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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


27 dicembre 2011

L'Irpinia, il lavoro, il futuro

Questo è il pezzo uscito sull'ultimo numero di Nuovo Millennio. Ne approfitto per scusarmi della latitanza da questo blog (ampiamente compensata con altre forme di comunicazione), per fare gli auguri di buone feste e per segnalarvi l'uscita di TU SI NAT IN ITALY, una nuova avventura in cui sono coinvolte tante belle intelligenze. (scaricabile qui: http://www.tusinatinitaly.it/rivista01.php


La letteraturaeconomica è strapiena di libri, saggi e contributi sul progetto diindustrializzazione del Mezzogiorno, dagli anni Cinquanta a oggi, con la Cassaper il Mezzogiorno prima e con i contributi dell’Unione Europea poi. Con questotema, e per esteso, con il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e sullasoluzione del problema occupazionale si sono confrontati le più grandi mentidell’economia e dell’intellettualità italiana, non sempre seguiti nei fattidalla politica e dall’imprenditoria.

Il tema della “fabbrica del terremoto” è al centro della ricerca condottadall’Osservatorio Permanente sul Doposisma nel 2011. L’Osservatorio, istituitopresso la Fondazione MIdA, che gestisce le meravigliose Grotte dell'Angelo aPertosa, ha come obiettivo la promozione della ricerca per stimolare dibattitoe proporre suggerimenti su nuove possibili strade da percorrere. La ricerca diquest’anno è stata realizzata grazie al contributo dell’Area Ricerche del Montedei Paschi di Siena e contiene anche un interessante studio sul campo, condottoda una ricercatrice di Antropologia, Teresa Caruso, che ha vissuto a Caposeleper 7 mesi, su come una comunità si è ricostruita in 30 anni di ricostruzione.

Nel rapporto del2011 c’è anche un contributo nel quale si affronta una cronistoriadell’intervento di sviluppo industriale dopo il terremoto e, soprattutto, c’èun censimento aggiornato al giugno 2011 su quanti addetti sono occupati e quante aziende sono attive oggi nelle20 aree industriali del Cratere. Il dato sugli occupati, in particolare, diceche oggi siamo al 49% rispetto alla previsione iniziale.

La ricerca siaccompagna anche a una serie di proposte; una di queste parla esplicitamentedel problema dello squilibrio demografico tra aree metropolitane costiere diCampania e Puglia e ipotizza un nuovo sistema reticolare di mobilità, cherivaluti il trasporto ferroviario, per portare nuovi residenti nelle areeinterne e permettere loro di recarsi al lavoro in tempi ragionevoli. Sarebbequesto un modo per mettere a valore tutti i vani costruiti in abbondanza dopoil terremoto e lasciati vuoti dallo spopolamento delle aree interne,permettendo a giovani famiglie e nuovi residenti di lasciarsi alle spalle ilsoffocamento della città e apprezzare una qualità della vita a misura d’uomo.Così com’è, la situazione mostra una doppia disperazione, quella di chi vive inspazi angusti e in preda all’emergenza continua ( i rifiuti, il traffico, ilcongestionamento dei servizi, aule scolastiche con più di trenta alunni e senzaservizi) e quella di chi percepisce abbandono e solitudine (pochi servizi, scuole che chiudono, pochi trasporti, neanchel’accesso alla rete). La strategia di fondo si trova in continuità e affinitàanche con l’idea di ospitare e accogliere i migranti come nuovi residenti,lanciata anche in Irpinia qualche mese fa, quando molti giovani scappavano dalNord Africa avvolto dalle fiamme delle rivoluzioni contro i regimi.

Bisogna ancheregistrare alcune storie di successo nel raccontare il disegno di sviluppodelle fabbriche del terremoto. Come ad esempio l’intervento della Ferrero aBalvano e Sant’Angelo dei Lombardi, dove i due stabilimenti hanno non solorispettato le promesse, ma incrementato il numero di occupati. La stessa cosasi è verificata per l’EMA di Morra de Sanctis, che prevede di aumentare ancorai propri occupati nei prossimi anni, oppure con la Desmon, un’azienda che ha ladirigenza a Nusco e altre succursali sparse per il mondo in Turchia, Cina eIndia. Altra storia degna di nota è quella della FG - Tek, a Porrara (S. Angelod. L.), che ha riconvertito la sua struttura produttiva passando dal settoredelle calzature alla produzione di fotovoltaico e mini-eolico.
Ci sono settori di potenziale interesse per non lasciare inutilizzati capannonie aree che già hanno danneggiato paesaggi e ambiente; ad esempio le energierinnovabili, che in Campania e Basilicata conoscono un buon livello diproduzione che però hanno scarsa ricaduta sul reddito complessivo delle aree incui agiscono. Oppure investendo su quei settori del ciclo integrato dei rifiutiche mancano del tutto in Campania e che aggravano la gestione complessiva, adesempio la produzione di concimi dal compostaggio oppure il riciclo di alcunimateriali.

Inoltre è essenzialeconsiderare una delle maggiori frecce disponibili all’arco di questi territorie del Sud in generale, il turismo. Infatti, si calcola che il numero di personeche si muoveranno per motivi turistici diventerà dieci volte maggiore di qua aqualche anno, quando molti cittadini di paesi emergenti e già in forteaffermazione (India, Cina, Brasile, ma anche alcuni paesi dell’Est Europa)potranno permettersi di viaggiare e scoprire nuove mete. Per questo ci sono lepremesse, ma ci vuole un grande balzo in avanti del marketing territoriale, diinfrastrutture e professionalità del settore.

Di certo, come dicel’economista Gianfranco Viesti introducendo la ricerca (Uscire dal vicolo ciecodel sottosviluppo è il titolo dell’intervista), il problema del Mezzogiorno nonsi risolve senza risolvere il problema Italia, e non serve pensare all’unosenza considerare l’altro. Inoltre è ormai diventato impensabile pensare adalcuni territori senza considerare il contesto globale, e per quanto riguardail Sud, il resto dell’area mediterranea. Nella crisi che stiamo attraversando apagare sono i territori più deboli, e le aree interne del Sud lo sono; è perquesto che serviranno dosi massicce di genio e passione per trovare una nuovaprospettiva di futuro. 

 Stefano Ventura, novembre 2011


7 marzo 2011

I conti con la memoria

Su IL CIRIACO (un nuovo punto di informazione sulla nostra provincia, al quale va il mio personale in bocca al lupo!) c'è una riflessione su memoria, terremoto e trentennale. Buona lettura.



12 gennaio 2011

Continuiamo così, facciamoci del male


L'anno nuovo è cominciato da dov'era finito il vecchio: tagli. A dire la verità la comunità di Teora è stata attraversata da un fulmine a ciel sereno, o quasi, quando si è sparsa la notizia che il medico di famiglia più importante (perché possessore del maggior numero di libretti) sarebbe andato in pensione dal primo gennaio 2011, annunciando la notizia solo il 27 dicembre.

Comunque su Teora servirà un articolo specifico, perché ho da fare tante considerazioni.

La notizia che vorrei segnalare è la ventilata chiusura del CIMA (Centro Irpino per l'Innovazione nel Monitoraggio Ambientale) che si trova a Sant'Angelo d. L. Questo centro è un punto di alta specializzazione nel campo del rischio ambientale, e sismico in particolare. Tutti si sono accorti delle difficoltà in cui versava quando  il 3 gennaio si è verificata una scossa, e si è scoperto che non c’era nessun tecnico al lavoro al CIMA perché i 6 componenti, tra ricercatori e personale tecnico (tra cui anche un ingegnere teorese specializzato su questi temi), erano stati posti in ferie forzate a causa della mancanza di fondi.

Tutto perché nel 2010 la Regione Campania ha dimenticato o eluso di approvare e versare i fondi necessari alla vita ordinaria di questo centro. C’è gente che deve percepire ancora stipendi arretrati. Insomma, un centro che dovrebbe essere di monitoraggio costante e efficiente, soprattutto alla luce dell’attività sismica che caratterizza le nostre zone, dipende dalle bizze e dall’umore di assessori, consiglieri e rimanenze di bilancio della Regione Campania.

Nei giorni scorsi si è alzato un polverone, partito da un articolo di Michele Vespasiano uscito sul Mattino, portando poi l’assessore all’Università e alla Ricerca, Trombetti, a garantire la soluzione del problema.

Insomma, dopo gli ospedali, dopo la Lioni - Grottaminarda che si sta aspettando da svariati decenni, dopo il rischio megadiscarica e svariati altri dispetti ai danni dell’Irpinia da parte di una regione ormai inutile, eccone un’altra. Non voglio essere piagnone e commiserevole, ma è ovvio che stiamo veramente subendo troppo senza accennare a un minimo di reazione. Insomma, non sono solo gli altri cattivi, siamo anche noi divisi e quindi deboli.

Ecco alcuni articoli che spiegano meglio la vicenda CIMA:

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=133120&sez=CAMPANIA

http://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=4414

http://www.julienews.it/notizia/politica/trombetti-risorse-per-far-funzionare-il-cima/62940_politica_0.html

http://www.irpinianews.it/Attualita/news/?news=80848



4 novembre 2010

Trentennale, le anticipazioni

Sul blog terremoto irpinia c’è un elenco di alcuni degli appuntamenti che si svolgeranno nei prossimi giorni per commemorare i 30 anni dal terremoto del 1980.

Il 15 novembre presenterò al circolo della stampa di Avellino (Corso Vittorio Emanuele, ore 17 e 30) il mio libro sul terremoto. Si intitola “Non sembrava novembre quella sera” (Mephite). Appena sarà uscito pubblicherò una pagina web con una scheda descrittiva e le informazioni su dove trovarlo e come acquistarlo su internet.

Domenica parlerò del libro alla trasmissione Zazà su Radio3 (ore 16)



Una foto dal reportage di Dodici


Segnalo qualche collegamento ai programmi di alcuni convegni, a dossier di riviste e magazine e a siti di approfondimento.

La Memoria delle catastrofi (convegno internazionale, Napoli,25 e 26 novembre)

L’Italia che trema (Salerno, 20-27 novembre)

Terremoto 80. Ricostruzione e sviluppo (Istituto Nazionale di Urbanistica, Fisciano, 23 e 24 novembre)

Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella storia italiana, Siena, 2 dicembre 2010


Il dossier di Altreconomia

Il dossier di Dodici magazine



20 maggio 2010

Salute e veleni

Anche per questo post devo far riferimento ad argomenti già affrontati; questa volta tocca agli ospedali che chiudono, che stanno sullo stesso piano rispetto alle discariche promesse (e per fortuna mai regalateci), alle fabbriche in chiusura, agli emigranti nuovi e vecchi. L’ospedale di Bisaccia sta per essere chiuso, secondo il nuovo piano di risanamento della sanità in Regione Campania. Qualche mese fa era toccato a Sant’Angelo dei Lombardi, e anche Oliveto Citra, che anche se in provincia di Salerno non è distante dall’Alta Irpinia, rischia di perdere posti letto e reparti.
Sullo sfacelo della sanità regionale non ci sono dubbi, ma io esprimo un concetto di fondo che secondo me dovrebbe essere chiaro a tutti, perché scritto nella Costituzione Italiana: il diritto alla salute, all’istruzione, ad una vita dignitosa sono infatti principi innegabili. Allora, perché un cittadino di Teora, Cairano, Santomenna, Morra non ha diritto ad avere un pronto soccorso ad meno di mezzora di auto (il tempo che serve a essere salvati in caso di infarto, mi pare) e deve andare ad esempio, da Teora ad Ariano Irpino (cioè, più o meno, secondo le stime della Michelin, 52 km e 1 ora e 12 minuti di auto)? Se i tagli sono inevitabili, sarebbe bene potenziare la rete di assistenza dei 118, col contributo del volontariato, e quella delle guardie mediche, potenziando i mezzi e le competenze di questi presidi e garantendo la loro presenza in tutti i paesi o quasi. 
Ma i cittadini dei paesi della Campania interna, per caso, sono tutti evasori fiscali, non pagano le tasse e per questo sono puniti con meno servizi? Sono questi cittadini i responsabili dei disservizi finanziari della Campania e i manager politici o para-politici che grazie alla sanità hanno coltivato clientele e carriere sono martiri al servizio del cittadino? Attenzione, so di rischiare di cadere nel populismo, ma per me curare e istruire  le persone viene prima dei pareggi di bilancio, che sono comunque obiettivi degni di essere raggiunti in un paese civile. Appunto, in un Paese civile.
 
Martedì a Bisaccia una manifestazione su questi problemi (ore 9, piazza Duomo)


30 marzo 2010

L'attualità e la storia

Sulla rivista di storia on line STORIA E FUTURO c'è un mio articolo sulla storia della Protezione Civile e i principali terremoti dell'Italia Repubblicana.


 


 

Rimando ulteriori considerazioni sul presente della Protezione Civile e sulle ultime vicende a tempi più tranquilli. Il mio è un contributo d'approfondimento, che conferma, però, che è sempre nel passato che si trovano le radici del presente. Buona lettura.

I terremoti italiani del secondo dopoguerra e la Protezione civile


15 giugno 2008

Andate al diavolo

Tutti voi che dite: "E beh, da qualche parte bisogna pur metterli". Intanto, la Camorra ringrazia.

Dal Corriere.it

A Savignano Irpino

Tracce radioattive in un carico di rifiuti

Il team di Bertolaso: subito isolato e riportato nel sito di trasferenza per essere smaltito in appositi impianti

NAPOLI - Tracce radioattive sono state trovate in un carico di rifiuti che doveva essere conferito nella discarica di Savignano Irpino. Il carico, ha reso noto la struttura del sottosegretario Guido Bertolaso, è stato immediatamente isolato e riportato nel sito di trasferenza per essere smaltito in appositi impianti. Il sottosegretario ha anche avviato una procedura per risalire ai responsabili del deposito illegale, presentando una denuncia all'autorità giudiziaria.

CARICO - Le tracce radioattive, sottolineano a Savignano Irpino, sono state rilevate «grazie alla capillare capacità di controllo di tutte le componenti che operano presso la discarica, forze dell'ordine, vigili del fuoco ed esercito». Nel carico infatti sono stati trovati alcuni rifiuti di origine ospedaliera su cui sono state rilevate le tracce di una «lieve anomalia radioattiva». «È bene evidente - proseguono dalla struttura di Bertolaso - che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti, come previsto dalla legge, attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L'episodio di oggi conferma, dopo quelli dei giorni scorsi, l'accuratezza dei controlli per garantire il totale rispetto delle norme per il materiale che viene conferito nelle discariche»


25 maggio 2008

Cartolina dal Formicoso





ANDRETTA (Avellino)

Loc. Formicoso

Paesaggio rurale con discarica

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