosto 2010

Aliano e Don Carlo

                  

 

 

 

“... spalancai una porta-finestra, mi affiancai ad un balcone, dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro e, venendo dall'ombra dell' interno, rimasi quasi accecato dall'improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c'era il burrone; davanti senza che nulla si fraponesse allo sguardo, l'infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d'occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco.”

Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli

 

 


30 maggio 2010

Programma di Cairano 7x



paesi, paesaggi, paesologia

da un’idea di franco dragone

direzione artistica: franco arminio

organizzazione: comunità provvisoria

20-27 giugno 2010

 

IL PROGRAMMA COMPLETO QUI

IL SITO

In particolare, segnalo

Domenica 20 giugno

ore 21.00, Chiesa di San Leone

Vezio De Lucia, Nora Scirè, Marcello Anselmo, Paolo Speranza, Michele Fumagallo, Stefano Ventura

Trent’anni e non li dimostra

La memoria dei paesi, la memoria delle persone

immagini e testimonianze dal Cratere

 SU ORENT L'AUDIO DEGLI INTERVENTI
 


23 marzo 2008

“La terra è a nostra e nun s’adda tuccà”



Circa un anno fa, la Regione Basilicata diede parere favorevole alla Total, la Shell e la Mobil per l’estrazione di petrolio su una fetta di territorio che comprende circa il 60% della Basilicata, mettendo insieme zone su cui è possibile estrarre e zone di esplorazione. Il governo nazionale, tramite il ministero dello Sviluppo Economico, ha dato il via libera in agosto; la mappa estrattiva e di esplorazione copre buona parte della dorsale appenninica, arrivando dall'Irpinia (Nusco in particolare) fino allo Jonio.
Un gruppo di cittadini di Brienza ha cercato di informarsi sulla vicenda, scoprendo che nella relazione preparatoria della Shell si descriveva la zona dei comuni di Brienza, Marsico Nuovo, Satriano, Sasso di Castalda, come un territorio ricco di agrumeti, cosa palesemente falsa; l’unica cosa che interessava le multinazionali era l’accesso più rapido possibile all’estrazione del petrolio, cercando di saltare lunghi e macchinosi passaggi burocratici per l’esproprio dei terreni e il passaggio delle tubature (pipeline). Inoltre, in altri comuni la richiesta delle multinazionali di avviare i sondaggi e i carotaggi era appesa alle bacheche per informare i cittadini quasi come una concessione edilizia qualsiasi. Segno che, mentre tempo fa il petrolio veniva sbandierato come possibile Eldorado, oggi si preferisce fare tutto di soppiatto.  
Già all’inizio degli anni ’90 la frontiera petrolifera era stata presentata come una fonte di sviluppo possibile che avrebbe dato ricchezza diffusa ai lucani; così non è stato, e nei paesi dove sono presenti i pozzi le royalties hanno permesso a malapena di abbellire qualche piazza, e questi comuni restano terre di emigrazione. In totale i comuni percepiscono il 7% del valore del greggio estratto, e per cautela Regione e Stato centrale hanno rinunciato a parte della propria percentuale a favore di questi comuni, per tentare di far crescere i fondi spesi in loco.
Lo scorso 20 febbraio, associazioni, cittadini e studenti hanno dato vita a una manifestazione molto partecipata a Potenza, contro le concessioni alle multinazionali del petrolio, chiedendo una moratoria alle estrazioni per il territorio lucano. Un segnale molto forte dato soprattutto alla Regione Basilicata affinchè su questi temi si faccia un passo indietro e si chiami in causa la volontà popolare.
Altro caso di irruzione delle multinazionali sul territorio lucano è stato l’acquisto del gruppo Traficante di Rionero (20 milioni di fatturato) da parte della Coca Cola s.p.a. Da qualche mese infatti le acque Lilia e Sveva si trovano con grande facilità in tutti i supermercati e bar d’Italia, merito di una diffusione su larga scala, con tanto di pubblicità martellante, in cui le sorgenti di Rionero come fonte di eterna giovinezza. Nel giro di pochi mesi, la produzione è aumentata a dismisura tanto da costringere la Coca Cola a usare gli impianti anche di altri gruppi; la diretta conseguenza per i cittadini di Rionero è stata che nel mese di agosto, per due settimane, è mancata l’acqua nelle case. Due possibili spiegazioni: o le aziende hanno captato anche l’acqua necessaria agli usi civici oppure l’aumento dei prelievi ha impoverito le falde creando degli scompensi.
Sia per il petrolio che per l’acqua, una volta ottenute le royalties non c’è possibilità di verificare la quantità di petrolio o acqua estratte.
Una vicenda analoga si verifica ogni qualvolta si parla di investire i territori con progetti infrastrutturali di portata nazionale o internazionale. Ormai questo è tacciato di essere l’ambientalismo del no, ed è una vulgata maggioritaria, purtroppo, e so già che parlare di queste cose è impopolare.
Io sono tuttavia convinto che, con la crescita spropositata del costo del greggio, con la presenza di commerci globalizzati e di consumi basati sui dettami pubblicitari, sia necessario rivalutare tutte le politiche di decisione e di regolazione riguardanti i territori; in pratica, riguardo i consumi, si potrebbe benissimo rinunciare a prodotti che devono compiere viaggi assurdi e senza i criteri della stagionalità per rivalutare prodotti di stagione e coltivati e prodotti in un breve raggio chilometrico (il cosiddetto ciclo corto della produzione). Questo vale anche per la mobilità; a cosa serve guadagnare 20 minuti nel tragitto Roma- Napoli grazie alla TAV se tutto il Sud non ha una rete ferroviaria degna di questo nome?
Riguardo l’acqua e il petrolio, io immaginerei una gestione che sia affidata a imprese e cooperative locali, con un controllo diretto dei cittadini sulle decisioni anche manageriali, che abbia come valore etico fondante lo sviluppo del territorio e non l’esproprio di rapina di ricchezze naturali che potrebbero rappresentare lo strumento per la riscossa di quei territori. Oppure possiamo già rassegnarci a essere periferia dei mercati globali, da cui prendere le risorse naturali ma anche umane grazie all’emigrazione, e da lasciare a un lento e inesorabile declino.

Per saperne di più:

Amara Lucania, di Enzo Mangini, Carta 1-7 settembre 2007 (www.carta.org).

www.ecceterra.org

www.olambientalista.it

http://ilbrigante.ilcannocchiale.it

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