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Diario


23 luglio 2010

Il sud e i giovani, vittime silenziose

In questi giorni è stato pubblicato il rapporto Svimez 2010 sul Mezzogiorno. I dati che contiene e che illustra sono alquanto tragici; quasi 2 milioni e mezzo di emigranti (2 milioni e 385 mila) negli ultimi 20 anni hanno abbandonato il Sud per il resto del Paese e per l’estero; il nuovo emigrante, quello col “trolley e il Pc” al posto della valigia di cartone, parte dal Sud, ha in media 31 anni, il 26% è laureato e il 50% svolge professioni alte.
Il PIL 2009 è calato del 4,5%, il reddito di una famiglia del Sud è pari al 58% del reddito medio di una famiglia del Nord. Il valore aggiunto dell’industria del Sud è calato nel 2009 del 15%, più che in paesi di nuovo ingresso nella UE a 27, come la Polonia.
Un meridionale su 3 è a rischio povertà, la disoccupazione è al 23,9% e sale al 36% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.
Uno dei paragrafi del rapportoSVIMEZ 2010 (il 3.1) si intitola: I giovani, le vittime silenziose.
Eppure, tranne qualche trafiletto nelle pagine economiche, di questi numeri, di questo bollettino di guerra non parla nessuno. Non c’è bisogno di parlare di secessione, di federalismo fiscale e di altro; di fatto il Sud è già abbandonato, alle mafie, ai traffichini e a politici inetti e immorali. Eppure un Sud migliore c’è già, annidato in qualche piccola realtà, che resiste, che annaspa e che si tura il naso.
La partita non può finire qui.


24 febbraio 2010

FMA, SIVIS e co.: la dignità dei lavoratori e un declino senza fine



Periodicamente mi sono trovato a scrivere di situazioni drammatiche nel campo del lavoro e dell'industria nella nostra provincia; prima la Bitron, poi la SIVIS, e via via il resto. Pochi giorni fa si è consumata un'altra vicenda allarmante, non per i contenuti e il fatto in sè, ma perche rappresenta il segnale di una disfatta ormai prossima, checchè ne dicano i politici di ogni schieramento che si apprestano a contendersi i seggi e gli stipendi del consiglio regionale della Campania.

Per chi non lo sa, lo scorso sabato circa 11 camion dovevano entrare alla FMA per portar via i motori destinati alle fabbriche FIAT all'estero; gli operai che presidiavano i cancelli sono stati presi a manganellate per lasciar passare i tir. Per inciso, la FIAT ha registrato negli ultimi mesi un utile del 5,9% e ha incamerato circa 1 miliardo di euro grazie agli incentivi statali del 2009 per la rottamazione. Ma preferisce spostarsi in Turchia.
Se una delle realtà produttive più grandi della provincia è in questa situazione, il resto non sta meglio; i dati parlano circa di 9mila disoccupati in più nel 2009 in provincia e di un aumento del 380% del ricorso alla cassa integrazione.
Nel post precedente parlavo di emigrazione, l'altro lato di una medaglia molto molto corrosa ormai; leggere questi dati preoccupa, soprattutto pensando alle persone in carne e ossa che subiscono questa disfatta senza averne alcuna colpa, così come non  è possibile assolvere imprenditori fasulli e cinici con la scusa della crisi.
Intanto a Sant'Angelo in Tribunale i creditori della SiVIS non hanno accettato il concordato proposto dall'azienda; si va verso il fallimento di una fabbrica che non aveva mai fatto cassa integrazione e che aveva commesse sufficienti ancora per lavorare molti mesi.
Oggi su ottopagine è riportata la lettera di un rappresentante dei lavoratori della SIVIS, la riporto qui sotto per far riflettere e perchè dice chiaramente come stanno le cose:

“Ormai il diritto al lavoro, che è scritto nella nostra costituzione corre il rischio di diventare un sogno. Quello che più ci preoccupa è che nessuno ma proprio nessuno voglia attivarsi in modo tale da poterci far uscire fuori da questo tunnel. Dire che lo Stato è assente è troppo poco, non esiste. Il paradosso è che per gli imprenditori esiste eccome, fiumi di euro vengono erogati e zero controlli. Vedi Fiat che prende soldi e poi produce nei paesi dell’est e l’FMA rischia di chiudere, oppure come nel nostro caso, quello della Sivis, che prende milioni di euro con la legge 219 con l’obbligo di restare aperta almeno dieci anni, e al decimo anno e un giorno i signori imprenditori decidono di chiudere. Bene questi sono solo due casi evidenti, ma ne esistono a centinaia, e i nostri politici??? Vogliamo dire qualcosa ai nostri politici locali???
Quelli che per tutti questi anni si sono solo preoccupati di cambiare le poltrone una volta a destra, una volta a sinistra, con una certezza, quella che loro, gli stipendi e che stipendi! se li sono garantiti, e adesso vengono davanti ai cancelli delle aziende in crisi, a portarci la loro solidarietà, a promettere, a esibirsi in qualche servizio fotografico, in qualche intervista. E già, tra un mese ci sono le Regionali e quindi adesso possono ripromettere tutto e a tutti.. Basta con le parole, vogliamo fatti, noi lavoratori una dignità ce l’abbiamo e non siamo intenzionati a fare un passo indietro , lasciateci manifestare, questa è democrazia e ricordatevi che senza i lavoratori non si esce dalla crisi! Ma cosa fanno caricano e sgomberano senza un minimo di sensibilità verso i lavoratori che sono nelle tende in presidio come abbiamo fatto noi, forse pensano che lo facciamo per divertimento, per un campeggio fuori stagione? Tutto questo non potrà continuare ve ne rendete conto? o ve ne renderete conto comunque! Noi ci saremo sempre perché siamo certi di essere nel giusto”.



6 marzo 2009

Nuovo bollettino di guerra

Ho appena finito di scrivere il capitolo della mia tesi di dottorato sulle industrie create in Campania e Basilicata dopo il terremoto.
Non è stato facile condensare una storia quasi trentennale di promesse realizzate e occasioni mancate. Ma la cosa su cui c'è da riflettere è la situazione attuale della nostra provincia. A dicembre ho pubblicato su questo blog un bollettino di guerra del lavoro in Irpinia, e quei dati col passare dei mesi sono stati confermati, se non aggravati. A Pomigliano, una delle poche storie positive di posti di lavoro creati al Sud dall'intervento straordinario, oggi si parla di chiudere o quanto meno ridimensionare gravemente l'Alfa e gli altri stabilimenti. Chiunque conosce i meccanismi economici della prima repubblica sa che l'intervento nel Sud ha prodotto sperperi e cattedrali nel deserto, ma che in una percentuale alta di casi è stata l'imprenditoria del Nord, e non  i meridionali, ad ottenerne vantaggi e agevolazioni.
Intanto in provincia la guerra politica delle alleanze e dei battibecchi continua imperterrita, in un crescendo che da qui a giugno ammorberà tutti quelli che non aspettano le briciole della clientela che cadono dai tavoli della politica .  Ci sono già oggi degli sconfitti, e cioè le tante persone che hanno perso il posto di lavoro, o lo perderanno a breve; quelli che se ne sono andati dall'Irpinia, sia con un titolo di studio sia con qualche anno in più sulle spalle, perchè è meglio conservare la dignità e andare altrove a fare sacrifici piuttosto che intendere il lavoro come elemosina da chiedere ai soliti noti. E anche quelli che vivono onestamente la vita quotidiana dei paesi d'Irpinia, sopportano le cose storte e nel loro piccolo si sdegnano. Io credo che queste tre categorie di sconfitti rappresentino l'unico futuro possibile della nostra terra, bisogna solo intendere la sconfitta come assuefazione temporanea, come torpore da cui si può uscire. La crisi economica è per questo l'occasione dell'oggi, per ridisegnare le comunità, capovolgere i rapporti di forza oggi esistenti, recuperare le proprie radici e vivere il nostro territorio. 

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