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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


16 marzo 2014

Contro la desertificazione: la madre di tutte le battaglie

Di recente sono usciti alcuni dati statistici sull'Alta Irpinia; è possibile seguire le notizie e la rassegna stampa e web su diversi siti di informazione e blog locali, come radiolontracaposele.it, più economia, Tu si nat in Italy.
Cito e riporto un articolo che racconta le cifre dell'emigrazione a Teora e dintorni, riportando proprio una delle storie delle famiglie che in rapida successione hanno lasciato l'Irpinia alla volta della Svizzera Italiana. E' inutile dire che questa è la madre di tutte le battaglie: meno bambini vuol dire meno scuole, meno acquisti nei negozi, meno servizi in generale, più invasività da parte di predatori senza scrupoli.
Purtroppo non sembra esserci una ricetta miracolosa contro questo problema, che è di tutto l'osso appenninico. Serve tanto lavoro, sia quello materiale che quello progettuale, creativo e solidale. 


Emigrazione, fenomeno in crescita. Partono sopratutto i giovani, con titolo di studio medio alto, diplomati o laureti che cercano possibilità migliori fuori. Il problema continua a colpire in particolare i comuni dell’Alta Irpinia.

A Teora dati più preoccupanti nell’ultimo anno. In comuni come Cairano i decessi superano i nuovi nati

Il Sindaco di Monteverde, Franco Ricciardi, consegna la sua testimonianza: «Qui si riesce ancora a vivere, ma il fenomeno esiste. Negli ultimi 10 anni, esattamente dal 2001 al 2011, circa 3.500 abitanti hanno lasciato molti comuni dell’Alta Irpinia. Fino a poco tempo fa Lioni non aveva di questi problemi, ma dal 2013 ha avuto una perdita di abitanti elevata. Questo crea disagi portando alla chiusura di molti servizi. Penso al Tribunale di Sant’Angelo Dei Lombardi, all’ospedale di Bisaccia. Nei prossimi anni saranno a rischio anche le scuole. Ma il calo demografico è causato dalle nascite pari a zero, tanto da arrivare a due-tre soli parti all’anno, oltre agli spostamenti degli studenti».
Il Sindaco conclude dicendo che il problema non può essere risolto dal singolo comune, bisogna che si attivi la politica con nuove programmazioni. Il Sindaco di Teora, Stefano Farina, fa diverse riflessioni sul problema dell’emigrazione, di come si sia evoluta in maniera negativa.
«Non solo registro delle partenze anomale, ma dalla fine del 2013 e l’inizio del 2014 sono andate via tre famiglie per un totale di 12 persone. Oltre alla preoccupazione dello spostamento non è difficile intravedere uno calo delle nascite e un aumento dei decessi. Voglio sottolineare la differenza tra l’emigrazione attuale e quella degli anni 60' e 70'.
Precedentemente si parlava di emigrazione a tempo determinato, perché si partiva per racimolare dei soldi per poi rientrare e cominciare a muovere l’economia. Ora invece la situazione è terribile. Il sacrificio di coloro che partono non ha risultati perché non tornano più e l’economia si ferma, anzi retrocede. I figli con titoli di studio alti partono e proiettano il loro futuro lontano. L’economia è in crisi. A difesa di chi amministra la situazione è tragica, perché la ricaduta negativa non è limitata al meridione ma è europea e internazionale. Non c’è possibilità di azione. Prima i comuni avevano margini di manovra, oggi il patto di stabilità e la spending review bloccano tutto. Il sindaco finisce così per essere un killer armato dal governo quando la gente deve pagare, dall’altro un consolatore della comunità. Come Sindaco sono un povero lottatore in prima linea».

Infine il Sindaco Farina ci racconta la storia di un suo amico, di cui non fa il nome, il quale è stato costretto ad emigrare.
«Ero molto dispiaciuto nel vedere partire un amico. Ha perso sua madre nel terremoto dell’80 e poco dopo, a causa di una malattia, anche suo padre. Ma quando si è creato la sua famiglia se pur dotato di grande energia e forza di volontà altruisticamente se ne è andato. Egoisticamente poteva rimanere ma sperava per la su famiglia un futuro migliore».
Ed ecco le parole del Sindaco di Cairano Luigi D’Angelis:«La speranza è che i giovani rimangano per creare la loro opportunità di vita a Cairano. Stiamo perdendo la parte migliore del nostro territorio con la fuga dei cervelli. Per ora non abbiamo avuto spostamenti fuori regione o all’estero, solo qualcuno nei paesi vicini. Con i servizi non abbiamo problemi, stiamo cercando di garantire la massima disponibilità.
Il problema è quello della mortalità rispetto alle nascite, per ogni tre bambini che nascono muoiono 10 abitanti. C’è stato anche un caso di ritorno ma quando la situazione è senza sbocco molti sono costretti ad abbandonare il proprio luogo originario». Non ci sono molte soluzioni per un problema come quello delle emigrazioni, i comuni da soli non possono fare molto sono delle piccole tessere di un mosaico che non riescono a far ancora parte del disegno comune. I giovani sono la speranza ma se anche loro vanno via il problema non può far altro che rimanere tale o evolversi.

di Luisa Urciuoli dal Corriere dell’Irpinia del 14 marzo 2014


15 settembre 2011

Aree interne e sottosviluppo: l'ennesima storia


Fa un certo effetto leggere la notizia della chiusura dell’IRISBUS di Flumeri - Grottaminarda trale principali notizie di Repubblica.it, oppure sentire Bonanni che sbraita in un servizio di politica del tg nazionale della sera.

L’IRISBUS  è una delle più grandi realtà industriali della provincia, produce ( o forse produceva) autobus per il trasporto pubblico locale ed è nell’orbita del sistema FIAT, che negli ultimi anni sta ripensando la sua organizzazione logistica in Italia. L’altra azienda cherientra anch’essa nelle ipotesi di riorganizzazione è l’altra industria più importante della provincia, la FMA di Pratola serra, sulla quale segnalo questo interessante studio.

Di recente abbiamo presentato nel corso del Festival FIL - Il sentimento dei luoghi la ricerca chel’Osservatorio sul Doposisma ha svolto nel 2011. Quest’anno abbiamo scelto di studiare “la fabbrica del terremoto”, grazie al contributo del Monte dei Paschidi Siena e della sua Area Ricerche. Insieme a Pietro Simonetti, ho curato un quadro della situazione sulle aree industriali della 219, raccontando un po’ la storia del progetto di sviluppo industriale nato dopo il sisma e cosa rimane oggi di quel sogno di sviluppo.

Fiore all’occhiello del nostro contributo è il censimento completo di quante aziende siano attive e quanti addetti siano occupati oggi nelle 20 aree industriali della legge 219,rispetto alle previsioni iniziali. Il dato dice che siamo al 49% della previsione iniziale, e che mentre alcune aree incrementano i propri occupati rispetto alle previsioni iniziali (Morra è una di queste),altre registrano numeri ridicoli. Su tutti i dati va fatta la tara della crisi occupazionale degli ultimi anni, non tutti i posti di lavoro sono stabili, ci sono la  Cassa integrazione e i lavoratori in mobilità all’interno del numero di addetti citato.

Nel nostro rapporto c’èanche un’intervista al presidente della Fiera del Levante, l’economista Gianfranco Viesti, che traccia un panorama sconfortante rispetto al destinodelle aree interne del Mezzogiorno, ancor più penalizzate dal declino generale dell’economia italiana. In realtà l’indagine sullo stato delle aree industriali irpine e lucane evidenzia anche alcune storie di successo, di imprenditori che hanno avuto idee di successo e sono riusciti ad affermarle anche all’estero, di alcune aziende solide chemantengono e in alcuni casi aumentano i loro occupati (penso all’EMA e alla Ferrero).

Una buona recensione del rapporto l’ha scritta Generoso Picone sul Mattino; rimando a quella per altre  informazioni. 

Una ulteriore riflessione sul rapporto e i temi in esso contenuti la trovate su  Comunità Provvisorie e presto su Lavoro Culturale.

Sarebbe interessante organizzare momenti di dibattito nei quali discutere dei contenuti della nostra ricerca sulle fabbriche del terremoto, il risvolto più drammaticamente attuale di 30 anni di doposisma.



29 gennaio 2011

La nuova emigrazione

Pubblico anche qui un articolo uscito sull'inserto Irpinia Economia del quotidiano Ottopagine di gioved' 27 gennaio. 
Il tema mi sta particolarmente a cuore e chi ha assistito a qualche presentazione del mio libro lo sa. Di sicuro è poco lo spazio di un articolo per trattarlo in modo diffuso, spero comunque di aver fornito qualche spunto di discussione.
Nella barra laterale del sito ci sono altri articoli, saggi, che ho archiviato su scribd.


Il rapporto Migrantes - Italiani nel mondo, presentato a Avellino lo scorso 17 dicembre, nel focus che tratta i dati migratori in Irpinia a 30 anni dal terremoto, conferma il dato che la nostra resta una provincia fortemente interessata da processi migratori in uscita, con proporzioni numeriche simili ai periodi di maggiore emigrazione (la fine dell‘Ottocento e degli anni ’50 e ’60 del Novecento). Solo per citare alcuni dati, alcuni comuni dell’Alta Irpinia perdono più della metà dei propri abitanti rispetto al censimento del 1981 (Cairano, - 56,2%), o comunque percentuali molto significative ( Morra, -43%, Teora, -38,9%, Guardia dei Lombardi, -38,3%).

Tuttavia, nel calo di residenti è presumibile anche una quota di persone che hanno cambiato residenza scegliendo altre città e regioni italiane, in particolare del Nord; per integrare i dati del Rapporto Migrantes, si possono citare le statistiche del Piano Sociale di Zona AV6, che parlano di circa 3000 abitanti in meno in 9 anni (tra il 2001 e il 2009) nei 23 comuni della zona. Altri ancora sono i residenti “fittizi”, cioè coloro che pur mantenendo la residenza vivono e lavorano altrove (studenti fuorisede, lavoratori, pendolari).

Di certo l’emigrazione odierna è totalmente diversa da quella dei decenni passati. Anche la definizione di “emigrato” sembra da ridefinire; Gianfranco Viesti, noto economista e studioso della realtà meridionale, parla infatti di “trasferiti” più che di emigrati. Una buona fetta di chi cambia il luogo in cui vive appartiene alla fascia di età tra i 20 e il 35 anni; tra il 2000 e il 2005 sono stati 80mila i laureati che hanno lasciato il Sud. Difficilmente, però, le condizioni lavorative sono quelle di un tempo e spesso si devono fare i conti con la precarietà e con un mondo del lavoro instabile, tanto che per far fronte alle spese ordinarie non è irrealistico chiedere aiuto alle famiglie; si tratta quindi di “rimesse al contrario”, e sono i risparmi dei genitori e dei nonni a supportare i nuovi emigrati.

Non sono mancati i tentativi istituzionali di creare degli spiragli per il ritorno di chi si è trasferito; la Basilicata già da molti anni aveva lanciato un progetto che prevedeva corsie preferenziali per i concorsi pubblici per gli under 30 e anche incentivi per giovani coppie per l’acquisto della casa. La Puglia, col progetto “Bollenti spiriti”, ha finanziato progetti di alta formazione (master, dottorati), da seguire fuori regione per poi mettere le competenze acquisite a disposizione della Regione d’origine; qualcosa di analogo ha fatto la Sardegna. Tuttavia, non esistono risultati valutabili di questi progetti.

Se, un tempo, chi rimaneva poteva far ricorso alla Pubblica Amministrazione e anche alla scuola come sbocco occupazionale, oggi anche questi settori sono di fatto preclusi alle nuove generazioni, poiché il turn over è di fatto bloccato. Mancano, quindi, le prospettive strutturali, ma manca soprattutto il clima sociale e culturale per un’inversione di tendenza che possa aprire al ritorno da protagonista di chi sente il legame con le proprie radici. Prima di immaginare percorsi di futuro sviluppo del Sud, bisogna tenere in seria considerazione le potenzialità dei nuovi emigrati.


OGGI, A TEORA, UNO DEGLI EVENTI PIU' ATTESI:

LA SAGRA DELLE TUMMACED E GLI SQUACCULACCHIUN.

ORE 17 Largo Tarantino  



24 febbraio 2010

FMA, SIVIS e co.: la dignità dei lavoratori e un declino senza fine



Periodicamente mi sono trovato a scrivere di situazioni drammatiche nel campo del lavoro e dell'industria nella nostra provincia; prima la Bitron, poi la SIVIS, e via via il resto. Pochi giorni fa si è consumata un'altra vicenda allarmante, non per i contenuti e il fatto in sè, ma perche rappresenta il segnale di una disfatta ormai prossima, checchè ne dicano i politici di ogni schieramento che si apprestano a contendersi i seggi e gli stipendi del consiglio regionale della Campania.

Per chi non lo sa, lo scorso sabato circa 11 camion dovevano entrare alla FMA per portar via i motori destinati alle fabbriche FIAT all'estero; gli operai che presidiavano i cancelli sono stati presi a manganellate per lasciar passare i tir. Per inciso, la FIAT ha registrato negli ultimi mesi un utile del 5,9% e ha incamerato circa 1 miliardo di euro grazie agli incentivi statali del 2009 per la rottamazione. Ma preferisce spostarsi in Turchia.
Se una delle realtà produttive più grandi della provincia è in questa situazione, il resto non sta meglio; i dati parlano circa di 9mila disoccupati in più nel 2009 in provincia e di un aumento del 380% del ricorso alla cassa integrazione.
Nel post precedente parlavo di emigrazione, l'altro lato di una medaglia molto molto corrosa ormai; leggere questi dati preoccupa, soprattutto pensando alle persone in carne e ossa che subiscono questa disfatta senza averne alcuna colpa, così come non  è possibile assolvere imprenditori fasulli e cinici con la scusa della crisi.
Intanto a Sant'Angelo in Tribunale i creditori della SiVIS non hanno accettato il concordato proposto dall'azienda; si va verso il fallimento di una fabbrica che non aveva mai fatto cassa integrazione e che aveva commesse sufficienti ancora per lavorare molti mesi.
Oggi su ottopagine è riportata la lettera di un rappresentante dei lavoratori della SIVIS, la riporto qui sotto per far riflettere e perchè dice chiaramente come stanno le cose:

“Ormai il diritto al lavoro, che è scritto nella nostra costituzione corre il rischio di diventare un sogno. Quello che più ci preoccupa è che nessuno ma proprio nessuno voglia attivarsi in modo tale da poterci far uscire fuori da questo tunnel. Dire che lo Stato è assente è troppo poco, non esiste. Il paradosso è che per gli imprenditori esiste eccome, fiumi di euro vengono erogati e zero controlli. Vedi Fiat che prende soldi e poi produce nei paesi dell’est e l’FMA rischia di chiudere, oppure come nel nostro caso, quello della Sivis, che prende milioni di euro con la legge 219 con l’obbligo di restare aperta almeno dieci anni, e al decimo anno e un giorno i signori imprenditori decidono di chiudere. Bene questi sono solo due casi evidenti, ma ne esistono a centinaia, e i nostri politici??? Vogliamo dire qualcosa ai nostri politici locali???
Quelli che per tutti questi anni si sono solo preoccupati di cambiare le poltrone una volta a destra, una volta a sinistra, con una certezza, quella che loro, gli stipendi e che stipendi! se li sono garantiti, e adesso vengono davanti ai cancelli delle aziende in crisi, a portarci la loro solidarietà, a promettere, a esibirsi in qualche servizio fotografico, in qualche intervista. E già, tra un mese ci sono le Regionali e quindi adesso possono ripromettere tutto e a tutti.. Basta con le parole, vogliamo fatti, noi lavoratori una dignità ce l’abbiamo e non siamo intenzionati a fare un passo indietro , lasciateci manifestare, questa è democrazia e ricordatevi che senza i lavoratori non si esce dalla crisi! Ma cosa fanno caricano e sgomberano senza un minimo di sensibilità verso i lavoratori che sono nelle tende in presidio come abbiamo fatto noi, forse pensano che lo facciamo per divertimento, per un campeggio fuori stagione? Tutto questo non potrà continuare ve ne rendete conto? o ve ne renderete conto comunque! Noi ci saremo sempre perché siamo certi di essere nel giusto”.


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