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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


26 dicembre 2009

Festeggiare la fine del 2009 (perchè è finito)

Sono giorni di festa; chi ha lavorato si gode un pò di riposo e la famiglia, chi è lontano da casa ci torna (Trenitalia e società autostrade permettendo), chi può va a trascorrere un pò di vacanze da qualche parte. Ma quest'anno per molti il Natale non sarà buono; è stato un anno di sofferenza per molti, ci sono stati tanti episodi tristi e non oscurabili, nonostante le narrazioni mass mediatiche. La speranza è che l'ipocrisia lasci spazio all'intelligenza o quanto meno al buonsenso, anche se non sembra facile invertire la rotta.
Al prossimo anno si può chiedere che porti qualche luce, un pò di fortuna e coraggio in più.
Metto qui qualche foto per ricordare alcuni temi e situazioni che nel 2009 sono state presenti, consapevole del rischio di sembrare antipatico.


AUGURI, con il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà.


23 settembre 2009

Un sospiro di sollievo



Già qualche giorno fa il vice commissario delegato alla gestione dei rifiuti in Campania aveva annunciato che da gennaio la gestione passerà alle province, che potranno avviare un percorso ordinario (Avellino probabilmente concorderà un piano con la provincia di Salerno).
In questa ottica non sarebbe più necessario costruire uno sversatoio sul Formicoso.

Stamattina su Irpinianews c'è un'altra notizia che conferma queste ipotesi; i militari hanno lasciato ai Comuni i territori, che comunque restano aree utilizzabili in future emergenze come sversatoio.
La nostra zona tira un sospiro di sollievo, per ora, ma è necessario continuare a fare la differenziata e che dallo straordinario si passi all'ordinario, la provincializzazione dei rifiuti, del resto, è il principio più giusto.
Ora tocca a noi irpini pensare a cosa fare del nostro territorio e delle sue ricchezze.


30 giugno 2009

L'Irpinia e il gattopardo



-          Cumm staje la vigna a te?

-          Eh, auanno nun la stac curann. Ji nun m la figh cchiù, figl’m eia a la Svizzera, nun aggio truvat nisciun ca me la curava.

-          E che bbuo fa, facimm viecchie.

 


Sono stati giorni intensi, questi di Cairano 7x. Chi legge questo blog oppure i giornali locali fino alle pagine più interne, oppure ha dimestichezza con la rete, ha saputo dell’esistenza di questo esperimento che per 7 giorni ha portato più di cento persone ad abitare Cairano e altri paesi dell’Alta Irpinia, risiedendo nelle abitazioni lasciate vuote dallo spopolamento e dall’emigrazione (Cairano ha a disposizione circa 4000 vani per una popolazione di 380 persone, di cui solo 6 bambini che frequentano la scuola elementare). A parte i nomi più ridondanti (Vinicio Capossela, giornalisti e scrittori come Paolo Rumiz e Andrea Di Consoli, il fotografo Mario Dondero, il jazzista Innarella) a Cairano si sono alternati registi, professori universitari di Architettura, archeologia, scienze ambientali, intellettuali e simili, cuochi irpini, oltre ai volontari della Pro Loco che hanno offerto un prezioso supporto logistico e ai membri della comunità provvisoria. La direzione artistica è stata curata da Franco Arminio, il patrocinio è stato della Fondazione Dragone, fondata da Franco, cairanese emigrato in Belgio e produttore del Cirque de Soleil.

Gran parte della gente dell’Alta Irpinia, però, non è venuta a conoscenza di questo evento, sicuramente estraneo ai canoni locali del divertimento e dell’intrattenimento. I destinatari erano sicuramente esterni, appartenenti ad alti livelli di istruzione, una platea selezionata già all’origine. Tuttavia, il programma era talmente ricco che tutti potevano scegliere di partecipare a qualche laboratorio o concerto.

I sette giorni di Cairano rappresentano un tentativo di ripensare al presente e al futuro del nostro territorio, che si sta spopolando non solo a causa dell’emigrazione di giovani dal buon livello di istruzione, di meno giovani e di intere famiglie, ma anche a causa dell’assenza di risposte complessive e articolate, che pur ci sono state in altre aree del Sud (Basilicata, Cilento, Sardegna). 

Però, tra le altre cose, si sa che "il Sud, tra il problema e la soluzione, ha sempre preferito il problema".

In tempi di crisi economica globale, ora che si parla di ciclo corto dell’economia, di ridare vitalità all’agricoltura diffusa e biologica, di ripensare lo sviluppo, un territorio come il nostro, che è naturalmente predisposto a questo tipo di cose, non può restare fermo. Chi dice che da noi non c’è niente sbaglia. Un solo elemento tra i tanti, il paesaggio ad esempio, altrove ha rappresentato la base di partenza per alimentare circuiti economici virtuosi.

Belle parole, teorie, concetti generali, i miei, che cozzano troppo con la realtà oggi esistente nelle nostre zone come nel resto d’Italia. Lo scambio di battute che ho riportato all’inizio del post l’ho ascoltato a Tarantino, a Teora, sabato scorso, tra due signori anziani. Il declino dell’agricoltura, dopo il terremoto del 1980, ha rappresentato il contraltare principale all’industrializzazione post sisma, con il risultato che oggi abbiamo sempre meno contadini e anche salvare il posto di lavoro nelle fabbriche delle aree industriali della 219 è sempre più arduo. In compenso, incombe l’ipotesi della discarica sul Formicoso. Alcune voci insistenti dicono che a settembre inizieranno i lavori di costruzione di uno sversatoio di rifiuti da 40 ettari.

Altra nota dolente è la desolazione della politica; proprio mentre a Cairano c’erano persone che da tutta Italia venivano a scoprire questi luoghi, a Calitri la Comunità Montana Alta Irpinia veniva commissariata perché i sindaci non trovavano l’accordo sul bilancio (otto sindaci di centrodestra e otto di centrosinistra). Se si pensa che l’unica possibilità di reazione per i nostri comuni può essere quella di fare rete sui problemi comuni, pensate come è possibile farlo quando l’ente che li raccoglie subisce continuamente l’instabilità delle lotte politiche (nate, bisogna dirlo, dal cambio di rotta dettato dall’on. De Mita in tutti gli enti della provincia). Siamo deboli, non solo per colpa della politica, e quando si è deboli si diventa facilmente terra di conquista. Negli ultimi mesi, inoltre, “Irpinia” ha significato male assoluto per quanto riguarda i paragoni con altre ricostruzioni dopo eventi catastrofici, senza nessun tipo di approfondimento sulle cause, su come sono andate le cose, se la colpa è stata dei veri terremotati o di alcuni speculatori. L’anno prossimo ricorrerà il trentennale, ma già si prefigura una frammentaria commemorazione, una passerella di poche ore che morirà subito, quando invece le nostre comunità dovrebbero pensare a un percorso di tutela e recupero della loro memoria, superando i campanilismi e rispettando anche le diversità di opinione (personalmente questa sarebbe una scommessa a cui mi piacerebbe dedicare tempo e lavoro).

Tutte queste note, che posso sembrare in bilico tra pessimismo e nichilismo sono invece, secondo me, gravide di spunti positivi, che se ben coltivati possono segnare un’inversione di tendenza per i nostri territori. Come diceva Danilo Dolci, bisogna “far presto, e bene, perché si muore”.


Messaggio promozionale: Teoraventura sponsorizza, dopo un'accorta disamina, i biscotti di  Antonio Luongo.


15 agosto 2008

Irpinia, segni di (r)esistenza

Ne ho parlato fino alla noia nei mesi scorsi. Per me questa vicenda è un bivio tra vita o desolazione. Lunedì 18 succede però qualcosa di importante. Speriamo che si possa invertire la rotta.

Vi sembra questo il posto migliore per una discarica?


25 maggio 2008

Cartolina dal Formicoso





ANDRETTA (Avellino)

Loc. Formicoso

Paesaggio rurale con discarica


29 aprile 2008

Se l'Irpinia diventa immondezzaio



Gli aggiornamenti degli ultimi giorni dicono che, oltre a far aprire Savignano e S. Arcangelo Trimonte, De Gennaro stia premendo per individuare nell'area del Formicoso il territorio adatto per una discarica di proporzioni stratosferiche: 2 o 3 milioni di tonnellate di rifiuti, compresi rifiuti speciali, ma alcuni parlano anche di 13 milioni di tonnellate.
Il 5 luglio è l'ultimo giorno di autonomia per la Campania, dopo di chè non ci sarà più posto per la munnezza. Nonostante sia stato acclarato che il ciclo dei rifiuti è inesistente a Napoli e Caserta e anche ad Avellino città stenta a partire, sta avanzando al teoria del "grande buco" per infossare i rifiuti di Napoli, e si pensa al Formicoso.
Se questa idea si realizzerà, possiamo dire addio ad ogni illusione di sviluppo per l'Irpinia, a ogni tipo di coltivazione agricola, di turismo o agriturismo, alle eccellenze gastronomiche, e potremmo rassegnarci a un destino di pattumiera e di succursale delo scempio partenopeo. E per di più siamo gli unici (forse solo Salerno può essere salvata) che fanno raccolta differenziata, compostaggio e un minimo di tutela ambientale (anche se ci sono segnali preoccupanti su questo fronte) e quindi abbiamo responsabilità limitate in questa emergenza infinita. Se ogni provincia si curasse dei suoi rifiuti, come anche la legge prevede, Napoli sarebbe costretta a modificare le sue abitudini, come noi abbiamo fatto.
Ieri un articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica spiegava bene le prospettive dell'immediato futuro.
La Comunità Provvisoria sta valutando una proposta diversa per il Formicoso e l'Irpinia d'Oriente, un parco regionale a carattere culturale e paesaggistico; ABBIAMO IL DOVERE DI COMBATTERE contro queste idee semplicistiche di risoluzione della questione rifiuti (questa del Parco è un modo per farlo) , e soprattutto, cercare di mantenere le nostre 
bellezze intatte.

 

    (Giuseppe D’Avanzo - La Repubblica)

    MOSTRUOSA PIATTAFORMA IN IRPINIA

    Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, la conferma ufficiale. Qualche estratto:

    Il commissario Gianni De Gennaro ha fatto due conti e ha concluso che “dal 5 luglio le potenzialità di smaltimento delle 7.200 tonnellate prodotte giornalmente in Campania saranno inadeguate rispetto al fabbisogno”. Lo ha detto agli amministratori, ai presidenti delle province, al presidente della regione, Antonio Bassolino. Ne ha discusso con Silvio Berlusconi che sarà presto a Napoli per il primo consiglio dei ministri. Ha preparato un piano di priorità, che il Cavaliere - in cerca di un primo colpo vincente per il suo governo - ha condiviso. Due nuovi impianti a Savignano Irpino (apertura prevista, il 20 maggio) e a Sant’Arcangelo Trimonte (pronto il 5 luglio) dovrebbero consentire di tirare in lungo fino a quando non sarà allestito il “Grande Buco” che inghiottirà tutta l’immondizia della regione.
    Una “piattaforma plurifunzionale”, la chiamano, dove scaricare e trattare due, tre milioni di tonnellate (ma c’è chi, sottovoce, sussurra di capacità fino a 13 milioni) di “rifiuti speciali solidi, liquidi, fangosi, pericolosi, non pericolosi”. La “piattaforma” dovrebbe essere preparata in Alta Irpinia nel pianoro di Formicoso tra i borghi agricoli di Vallata, Bisaccia, Lacedonia, Andretta, Vallesaccarda, al centro di un territorio di 286 chilometri quadrati con una densità di 61 abitanti per chilometro. [...]

    Gianni De Gennaro vuole soltanto chiudere la fase dell’emergenza (è il suo incarico), ritornarsene a Roma e a nuovi incarichi. In assenza di un ciclo industriale dei rifiuti - che ha bisogno di molto tempo per essere realizzato - porta alle estreme conseguenze la politica del “non-ciclo” del passato. Il disgraziato modello che prevede la discarica come unico modo per smaltire i rifiuti. Si raccolgono i rifiuti, si fa un buco da qualche parte, si getta dentro tutto. La “Grande Emergenza” richiede allora un “Grande Buco” che possa raccogliere la monnezza in attesa dei tempi lunghi che consentano di costruire gli impianti industriali di trattamento, riciclaggio, recupero energetico. Responsabilità che Berlusconi intende affidare a una “sottosegretario con delega ai rifiuti”. [...]

    È impossibile non vedere, in queste cabale, un sordo conflitto di potere che non ha dato ancora il suo peggio. Non è una novità sostenere che, in quattordici anni, è nata un’industria dell’”emergenza rifiuti” che distribuisce parcelle, contratti, licenze, reddito, profitti abusivi, finanziamenti nascosti, occupazione. L’ordigno ha creato un “magma sociale” che intreccia i destini del grande professionista e dell’ex-detenuto. Ha dispensato consenso e utili politici secondo un metodo di governo distruttivo e irresponsabile non inedito, addirittura storico per la Campania. “Imprese nazionali e internazionali hanno tratto profitti dalla politica dell’emergenza in cambio di una pessima prestazione, come già avvenne in Campania per il terremoto del 1980 - spiega Gabriella Gribaudi, storica - D’altro canto gruppi dirigenti locali, attraverso la struttura del commissariato, hanno potuto gestire un rilevante flusso di spesa, rafforzando il proprio potere ed estendendo la rete di amici e clienti”. Ieri come oggi, è ancora al lavoro nella regione quel “partito della spesa pubblica” che formò le sue fortune politiche ed economiche con l’invenzione di “emergenze” e “occasioni”, sollecitando una gestione incontrollata delle risorse pubbliche, allargando un “blocco di potere” verticale e socialmente differenziato che ospitò, naturalmente, la “mediazione sociale” della camorra. Un partito unico, consociativo, trasversale che oggi deve ritrovare in fretta - ha solo 69 giorni - una nuova strategia, se non una nuova guida. Smantellare questo “sistema” dalla sera alla mattina non è semplice. In 69 giorni è impossibile, anche ammesso che lo si voglia. E nessuno ne ha voglia alla vigilia dell’arrivo dei 4 miliardi di euro dei fondi strutturali dell’Unione europea. Che promettono di rigenerare il “sistema”; di dare nuove slancio a carriere politiche in declino (Bassolino); di crearne di nuove (i “giovani leoni” del Partito delle Libertà); di riequilibrare quote di consenso sociale a favore dei nuovi assetti politici; di aprire il varco ad altre imprese felicemente protette.

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