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Diario


12 luglio 2011

Novità in libreria

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Le conseguenze di un disastro dipendono dal grado di sviluppo di una società ma, al pari della loro loro percezione, sono anche e soprattutto un fattore culturale. Raccogliendo i contributi di studiosi di differenti discipline il volume, attraverso l’analisi dei fenomeni sismici, si propone di affrontare alcuni aspetti della storia degli eventi naturali inserendola nel più ampio contesto dello studio dei rischi e dell’evoluzione delle modalità di prevenzione e risposta alle calamità, in questo caso naturali, elaborate in Italia dall’Ottocento fino ai nostri giorni. Tra gli obiettivi è quello di fornire un contributo in direzione della elaborazione di una moderna memoria storica di questi eventi. Il saggio, piuttosto che limitarsi ad una semplice elencazione di episodi e testimonianze (talvolta semplicemente di “casi umani”, toccanti fa fini a sé stessi) o di dati quantitativi, intende studiare con un approccio multidisciplinare le modalità con cui la società italiana si rapporta con questi eventi e, più in generale, con la natura, con il territorio e con l’ambiente: come sul piano legislativo così su quello della gestione dell’emergenza, così sul piano delle politiche di ricostruzione del territorio e dei beni ambientali; tanto sotto il profilo tecnico quanto su quello culturale e dell’immaginario collettivo.

Anno 2011– pp. 248 – € 22,00
ISBN 9788865820063
Piero Lacaita Editore
Vico degli Albanesi, 4
74024 Manduria (TA)
Tel./Fax 099 9711124

I contributi

  • Gianni Silei, Introduzione
  • Cristina Capineri, Antonella Rondinone, Michela Teobaldi, Geografie del giorno dopo: il disastro come spazio d’eccezione
  • Gianni Silei, Paure collettive, disastri e immaginario. La narrazione e la mediatizzazione dei terremoti tra Otto e Novecento
  • Andrea Giovanni Noto, I terremoti nella storia: Messina 1908
  • Stefano Ventura, I terremoti nella storia: Irpinia 1980
  • Bruno Bonomo, Lo sviluppo urbano come catastrofe: stampa e trasformazioni delle città d’Italia tra dopoguerra e boom
  • Dario Albarello, Pericolosità e rischio sismico nell’Italia post-unitaria: proposte per una storia sociale della normativa sismica
  • Viviana Castelli, Per non dimenticare. Un censimento dei rituali sismici collettivi in Italia
  • Andrea Ragusa, Paesaggio e bellezze naturali: origini e sviluppo di una politica di tutela
  • Paolo Passaniti, Dalla bella proprietà ai beni ambientali. Il complicato incontro tra diritto e paesaggio
  • Massimo Furiozzi, La Protezione civile nella storia d’Italia
Altre informazioni su_

www.orent.it

www.lacaita.com


1 maggio 2010

Protezione, Civile e partecipata

 

Quest’anno, anno 30 del dopo terremoto che fa da spartiacque alla storia d’Irpinia, sarà così: attualità, mass media, suggestioni e fatti del passato e letture possibili del futuro si sovrapporranno in continuazione, con continui richiami a fenomeni ciclici o straordinari.

Personalmente ho trattato il tema della genesi e dell’evoluzione della protezione civile diverse volte; prima per Nuovo Millennio due anni fa e oggi su una rivista on line di storia, Storia e Futuro. Sarà questa la linea su cui cercherò, da studioso, di percorrere i prossimi mesi, in vista del 23 novembre 2010, data di arrivo di un percorso di lavoro e speriamo di partenza per un discorso collettivo di tutela e trasmissione della memoria (è la 127esima volta che dico questa frase…) .

In questi scorsi mesi, il frastuono nato attorno alla Protezione Civile e al suo Capo Guido Bertolaso hanno riportato di nuovo, dopo il terremoto di Haiti e quello del Cile, sulle prime pagine di giornali e tg il rapporto tra istituzioni ed emergenze, vere o finte che siano. In effetti, considerare il Giubileo, la morte di Papa Woityla e i mondiali di nuoto e di ciclismo eventi da affidare a gestioni straordinarie e denominarli “grandi eventi” ha provocato una degenerazione di fatto del ruolo storico per cui era nata la protezione civile; questo sta al di fuori delle indagini giudiziarie che faranno il loro corso e stabiliranno le eventuali responsabilità.

Un giudizio serio ed equilibrato viene da chi ha plasmato la legge italiana sulla Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, lo trovate qui con un'intervista e qui c'è la video-intervista.

Nei giorni scorsi ho partecipato a un convegno a Firenze dove si è parlato di Protezione civile, unendo le esperienze accademiche e di ricerca alla narrazione collettiva dei volontari, facenti parte di grandi movimenti come l’Anpas e la Misericordia. Il tema era volontariato e partecipazione, la chiave di lettura, fornita anche dai molti aquilani presenti e intervenuti, era quella di una struttura di Protezione Civile più attenta ai temi di prevenzione e previsione, appunto con la sua reti di associazioni e strutture sul territorio, e quindi attenta a temi come lo stupro del paesaggio e la sfida al territorio, specie dove questo è più fragile (e questo in Italia vuol dire quasi ovunque).

La gestione dei grandi eventi e di progetti e anche appalti che potrebbero benissimo essere ricondotti ad amministrazioni ordinarie distrae la Protezione Civile da questo compito, al di là di polemiche e inchieste giudiziarie che poi alimentano confusione e anche dubbi. Queste cose le dice Zamberletti, colui che ha scritto le norme di Protezione Civile del nostro paese, e che ha gestito le emergenze coniugando efficienza e dialogo, senza mai attraversare inchieste e scandali.

Se parliamo di modelli relativi alle emergenze, non possiamo lasciarci condizionare da contingenze e vulgate mediatiche; l’Aquila e l’Abruzzo hanno una storia a sé, così come l’Irpinia, il Friuli e l’Umbria, ogni emergenza è gestita secondo le direttive che i governi all’opera dettano. Ma proprio questo fa sorgere un’idea, già accennata in passato da chi si è occupato di legislazione e provvedimenti straordinari per le emergenze: una legge quadro, un riferimento generale per ogni disastro o emergenza (reale e non costruita), declinabile a seconda di territori e contesti colpiti, con le voci di spesa necessarie e relative, con la suddivisione dei compiti tra volontariato, protezione civile, competenze tecniche e amministrazioni dello stato. L’’Italia ha sempre avuto una costante spina dorsale, diffusa più o meno su tutto il suo territorio: il volontariato, il vero motore della protezione civile; se la testa (nel nostro caso il Dipartimento nazionale) pretende di fare scelte scollegate dal suo corpo (le associazioni di volontariato), non è detto che il corpo reagisca bene, anzi. 

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