.
Annunci online

teoraventura
L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


16 marzo 2014

Contro la desertificazione: la madre di tutte le battaglie

Di recente sono usciti alcuni dati statistici sull'Alta Irpinia; è possibile seguire le notizie e la rassegna stampa e web su diversi siti di informazione e blog locali, come radiolontracaposele.it, più economia, Tu si nat in Italy.
Cito e riporto un articolo che racconta le cifre dell'emigrazione a Teora e dintorni, riportando proprio una delle storie delle famiglie che in rapida successione hanno lasciato l'Irpinia alla volta della Svizzera Italiana. E' inutile dire che questa è la madre di tutte le battaglie: meno bambini vuol dire meno scuole, meno acquisti nei negozi, meno servizi in generale, più invasività da parte di predatori senza scrupoli.
Purtroppo non sembra esserci una ricetta miracolosa contro questo problema, che è di tutto l'osso appenninico. Serve tanto lavoro, sia quello materiale che quello progettuale, creativo e solidale. 


Emigrazione, fenomeno in crescita. Partono sopratutto i giovani, con titolo di studio medio alto, diplomati o laureti che cercano possibilità migliori fuori. Il problema continua a colpire in particolare i comuni dell’Alta Irpinia.

A Teora dati più preoccupanti nell’ultimo anno. In comuni come Cairano i decessi superano i nuovi nati

Il Sindaco di Monteverde, Franco Ricciardi, consegna la sua testimonianza: «Qui si riesce ancora a vivere, ma il fenomeno esiste. Negli ultimi 10 anni, esattamente dal 2001 al 2011, circa 3.500 abitanti hanno lasciato molti comuni dell’Alta Irpinia. Fino a poco tempo fa Lioni non aveva di questi problemi, ma dal 2013 ha avuto una perdita di abitanti elevata. Questo crea disagi portando alla chiusura di molti servizi. Penso al Tribunale di Sant’Angelo Dei Lombardi, all’ospedale di Bisaccia. Nei prossimi anni saranno a rischio anche le scuole. Ma il calo demografico è causato dalle nascite pari a zero, tanto da arrivare a due-tre soli parti all’anno, oltre agli spostamenti degli studenti».
Il Sindaco conclude dicendo che il problema non può essere risolto dal singolo comune, bisogna che si attivi la politica con nuove programmazioni. Il Sindaco di Teora, Stefano Farina, fa diverse riflessioni sul problema dell’emigrazione, di come si sia evoluta in maniera negativa.
«Non solo registro delle partenze anomale, ma dalla fine del 2013 e l’inizio del 2014 sono andate via tre famiglie per un totale di 12 persone. Oltre alla preoccupazione dello spostamento non è difficile intravedere uno calo delle nascite e un aumento dei decessi. Voglio sottolineare la differenza tra l’emigrazione attuale e quella degli anni 60' e 70'.
Precedentemente si parlava di emigrazione a tempo determinato, perché si partiva per racimolare dei soldi per poi rientrare e cominciare a muovere l’economia. Ora invece la situazione è terribile. Il sacrificio di coloro che partono non ha risultati perché non tornano più e l’economia si ferma, anzi retrocede. I figli con titoli di studio alti partono e proiettano il loro futuro lontano. L’economia è in crisi. A difesa di chi amministra la situazione è tragica, perché la ricaduta negativa non è limitata al meridione ma è europea e internazionale. Non c’è possibilità di azione. Prima i comuni avevano margini di manovra, oggi il patto di stabilità e la spending review bloccano tutto. Il sindaco finisce così per essere un killer armato dal governo quando la gente deve pagare, dall’altro un consolatore della comunità. Come Sindaco sono un povero lottatore in prima linea».

Infine il Sindaco Farina ci racconta la storia di un suo amico, di cui non fa il nome, il quale è stato costretto ad emigrare.
«Ero molto dispiaciuto nel vedere partire un amico. Ha perso sua madre nel terremoto dell’80 e poco dopo, a causa di una malattia, anche suo padre. Ma quando si è creato la sua famiglia se pur dotato di grande energia e forza di volontà altruisticamente se ne è andato. Egoisticamente poteva rimanere ma sperava per la su famiglia un futuro migliore».
Ed ecco le parole del Sindaco di Cairano Luigi D’Angelis:«La speranza è che i giovani rimangano per creare la loro opportunità di vita a Cairano. Stiamo perdendo la parte migliore del nostro territorio con la fuga dei cervelli. Per ora non abbiamo avuto spostamenti fuori regione o all’estero, solo qualcuno nei paesi vicini. Con i servizi non abbiamo problemi, stiamo cercando di garantire la massima disponibilità.
Il problema è quello della mortalità rispetto alle nascite, per ogni tre bambini che nascono muoiono 10 abitanti. C’è stato anche un caso di ritorno ma quando la situazione è senza sbocco molti sono costretti ad abbandonare il proprio luogo originario». Non ci sono molte soluzioni per un problema come quello delle emigrazioni, i comuni da soli non possono fare molto sono delle piccole tessere di un mosaico che non riescono a far ancora parte del disegno comune. I giovani sono la speranza ma se anche loro vanno via il problema non può far altro che rimanere tale o evolversi.

di Luisa Urciuoli dal Corriere dell’Irpinia del 14 marzo 2014


4 marzo 2013

Vogliamo viaggiare, non emigrare. La presentazione


6 ottobre 2011

L'Irpinia e la fabbrica della memoria

Incollo qui un articolo uscito sul Mattino di ieri, 5 ottobre; si inserisce in un dibattito sui luoghi e gli spazi della memoria. Sembra che ci sia una strana sindrome per la quale si debbano inventare musei della memoria, non si sa poi di che. Invece le cose già si sono, basta vederle e metterle in connessione tra loro.
Buona lettura.




L'Irpinia e le fabbriche della memoria

Stefano Ventura

Da due anni è in attività un Osservatorio Permanente sul Doposisma. Ha sede a Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, ed è nato per iniziativa della Fondazione MIDA (Musei integrati dell'Ambiente). E' diretto dal giornalista Antonello Caporale e raccoglie le iniziative e il lavoro di giovani ricercatori, giornalisti, videomaker, organizzatori di eventi. L'idea è quella di produrre ricerche e dossier, con cadenza annuale, che possano stimolare riflessione e dibattito. L'anno scorso abbiamo studiato le emergenze più recenti della storia italiana in chiave comparata, partendo dal terremoto del 1980 per arrivare a quello dell'Abruzzo, raccontando con cifre e storie quali sono stati i criteri e i risultati ottenuti nella gestione della fase immediatamente successiva ai terremoti.Quest'anno abbiamo analizzato “la fabbrica del terremoto”, grazie al contributo dell'Area Ricerche del Monte dei Paschi di Siena. Partendo dal contesto internazionale, si è voluto analizzare in chiave economica quali fattori condizionano in positivo o in negativo i territori colpiti da disastri. La ricerca è stata poi integrata da un bilancio sul piano di sviluppo industriale successivo al terremoto del 1980, con tanto di dati aggiornati sul numero di addetti e sulle aziende ancora oggi attive nelle aree industriali della 219 e illustrando non solo le promesse mancate ma anche alcuni casi di industrie che mantengono la loro produttività e offrono ancora un'opportunità ai lavoratori irpini e lucani. 
Abbiamo però anche indagato, grazie al lavoro di una giovane antropologa, Teresa Caruso, come si è ricostruita una comunità (quella di Caposele) dopo trent'anni di doposisma. Queste ricerche sono state presentate a fine agosto nel corso del Festival “Sentimento dei Luoghi” che ha visto la partecipazione di quattro presidenti di Regione (Campania, Friuli, Umbria e Basilicata), scrittori, giornalisti e studiosi. La nostra attività si sostiene con un budget molto limitato, grazie ai fondi della Fondazione MIDA, ma questo non toglie certo valore alle ricerche e alle nostre varie attività (mostre, documentari, web). 
Anche il contatto con le istituzioni è faticoso e richiede un impegno di stimolo continuo. Ma quello di cui sentiamo davvero la mancanza è il dialogo con chi come noi fa dell'iniziativa culturale e civica la sua missione e agisce in territori a noi vicini. In provincia di Avellino ci sono diversi progetti realmente realizzati nel corso degli anni; penso al museo etnografico di Aquilonia, al Centro di documentazione sulla Poesia del Sud e al Museo diocesano di Nusco, al museo del lavoro di San Potito, il museo irpino del Risorgimento da poco aperto al Carcere Borbonico, ma anche a nuovi centri di iniziativa e proposta come Officina Solidale in Alta Irpinia o all' Home Festival Irpinia d'Oriente curato dalla Scuola Holden nei giorni scorsi, e mi perdoneranno quelli che non ho citato solo per questioni di brevità.
Tutti questi poli sembrano tanti buoni musicisti che suonano benissimo il proprio spartito, ma che non riescono a suonare da orchestra. Ogni appuntamento, ogni inaugurazione di un nuovo spazio della cultura, ogni progetto sembra essere incapace di dialogare con gli altri, costruire collaborazioni e sinergie che rafforzerebbero a vicenda. Proprio il terremoto, un evento che accomuna tanti comuni di questa provincia, ha dimostrato questo limite in occasione del trentennale; tante iniziative di commemorazione e approfondimento, anche simili se non identiche, in tanti posti diversi e con tante forme organizzative, ma nessuna regia, nessun dialogo tra gli attori in campo, e quindi tanta confusione. In occasione dell'anniversario dei bombardamenti su Avellino del 1943 sono tornate in circolazione alcune idee sulla costruzione di un museo della memoria, dove archiviare e conservare materiale documentario utile poi alla divulgazione. 
E' un'idea, quella dei musei, degli archivi o delle case della memoria, che è già circolata su altri temi come il terremoto o l'emigrazione. Credo, tuttavia, che si potrebbe partire più banalmente da quello che già c'è, quelle realtà che citavo prima, e creare una rete formata da tanti diversi poli, ognuno autonomo e indipendente ma che fa sponda e si relaziona agli altri. Questo progetto dovrebbe avere un respiro regionale e raccogliere le realtà esistenti per poi crearne altre. Si potrebbe partire semplicemente dalla costruzione di uno spazio web che faccia da vetrina e contenitore delle iniziative, con un calendario regionale di eventi che non si danneggino a vicenda.Sul tema della Seconda guerra mondiale, ad esempio, Avellino potrebbe avere uno spazio che parta dal bombardamento del 14 settembre 1943 per inserirsi in un “parco della memoria” regionale che racconti le varie stragi, battaglie ed eventi accaduti in quel periodo. Anche quest'idea c'è già e va solo messa in rete. La stessa cosa potrebbe essere fatta sul terremoto, e il nostro Osservatorio in provincia di Salerno potrebbe dialogare con altri spazi che ricordino il terremoto in Alta Irpinia e con i dipartimenti universitari che a Napoli studiano alcuni aspetti del doposisma. Stessa cosa potrebbe essere fatta sull'emigrazione, sul cinema, sul lavoro e così via.Certamente risulta difficile parlare di iniziative culturali in tempi in cui la crisi economica si fa sentire duramente per sempre più famiglie. Ma molte volte l'ingegno e l'originalità, insieme alla passione nel fare quello per cui siamo portati, possono sopperire alla mancanza di fondi. Sarebbe bello che queste realtà inizino a suonare lo stesso spartito, come una vera orchestra.


29 gennaio 2011

La nuova emigrazione

Pubblico anche qui un articolo uscito sull'inserto Irpinia Economia del quotidiano Ottopagine di gioved' 27 gennaio. 
Il tema mi sta particolarmente a cuore e chi ha assistito a qualche presentazione del mio libro lo sa. Di sicuro è poco lo spazio di un articolo per trattarlo in modo diffuso, spero comunque di aver fornito qualche spunto di discussione.
Nella barra laterale del sito ci sono altri articoli, saggi, che ho archiviato su scribd.


Il rapporto Migrantes - Italiani nel mondo, presentato a Avellino lo scorso 17 dicembre, nel focus che tratta i dati migratori in Irpinia a 30 anni dal terremoto, conferma il dato che la nostra resta una provincia fortemente interessata da processi migratori in uscita, con proporzioni numeriche simili ai periodi di maggiore emigrazione (la fine dell‘Ottocento e degli anni ’50 e ’60 del Novecento). Solo per citare alcuni dati, alcuni comuni dell’Alta Irpinia perdono più della metà dei propri abitanti rispetto al censimento del 1981 (Cairano, - 56,2%), o comunque percentuali molto significative ( Morra, -43%, Teora, -38,9%, Guardia dei Lombardi, -38,3%).

Tuttavia, nel calo di residenti è presumibile anche una quota di persone che hanno cambiato residenza scegliendo altre città e regioni italiane, in particolare del Nord; per integrare i dati del Rapporto Migrantes, si possono citare le statistiche del Piano Sociale di Zona AV6, che parlano di circa 3000 abitanti in meno in 9 anni (tra il 2001 e il 2009) nei 23 comuni della zona. Altri ancora sono i residenti “fittizi”, cioè coloro che pur mantenendo la residenza vivono e lavorano altrove (studenti fuorisede, lavoratori, pendolari).

Di certo l’emigrazione odierna è totalmente diversa da quella dei decenni passati. Anche la definizione di “emigrato” sembra da ridefinire; Gianfranco Viesti, noto economista e studioso della realtà meridionale, parla infatti di “trasferiti” più che di emigrati. Una buona fetta di chi cambia il luogo in cui vive appartiene alla fascia di età tra i 20 e il 35 anni; tra il 2000 e il 2005 sono stati 80mila i laureati che hanno lasciato il Sud. Difficilmente, però, le condizioni lavorative sono quelle di un tempo e spesso si devono fare i conti con la precarietà e con un mondo del lavoro instabile, tanto che per far fronte alle spese ordinarie non è irrealistico chiedere aiuto alle famiglie; si tratta quindi di “rimesse al contrario”, e sono i risparmi dei genitori e dei nonni a supportare i nuovi emigrati.

Non sono mancati i tentativi istituzionali di creare degli spiragli per il ritorno di chi si è trasferito; la Basilicata già da molti anni aveva lanciato un progetto che prevedeva corsie preferenziali per i concorsi pubblici per gli under 30 e anche incentivi per giovani coppie per l’acquisto della casa. La Puglia, col progetto “Bollenti spiriti”, ha finanziato progetti di alta formazione (master, dottorati), da seguire fuori regione per poi mettere le competenze acquisite a disposizione della Regione d’origine; qualcosa di analogo ha fatto la Sardegna. Tuttavia, non esistono risultati valutabili di questi progetti.

Se, un tempo, chi rimaneva poteva far ricorso alla Pubblica Amministrazione e anche alla scuola come sbocco occupazionale, oggi anche questi settori sono di fatto preclusi alle nuove generazioni, poiché il turn over è di fatto bloccato. Mancano, quindi, le prospettive strutturali, ma manca soprattutto il clima sociale e culturale per un’inversione di tendenza che possa aprire al ritorno da protagonista di chi sente il legame con le proprie radici. Prima di immaginare percorsi di futuro sviluppo del Sud, bisogna tenere in seria considerazione le potenzialità dei nuovi emigrati.


OGGI, A TEORA, UNO DEGLI EVENTI PIU' ATTESI:

LA SAGRA DELLE TUMMACED E GLI SQUACCULACCHIUN.

ORE 17 Largo Tarantino  



23 luglio 2010

Il sud e i giovani, vittime silenziose

In questi giorni è stato pubblicato il rapporto Svimez 2010 sul Mezzogiorno. I dati che contiene e che illustra sono alquanto tragici; quasi 2 milioni e mezzo di emigranti (2 milioni e 385 mila) negli ultimi 20 anni hanno abbandonato il Sud per il resto del Paese e per l’estero; il nuovo emigrante, quello col “trolley e il Pc” al posto della valigia di cartone, parte dal Sud, ha in media 31 anni, il 26% è laureato e il 50% svolge professioni alte.
Il PIL 2009 è calato del 4,5%, il reddito di una famiglia del Sud è pari al 58% del reddito medio di una famiglia del Nord. Il valore aggiunto dell’industria del Sud è calato nel 2009 del 15%, più che in paesi di nuovo ingresso nella UE a 27, come la Polonia.
Un meridionale su 3 è a rischio povertà, la disoccupazione è al 23,9% e sale al 36% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.
Uno dei paragrafi del rapportoSVIMEZ 2010 (il 3.1) si intitola: I giovani, le vittime silenziose.
Eppure, tranne qualche trafiletto nelle pagine economiche, di questi numeri, di questo bollettino di guerra non parla nessuno. Non c’è bisogno di parlare di secessione, di federalismo fiscale e di altro; di fatto il Sud è già abbandonato, alle mafie, ai traffichini e a politici inetti e immorali. Eppure un Sud migliore c’è già, annidato in qualche piccola realtà, che resiste, che annaspa e che si tura il naso.
La partita non può finire qui.


6 marzo 2009

Nuovo bollettino di guerra

Ho appena finito di scrivere il capitolo della mia tesi di dottorato sulle industrie create in Campania e Basilicata dopo il terremoto.
Non è stato facile condensare una storia quasi trentennale di promesse realizzate e occasioni mancate. Ma la cosa su cui c'è da riflettere è la situazione attuale della nostra provincia. A dicembre ho pubblicato su questo blog un bollettino di guerra del lavoro in Irpinia, e quei dati col passare dei mesi sono stati confermati, se non aggravati. A Pomigliano, una delle poche storie positive di posti di lavoro creati al Sud dall'intervento straordinario, oggi si parla di chiudere o quanto meno ridimensionare gravemente l'Alfa e gli altri stabilimenti. Chiunque conosce i meccanismi economici della prima repubblica sa che l'intervento nel Sud ha prodotto sperperi e cattedrali nel deserto, ma che in una percentuale alta di casi è stata l'imprenditoria del Nord, e non  i meridionali, ad ottenerne vantaggi e agevolazioni.
Intanto in provincia la guerra politica delle alleanze e dei battibecchi continua imperterrita, in un crescendo che da qui a giugno ammorberà tutti quelli che non aspettano le briciole della clientela che cadono dai tavoli della politica .  Ci sono già oggi degli sconfitti, e cioè le tante persone che hanno perso il posto di lavoro, o lo perderanno a breve; quelli che se ne sono andati dall'Irpinia, sia con un titolo di studio sia con qualche anno in più sulle spalle, perchè è meglio conservare la dignità e andare altrove a fare sacrifici piuttosto che intendere il lavoro come elemosina da chiedere ai soliti noti. E anche quelli che vivono onestamente la vita quotidiana dei paesi d'Irpinia, sopportano le cose storte e nel loro piccolo si sdegnano. Io credo che queste tre categorie di sconfitti rappresentino l'unico futuro possibile della nostra terra, bisogna solo intendere la sconfitta come assuefazione temporanea, come torpore da cui si può uscire. La crisi economica è per questo l'occasione dell'oggi, per ridisegnare le comunità, capovolgere i rapporti di forza oggi esistenti, recuperare le proprie radici e vivere il nostro territorio. 


14 dicembre 2008

Bollettino di guerra

Questa è una tabella sulla situazione di alcune aziende irpine del comparto metalmeccanico. Non è la prima volta che si verifica questa dinamica; in una situazione di crisi le prime conseguenze vengono pagate dai rmi secchi, dalle fabbriche dell'indotto, che nella nostra provincia sono molte e non riescono a competere con le delocalizzazioni in paesi dell'Est Europa e con la Cina; la crisi è aggravata dalla sospensione di tutte le forme di supporto economico e di incentivi destinati al Mezzogiorno, compresi i fondi legittimamente ottenuti grazie ai progetti dell'Unione Europea. Quei soldi sono stati dirottati, a seconda delle esigenze, su Alitalia o sull'ICI.
E' solo un contributo di informazione, per quel che mi riguarda posso solo esprimere solidarietà a quegli operai e quelle famiglie che perderanno il proprio salario e probabilmente saranno destinate a fare le valigie per ingrossare le fila degli emigranti irpini. E mentre tutto questo accade, i politici irpini non hanno niente di meglio da fare che parlare di gestione del potere. Tenetevi le vostre poltrone, mentre l'Irpinia si avvia ad una irrimediabile decadenza.



SITUAZIONE DI CRISI - AZIENDE METALMECCANICHE PROVINCIA DI AVELLINO - Ottobre 2008
AZIENDA SETTORE ADDETTI SITUAZIONE ATTUALE
F.M.A. (FIAT) AUTO 1.700 12 SETT. DI CIGO GIA' EFFETTUATE - LICENZIATI 32 INTERINALI
ALTRE 3 SETTIMANE DI CIGO ENTRO FINE ANNO PER 1500 ADDETTI
DENSO AUTO 900 3 SETT. DI CIGO PER 20 ADDETTI
LICENZIATI 140 INTERINALI
ASM AUTO 190 13 SETT. DI CIGO PER 120 ADDETTI
LICENZIATI 19 INTERINALI
CMS AUTO 50 LICENZIATI 21 INTERINALI  
CIGO DA DICEMBRE PER 50 ADDETTI
IMS ELETTRODOMESTICI 80 CIGS PER 20 ADDETTI
ASTEC AUTO 90 90 IN CIGO COME F.M.A.
CRM AUTO 260 260 IN CIGO COME F.M.A.
ELITAL TELECOMUNICAZIONI 170 CIGS PER RICONVERSIONE PER DUE ANNI 
PER 120 ADDETTI
CABLAUTO AUTO 105 IN CIGS A ROTAZIONE
A MARZO CESSAZIONE ATTIVITA' CON 105 LICENZIAMENTI
ARCELOR SIDERURGIA 110 DA DICEMBRE 55 ADDETTI CIGO
ALMEC SIDERURGIA 300 CIGO PER 100 ADDETTI
CIGS PER RISTRUTTURAZIONE DA GENNAIO
LIMA SUD AUTO 90 CIGO DA DICEMBRE
OCEVI ALTRO 105 LICENZIATI 35 INTERINALI
DA DICEMBRE CIGO
VARIE AZIENDE ALTRO 20 IN MOBILITA' IN DEROGA
TECNOSTAMPI AUTO 80 13 SETT. DI CIGO PER 50 UNITA'
SITE ISTALLAZIONI TELEFONICHE 9 MOBILITA' PER 9 ADDETTI (CANTIERI CHIUSI)
VALTELLINA ISTALLAZIONI TELEFONICHE 17 MOBILITA' PER 17 ADDETTI (CANTIERI CHIUSI)
SAIRA FERROVIARIA 80 CIGO A ROTAZIONE DA GENNAIO
                 
 
LEGENDA:
CIGS= Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria.
CIGO: Cassa Integrazione Guadagni Obbligatoria

sfoglia     ottobre        agosto
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
altra irpinia
sto leggendo...
Terremoti e dintorni

VAI A VEDERE

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA
TERREMOTO IRPINIA-Storia e memoria
TU SI NAT IN ITALY
Officina Solidale
Osservatorio sul Doposisma
Fondazione Mida
ORENT
Storia e futuro
Antonello Caporale
G. Silei
AISO Italia
Lavoro culturale
Volontariato oggi
le terre che tremarono (Belìce)
Tiere Motus- Friuli 1976
Napoli monitor
Spinoza
Doctor Brand
pearl jam
PRO LOCO TEORA
NUOVO MILLENNIO
Roberto Rotonda blog
Amici della bici
orizzonte scuola
siena news
ottopagine
il mattino
corriere irpinia
ALTirpinia
Il Ciriaco
il portale di teora
Bradipo Nevrotico
flyfra-giokoliere
palio
storia di lioni
L'alambicco di S. Cesario
SE la Capo
Piccoli paesi
Comunità Provvisorie


 

Chi sono

 
 

file:///C:/Users/Stefano/Desktop/vogliamo_viaggiare.jpg

 

Stefano Ventura

Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

2a edizione

Mephite

COMPRALO ONLINE

IL BLOG DEL LIBRO

Vogliamo viaggiare non emigrare_Ventura.jpg

 

 
 

SISMOGRAFIE.

Tornare all'Aquila 1000 giorni dopo il sisma

 

 

 

 

Teoraventura

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

 

 

  

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

http://www.wikio.it

 

  

 

Contributi sparsi

I terremoti italiani e la Protezione Civile

Il terremoto del 1980. Storiografia e memoria

30 anni di terremoti italiani

Irpinia 1980, viaggio nel terremoto

L'emergenza e i soccorsi, dalle memorie alla Protezione civile

Le industrie, 30 anni dopo 

Il lavoro in Irpinia negli anni del terremoto

I comuni del terremoto dalla ricostruzione al futuro

I ragazzi dell'Ufficio di Piano. La ricostruzione urbanistica in Irpinia

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale (prefazione)

I confinati in Irpinia durante il fascismo

Le industrie del dopo terremoto in Campania e Basilicata

OkNotizie 

 

Gli Angeli Del Terremoto_Stefano Ventura_2010

Le Industrie Del Dopoterremoto_Stefano Ventura

L'Irpinia, la Crisi e lo spopolamento

Wikio - Top dei blog

CERCA