.
Annunci online

teoraventura
L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


22 giugno 2011

CAIRANO 7X, nuovo look

Quest'anno, il festival dei "piccoli paesi, grande vita" cambia aspetto e organizzazione. Ci saranno 7 appuntamenti diluiti tra maggio e novembre, diversi per temi e per i gruppi che li penseranno.
Il primo appuntamento era alla fine di maggio; da venerdì 24 giugno si apre un nuovo fine settimana di eventi, dibattiti e varie attività: inizia BorgoGiardino.
Tutte le informazioni le trovate sul sito ufficiale di Cairano 7X. Io incollo qui solo il programma di questo weekend e per le altre curiosità rimando ai vari spazi facebook, youtube, flickr etc.
Una sola nota stonata; la Regione Campania non ha incluso questo Festival nei suoi eventi, e quindi non lo supporta finanziariamente, preferendo altre iniziative; l'ennesima porta in faccia all'Alta Irpinia.





Venerdì 24 giugno

ore 16  Chiesa di San Leone 

Borgo Giardino 2011  presentazione del programma  

 ore 16.30 Sala Carissanum 

Laboratorio dell’ Immaginazione a cura di Donatella Mazzoleni  

accoglienza / conoscenza dei partecipanti / conoscenza dei luoghi / ascolto del mito

ore 20

“Terra di Serenate” con i Menestrelli di  Teora nella rappresentazione della serenata rurale e tradizionale / Balcone Carissanum

 sabato 25 giugno

9.00 / 13.00  :  formazione gruppi / esplorazione del borgo / analisi e costruzione delle mappe / prima verifica

 9.30 /13.30  ascolto / comunicazioni con video-proiezione, 14 min. 

15.00 / 19.00  : discussione / costruzione ipotesi di progetto / seconda verifica 

15.30 / 19.30 parola  / interventi programmati e messaggeria libera, 7 min.  

 tra piazza San Leone e sala municipio 

“Mostra di Architettura dello Studio?AAYU Architecten,?Amsterdam”, a cura di Luigi Pucciano

“Mercatini della Nuova Ruralità”, a cura di Antonio Vespucci

“Viaggiatori a Cairano 2011”, presentazione di IrpiniaTurismo

 “Scuola di Cucina”, a cura di A. Gargano, chef del Ristorante la Locanda, S.Angelo d.L.

ore 20 :  Gran Concerto della ‘Banda Musicale Città di Calitri’ / Terrazza Carissanum

 domenica 26 giugno Chiesa di San Leone

9.00 / 12.00 : discussione / elaborazione / presentazione prime ipotesi di progetto

 Laboratorio della Comunicazione a cura di Angelo Verderosa 




  gruppo FACEBOOK                     



http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/



24 aprile 2011

Teora e l'Alt(r)a Irpinia, fra 5 anni




In occasione delleelezioni di cinque anni fa i blog teoresi (questo e vocirpine curato da EnzoBonifazi) esplosero letteralmente di commenti, post, spunti di discussione,temi di polemica. In quei giorni e per i mesi successivi alle elezioni Teora visse una situazione di forte divisione sociale tra fazioni, gruppi, famiglieche appoggiavano questo o quel candidato.

Oggii due candidati alla poltrona di sindaco esprimono toni molto più pacati, le posizioni di 5 anni fa si sono rimescolate, anche seguendo le evoluzioni locali dei partiti. Le parti in campo hanno anche affermato di voler sospendere la campagna elettorale nei giorni prossimi alla Pasqua. Del resto, si sono candidati due esponenti di spicco della maggioranza uscente, sindaco e vicesindaco.

Una lettura diversa potrebbe anche essere questa: il fatto che i toni siano più pacati può essere anche segno che il motivo del contendere è molto meno appetibile orarispetto al passato e che l’animosità teorese si è assopita e ha lasciato il posto a una sonnolenza civica.

Teoraventura nonha finora postato nessuna novità sulle elezioni teoresi. Oggi c’è Facebook, enella pagina facebook di teoraventura trovate tutti le informazioni su liste, articoli della stampa locale, interventi e programmi.  L’informazione irpina sul web sta bene e fa il suo lavoro meglio di quello che potrei fare io che mi occupo di altro, quindi lascio il compito di dare le notizie a Irpinianews, Il Ciriaco, Irpiniareport, Irpinia oggi, Ottopagine, Corriere, Mattino, Buongiorno Irpinia,Opinione Irpina. 

Non scriverònessun parere sulle persone impegnate in questa competizione, facendo a tuttigli auguri affinché chi governerà Teora possa dare per il Paese il meglio nei prossimi 5 anni. Viene certo da pensare a guardare da fuori a queste amministrative irpine e non solo teoresi.

A Lioni, Calitri, Guardia, Calabritto (dove addirittura ci sono 4 liste) le logiche che hanno portato allecandidature sono state quanto meno poco trasparenti, non sembrano esserciparticolari novità né sui temi né sulle modalità con le quali si deve discutere del futuro dei singoli paesi ma ancor di più di tutto il territorio. E’ proprioquesto il punto, è secondo me poco utile parlare dei singoli comuni,  ognuno con il suo campanile e tutti arroccati lì sotto, come i protagonisti del “deserto dei Tartari”.  E’ ormai diventata una lotta per la sopravvivenza, quella delle zone interne della Campania, contro pericoliinterni e esterni sempre più ingombranti. Le divisioni non aiuteranno certo  a risolvere i problemi.

Intanto un teorese si candida a diventare consigliere comunale a Milano, e gli va fatto comunque un in bocca al lupo (nonostante le sue idee politiche siano diversissime dalle mie).

Segnalo due notizie che possono però lasciare qualche spiraglio di positività; una è quelladell’umanità dimostrata nell’ accoglienza dei migranti a Conza, l’altra viene daFrigento, dove il sindaco con 60mila euro ha acquistato sette antenne per garantire una connessione wi-fi a tutto il paese

Appuntamento a fra 5 anni.


26 giugno 2010

Tracce di SUD









10 dicembre 2008

Viaggiando nel vento d'Irpinia

Vi propongo una lettura piacevole, un viaggio paese per paese in Irpinia, tratto da Genteviaggi. Il libro di F. Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela, è stato selezionato tra i migliori dell'anno dalla trasmissione di Radio3 Farhenheit. Complimenti all'autore.

“Restare a casa propria è una negligenza di cui, presto o tardi, si verrà puniti”. Così scrive Paul Morand in un prezioso libretto sul viaggiare. Mettiamoci in viaggio, allora, ma curandoci di non trascurare quei luoghi che aspettano semplicemente che qualcuno li guardi, li riconosca prima che diventino luoghi senza storia e senza geografia.

L’Irpinia è una provincia solo dal punto di vista amministrativo. In realtà si tratta di una regione, costituita di territori molto diversi. Forse la parte più singolare di questa regione è quella che possiamo chiamare Irpinia d’oriente. Un nome che deriva innanzitutto dal fatto che si trova all’estremo lembo orientale della Campania, come una sorta di cuneo che si apre verso la Puglia e la Basilicata. Poi ci sono da considerare la particolare conformazione geografica (tortuosa fascia di terreni miocenici) e la storia di questi luoghi, esposti a continue invasioni dall’est. Basta vedere i volti degli anziani per rendersene conto, facce che parlano un linguaggio forte, deciso, facce che fanno pensare all’armenia, al Caucaso. Nel passaggio che in tante zone del sud si è compiuto dalla civiltà contadina alla modernità incivile, in un mondo che tende ad impastarsi e a divenire come la pasta di granchio giapponese con cui si fa tutto senza assaporare più niente, l’Irpinia d’oriente conserva un suo sapore, e lo si avverte attraversando quelle ragnatele di silenzio e luce che sono i paesi. Qui i paesi sono come fiocchi di neve: non ce ne sono due uguali. E tra un paese e l’altro c’è la terra dell’osso dove nei secoli si è costruita una civiltà della lentezza e del disincanto che accompagnava e un po’ leniva la penosa arretratezza  dei “cafoni”. Chi viene da queste parti deve disporsi a svolgere una serena obiezione alla civiltà della fretta e della distrazione, agli agi e ai disagi che comporta. Questi posti possono inserirsi significativamente nel circuito delle destinazioni rurali interne caratterizzate da un orientamento attrattivo di tipo ambientale, culturale e gastronomico: qui si può ancora respirare aria pulita, pensare a piedi, mangiare buon cibo.

 

Il viaggio inizia da Bisaccia, dal suo castello a lungo frequentato dai poeti. A parte il soggiorno di Torquato Tasso, qui Federico II riuniva a volte i poeti della sua scuola. Il paese ha una piazza da cui quando l’aria è chiara si vede il tavoliere di Puglia, la nuca sassosa del Gargano. Possono sconfortare i filari di case chiuse, l’assenza di dolci fanciulle a spasso, il vento spinoso che soffia anche d’estate, ma poi capitano certi giorni in cui la luce sembra la stessa dalle sette del mattino fino al tramonto, una luce che non sembra provenire da alcun luogo e ti fa stare nel paese con la sensazione che sei arrivato in un posto che non scorderai. A Bisaccia il verde dura meno di un mese, è il verde del grano che a fine maggio comincia ad ingiallire, a perdere il rosso dei papaveri. In quel grano da qualche anno si sollevano le grandi pale eoliche, sculture in movimento che a volt

e tagliano le nuvole basse in visita al paese. Non ci sono vetrine e il maestoso castello non ha altro che pietre. Da quasi trent’anni importanti reperti archeologici non riescono a trovare una degna sistemazione e questo è un po’ l’emblema di un paese che è un museo della vita mancata.

 

Per trovare un museo vero bisogna arrivare ad Aquilonia. Ma qui a mancare è il paese. Del vecchio abitato è rimasto qualcosa che adesso si vorrebbe far rivivere per fini turistici. Intanto, l’unica attrazione di Aquilonia è il museo della civiltà contadina. Si può dire che ormai ce n’è uno in ogni contrada, un po’ come le statue di Padre Pio, ma questo è davvero ben fatto, completo, organizzato con rigore. Il tutto si deve alla straordinaria passione e competenza di un uomo che si chiama Mimì Tartaglia. L’impresa gli è riuscita perché ha vissuto a lungo lontano dal borgo natio e si è tenuto lontano dai suoi succhi venefici. La sua collezione di “roba vecchia” all’inizio era oggetto di derisione. Ora non è più così, ora il passato non è più una cosa di cui disfarsi.

 

Anche a Calitri c’è un museo, quello della ceramica. Lo hanno costruito nel punto più alto, sistemando una serie di case che erano state danneggiate dal sisma dell’ottanta. La ceramica è una peculiarità autentica del luogo, ma se non si ha voglia di vedere anfore e vasi si può fare un giro nel centro antico. Qui il paese c’è e se lo si vede dalla zona detta di Santa Lucia ti offre una visione incantevole. Il disegno era dato dalla collina. Gli uomini ci hanno messo una sopra l’altra le loro povere case. Insomma, il tutto è straordinariamente superiore alla somma delle parti.

 

Da Calitri si va giù per un gomitolo di curve, poi un po’ di pianura ed ecco spuntare un altro paese in cui bisogna assolutamente fermarsi. Conza fu completamente distrutta dal terremoto dell’ottanta. Il luogo non venne spianato dalle ruspe. La nuova Conza fu ricostruita nella valle e ci si può passare in macchina per capire quanto sia geneticamente diversa dall’originale. Invece il paese vecchio si può solo percorrerlo a piedi fino a salire al campo sportivo che sta in cima alla collina. È il fascino dei luoghi abbandonati dall’uomo e che la natura lentamente si riprende. In una casa è cresciuto un fico, un’altra sembra la teca di un’erboristeria. C’è solo il rumore di qualche lucertola che guizza tra le pietre. Questo non è un posto da visitare in molti, venire qui è un po’ come andare al cimitero. Bisogna venirci da soli o con persone care. Si può restare mezz’ora o un intero pomeriggio, comunque si deposita il senso di aver visto qualcosa che ci rende meno apatici e indifferenti.

 

Da Conza si prosegue per Lioni dove ci si può fermare per comprare degli ottimi latticini. La meta però è più avanti, è l’abbazia del Goleto. Ancora un luogo di grandi suggestioni. C’è solo qualche monaco che si muove in punta di piedi. Il complesso è stato restaurato dopo il terremoto e offre manufatti artistici e architettonici di notevole pregio. Ma, come a Calitri, il tutto è superiore alla somma delle parti. Si può scattare qualche foto per dire agli amici che siamo stati in un posto bello, ma forse è meglio tirar fuori dalla borsa un libro e leggersi qualche pagina seduti su uno scalino. Stare qui è come accarezzare la propria vita e non c’è fretta di curiosare nella brochure che racconta l’affascinante storia di quest’abbazia. Bisogna solo accordarsi col respiro del luogo e piano piano il luogo ti porta dentro la sua quiete, te la soffia e non ti senti più naufrago. Senti che per un po’ sei salvo, in disparte dalla rissa e dall’inconcludente clamore di ogni giorno.

 

Il viaggio prosegue verso Rocca San Felice. Il borgo antico è stato tutto ricostruito con le pietre. Dovrebbe essere un allettamento per turisti. La gente del posto preferisce abitare le case col garage e la sala rustica. Il centro del paese è un bel tiglio e tutto accade un po’ lì, fuori dalla sua ombra è già periferia. Da queste parti si trova la Mefite, una pozza di fango grigiastro che per Virgilio era la porta degli inferi e che può essere una trappola mortale per chi ha l’ardire di avvicinarsi troppo. Più agevole salire verso la Rocca dove Federico II fece rinchiudere suo figlio Enrico. La salita è breve, ma ripida. Si arriva su con un filo d’affanno e se con voi c’è qualcuno che vi vuole abbracciare, qui sentirete meglio che altrove il dolce brivido di avere un corpo, di essere vivi.

 

A proposito di abbracci, la prossima visita è a Gesualdo dove soggiornò il grande madrigalista Carlo Gesualdo che si ritirò nel bellissimo castello dopo aver ucciso la moglie rea di flagrante  adulterio. Il “principe dei musici” vi rimase diciotto anni e compose molta della sua musica che, assieme alle vicende della sua vita, ne ha fatto un personaggio di grande interesse. Werner Herzog qui ha girato un film e un progetto simile aveva Bernardo Bertolucci. Il paese ha un edificio assai curioso che chiamano Cappellone, una bella fontana e tanti portali di pregevole fattura. Il paesaggio comincia a essere diverso da quello dell’irpinia d’oriente. Lì c’è solo grano. Da qui s’intravedono le colline che danno i grandi vini come il Taurasi o il Greco di Tufo. Siamo vicini a Fontanarosa, la meta finale del nostro viaggio.

 

A Fontanarosa si fanno ottimi salumi, si lavora la pietra con antica maestria. Ad agosto i buoi tirano il carro di paglia, straordinaria creazione collettiva che ha resistito ai vaneggiamenti della modernità. Siamo in un paese dalle mani buone. Forse non basta a farne una località di grande attrazione turistica, ma una breve visita se la merita, come la meritano quasi tutti i paesi irpini che  non abbiamo elencato. Penso innanzitutto a Senerchia e a Zungoli e poi, solo per dirne alcuni, a Frigento, Greci, Montefusco, Trevico, Montemiletto, Torella, Cairano, Avella, Monteverde.

 

L’Irpinia, dunque, è la terra dei paesi. Ce ne sono centodiciannove, piccoli e piccolissimi (uno solo supera i quindicimila abitanti). Sono paesi da due righe nella garzantina universale, ma a visitarli può venirne ancora qualche sentimento.


15 agosto 2007

lettura per l'estate/2

Rapone, la sera, è pieno di rondini e bambini. C’è la festa di San Vito con tappeti di fiori, banda che suona Fratelli d’Italia, prelati con il sindaco, il concerto di Orietta Berti. Ma mentre chiacchiero con un paesano che mi offre del vino e una badante rumena di nome Doana, chi ti vedo arrivare? Vinicio Capossela, l’uccello notturno della canzone italiana, il bardo già incontrato al Nord, nella seconda notte del viaggio appenninico, segnata da un indimenticabile bisboccia con fuoco, salsicce in aperta campagna. E’ vestito di nero, attillato e lustro, da capo zingaro, con in testa un Borsalino nero. Si è già infilato, felice, nella Topolino. La concupisce, la annusa. Ignora un gruppo di ragazzine che improvvisano sulla strada un balletto in suo onore. […] Vinicio è uomo di radici forti e di etimo trasparente. Prende il cognome da Capo del Sele, cioè sorgente del Sele, il fiume tirrenico che nasce a due passi dall’Ofanto.

Il folle viaggio comincia alla nove della sera, in fondo valle, sull’ Ofanto serpeggiante di brume, con la Topolino blu che fila nel buio tra i canneti, illumina con i fari capannoni dimessi, cani sciolti, scali merci e binari abbandonati. In alto, sulla collina, sotto le stelle dell’ Orsa, Calitri, in rotta fra i grilli come un transatlantico dai centro oblò illuminati, ammiraglia di una flotta di paesi naviganti. “Quella è la mia Macondo,” sorride Vinicio, come se indicasse Gerusalemme dal Getsemani la notte del tradimento di Giuda. Esce dall’ automobilina, cerca tra lucciole e rovi, un po’ Cristo e un po’ ladrone. Trova un varco in mezzo agli alberi di gelido, dove la vista si apre. Da qui, i contrafforti antisismici del paese paiono i costoloni di uno strano capodoglio, sospeso come un dirigibile sul cielo dell’Alta Irpina. Forse è il mostro sentito in fondo alla galleria di valico sotto il Mugello. Ah Calitri, terra di famiglia di Capossela Vinicio, nato emigrante in Amburgo e cresciuto emigrante in Emilia quando i terroni erano chiamati marrucchein! Calitri dei ritorni e degli amici. Calitri dei mandolini, avamposto campano sulla Basilicata, luccicante tra costellazioni di paesi, rossi mozziconi nel buio. Come nelle storie di Màrquez, anche qui visibile e invisibile si sovrappongono, formano mondi paralleli. Il sentiero della Cupa è gli angoli bui dell’anima. L’Ofanto è la valle del Giordano, il fonte battesimale, il luogo della rigenerazione. I tornanti dal fiume fin su al paese, l’ascensione nei meandri del tempo. Il bosco della Frascineta, dove la Luna splende come in nessun altro luogo, e lo spazio arcano del fauno e di antiche divinità pagane alla macchina. E l’altopiano della Formicosa dove tira aria da tutti i lati e nulla ti protegge, è la Mancia di don Chisciotte e dei mulini a vento. Una, due luci, un sentierino di ghiaia, risate, strimpellar di mandolino.

È una festa. Anzi, di più. A Calitri la chiamano “conversazione. “ Roba partigiana per soli uomini, quando si mangia in allegria e si canta in sonetti, gli stornelli del Sud. Il posto è una baracca rimessa in ordine, con pergolato e i tavoli già apparecchiati. Anche in cucina, solo maschi attorno a padelle e girarrosti: una sorpresa – o forse, una trasgressione – nella terra dove fuochi, pentoloni e fornacelle sono monopolio delle donne. Vestali e padrone delle penombre di casa. A tavola ci si chiama per soprannome, all’amica. Per esempio: Spaccacipogghia, ‘Ntrantola, ‘ o Carnefice. Ci sono anche Tuttacreta e ‘ o Cinese, rispettivamente fisarmonicista e cantante; ex maestri del liscio, oggi pilastri della Banda della Posta, così chiamata per la tenacia con cui i suddetti piantonano l’ufficio poste e telegrafi, erogatore della pensione. Si scaldano gli strumenti arrivano gli antipasti. E intanto il barbiere Gianni Sicuranza con il suo “cumpà” Jucci r’Bellino, pontefici massimi del sonetto, mi istruiscono sui santi protettori della zona. Politeismo puro. Esempio: Gerardo, santo delle partorienti. Santa Liggia, la mirabolante protettrice dei ciucci, cioè gli asini. Ce n’è per tutti i giunti, e non sai se siano santi davvero o personaggi da commedia dell’ arte. Esempio: san Martino, nume tutelare delle donne dal seno grande, feconde dee madri del Sud. Ma il massimo è san Liborio, eh sì, san Liborio, quello non lo si invoca mai abbastanza. Il provvidenziale Liborio, protettore dei “cornuti volontari”, che suscita ovazioni tra i commensali e tante benedette opportunità mette su piazza. Vinicio vola fra i tavoli come un grande pipistrello nero, è ciucco, ma commosso e felice. Lui, che dovrebbe cantare, ascolta come uno scolaro. (2/continua)

sfoglia     maggio        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
altra irpinia
sto leggendo...
Terremoti e dintorni

VAI A VEDERE

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA
TERREMOTO IRPINIA-Storia e memoria
TU SI NAT IN ITALY
Officina Solidale
Osservatorio sul Doposisma
Fondazione Mida
ORENT
Storia e futuro
Antonello Caporale
G. Silei
AISO Italia
Lavoro culturale
Volontariato oggi
le terre che tremarono (Belìce)
Tiere Motus- Friuli 1976
Napoli monitor
Spinoza
Doctor Brand
pearl jam
PRO LOCO TEORA
NUOVO MILLENNIO
Roberto Rotonda blog
Amici della bici
orizzonte scuola
siena news
ottopagine
il mattino
corriere irpinia
ALTirpinia
Il Ciriaco
il portale di teora
Bradipo Nevrotico
flyfra-giokoliere
palio
storia di lioni
L'alambicco di S. Cesario
SE la Capo
Piccoli paesi
Comunità Provvisorie


 

Chi sono

 
 

file:///C:/Users/Stefano/Desktop/vogliamo_viaggiare.jpg

 

Stefano Ventura

Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

2a edizione

Mephite

COMPRALO ONLINE

IL BLOG DEL LIBRO

Vogliamo viaggiare non emigrare_Ventura.jpg

 

 
 

SISMOGRAFIE.

Tornare all'Aquila 1000 giorni dopo il sisma

 

 

 

 

Teoraventura

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

 

 

  

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

http://www.wikio.it

 

  

 

Contributi sparsi

I terremoti italiani e la Protezione Civile

Il terremoto del 1980. Storiografia e memoria

30 anni di terremoti italiani

Irpinia 1980, viaggio nel terremoto

L'emergenza e i soccorsi, dalle memorie alla Protezione civile

Le industrie, 30 anni dopo 

Il lavoro in Irpinia negli anni del terremoto

I comuni del terremoto dalla ricostruzione al futuro

I ragazzi dell'Ufficio di Piano. La ricostruzione urbanistica in Irpinia

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale (prefazione)

I confinati in Irpinia durante il fascismo

Le industrie del dopo terremoto in Campania e Basilicata

OkNotizie 

 

Gli Angeli Del Terremoto_Stefano Ventura_2010

Le Industrie Del Dopoterremoto_Stefano Ventura

L'Irpinia, la Crisi e lo spopolamento

Wikio - Top dei blog

CERCA