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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


9 maggio 2012

E' uscito "Sismografie. Tornare a l'Aquila mille giorni dopo il sisma"


SISMOGRAFIE. Tornare all'Aquila mille giorni dopo il sisma è il titolo di un volume collettivo nato dalle pagine web di Lavoro Culturale, un blog cultural-letterario che raccoglie contributi e discussioni ed è promosso e gestito da giovani studiosi e studenti dell'Università di Siena.

Da una serie di saggi e articoli sul terremoto dell'Aquila del 2009 è nata l'idea di dar vita a un volume di riflessione a più voci.


LEGGI LA RECENSIONE SU CARMILLA

 

LA SEZIONE SISMOGRAFIE SU LAVORO CULTURALE


1 maggio 2010

Protezione, Civile e partecipata

 

Quest’anno, anno 30 del dopo terremoto che fa da spartiacque alla storia d’Irpinia, sarà così: attualità, mass media, suggestioni e fatti del passato e letture possibili del futuro si sovrapporranno in continuazione, con continui richiami a fenomeni ciclici o straordinari.

Personalmente ho trattato il tema della genesi e dell’evoluzione della protezione civile diverse volte; prima per Nuovo Millennio due anni fa e oggi su una rivista on line di storia, Storia e Futuro. Sarà questa la linea su cui cercherò, da studioso, di percorrere i prossimi mesi, in vista del 23 novembre 2010, data di arrivo di un percorso di lavoro e speriamo di partenza per un discorso collettivo di tutela e trasmissione della memoria (è la 127esima volta che dico questa frase…) .

In questi scorsi mesi, il frastuono nato attorno alla Protezione Civile e al suo Capo Guido Bertolaso hanno riportato di nuovo, dopo il terremoto di Haiti e quello del Cile, sulle prime pagine di giornali e tg il rapporto tra istituzioni ed emergenze, vere o finte che siano. In effetti, considerare il Giubileo, la morte di Papa Woityla e i mondiali di nuoto e di ciclismo eventi da affidare a gestioni straordinarie e denominarli “grandi eventi” ha provocato una degenerazione di fatto del ruolo storico per cui era nata la protezione civile; questo sta al di fuori delle indagini giudiziarie che faranno il loro corso e stabiliranno le eventuali responsabilità.

Un giudizio serio ed equilibrato viene da chi ha plasmato la legge italiana sulla Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, lo trovate qui con un'intervista e qui c'è la video-intervista.

Nei giorni scorsi ho partecipato a un convegno a Firenze dove si è parlato di Protezione civile, unendo le esperienze accademiche e di ricerca alla narrazione collettiva dei volontari, facenti parte di grandi movimenti come l’Anpas e la Misericordia. Il tema era volontariato e partecipazione, la chiave di lettura, fornita anche dai molti aquilani presenti e intervenuti, era quella di una struttura di Protezione Civile più attenta ai temi di prevenzione e previsione, appunto con la sua reti di associazioni e strutture sul territorio, e quindi attenta a temi come lo stupro del paesaggio e la sfida al territorio, specie dove questo è più fragile (e questo in Italia vuol dire quasi ovunque).

La gestione dei grandi eventi e di progetti e anche appalti che potrebbero benissimo essere ricondotti ad amministrazioni ordinarie distrae la Protezione Civile da questo compito, al di là di polemiche e inchieste giudiziarie che poi alimentano confusione e anche dubbi. Queste cose le dice Zamberletti, colui che ha scritto le norme di Protezione Civile del nostro paese, e che ha gestito le emergenze coniugando efficienza e dialogo, senza mai attraversare inchieste e scandali.

Se parliamo di modelli relativi alle emergenze, non possiamo lasciarci condizionare da contingenze e vulgate mediatiche; l’Aquila e l’Abruzzo hanno una storia a sé, così come l’Irpinia, il Friuli e l’Umbria, ogni emergenza è gestita secondo le direttive che i governi all’opera dettano. Ma proprio questo fa sorgere un’idea, già accennata in passato da chi si è occupato di legislazione e provvedimenti straordinari per le emergenze: una legge quadro, un riferimento generale per ogni disastro o emergenza (reale e non costruita), declinabile a seconda di territori e contesti colpiti, con le voci di spesa necessarie e relative, con la suddivisione dei compiti tra volontariato, protezione civile, competenze tecniche e amministrazioni dello stato. L’’Italia ha sempre avuto una costante spina dorsale, diffusa più o meno su tutto il suo territorio: il volontariato, il vero motore della protezione civile; se la testa (nel nostro caso il Dipartimento nazionale) pretende di fare scelte scollegate dal suo corpo (le associazioni di volontariato), non è detto che il corpo reagisca bene, anzi. 


30 marzo 2010

L'attualità e la storia

Sulla rivista di storia on line STORIA E FUTURO c'è un mio articolo sulla storia della Protezione Civile e i principali terremoti dell'Italia Repubblicana.


 


 

Rimando ulteriori considerazioni sul presente della Protezione Civile e sulle ultime vicende a tempi più tranquilli. Il mio è un contributo d'approfondimento, che conferma, però, che è sempre nel passato che si trovano le radici del presente. Buona lettura.

I terremoti italiani del secondo dopoguerra e la Protezione civile


16 maggio 2009

L'Aquila e il terremoto: impressioni dal vivo

Ho trascorso 5 giorni in Abruzzo, precisamente in due campi nei pressi de L’Aquila. I primi giorni ero a Coppito, in un campo gestito dalla CGIL e dove i volontari erano quasi tutti ragazzi, indaffarati a preparare i pasti giornalieri per i terremotati (circa 180), a fare animazione per i bambini, a rendere praticabili i servizi igienici. Poi mi sono aggregato al gruppo della Misericordia di Teora, 8 componenti, assegnati al campo di Bazzano. Tra loro c’era anche Piero Sibilia, studente teorese all’Aquila, che era ritornato per informarsi sulla ripresa delle attività universitarie e per spronare i propri colleghi (Piero è anche rappresentante degli studenti) a fare qualcosa per indirizzare nel modo più opportuno il futuro dell’Università (per gli studenti fuorisede i problemi sono molti).
Tutti i campi sono gestiti dalla Protezione Civile e dalle associazioni ad essa collegate. Tuttavia il caos dovuto all’emergenza e alla presenza di un numero molto alto di volontari ( in alcuni casi sicuramente eccessivo)   è enorme; tra i volontari e i terremotati ci sono pochissimi momenti di confronto e di condivisione, fatto salvo il momento dei pasti e pochi altri. Non si tengono assemblee, non si parla, non si progettano collaborazioni o legami tra gli sfollati e le associazioni, gli enti locali, i singoli che vogliono dare il proprio contributo. Ho già detto quello che penso sul decreto in due blog sorti dopo il terremoto ad opera di alcuni giovani aquilani (3 e 32 e aiuto terremoto). La partecipazione delle comunità alle decisioni sugli insediamenti provvisori è nulla, così come c’è molta incertezza su come, quando e a chi verranno assegnati i fondi per ricostruire.
Se l’esigenza della rapidità è reale, a causa delle condizioni delle tendopoli, non si possono mettere a margine le comunità dalle scelte; la decisione su dove collocare i 20 insediamenti di moduli antisismici, tutti uguali, è già stata presa dall’entourage di Bertolaso. L’idea iniziale era di accorpare tutti in un unico insediamento per 15-20 mila persone, mentre il territorio dell’Aquila è frazionato in una costellazione di piccole frazioni su un’area sviluppatasi in maniera longitudinale.
Per quanto mi riguarda ho cercato di parlare con diverse persone, spiegando come fu gestita in Irpinia la fase dell’emergenza e quali furono i problemi che poi causarono la dispersione e la cattiva gestione dei fondi per la ricostruzione; ho avuto modo anche di essere intervistato dalla tv locale, Tv uno. Lì ho cercato di dire che la solidarietà all’interno delle comunità, la visione d’insieme, il rifuggire da gigantismi estranei al territorio, sono le basi su cui ricostruire. Mi è sembrato che tra i terremotati ci fossero già tensioni e nervosismi, più che comprensibili. Se ai volontari venisse assegnato un ruolo più importante, di supporto e di condivisione, invece che il semplice lavoro materiale, i terremotati potrebbero certamente avvantaggiarsene. In Irpinia, quando la Protezione Civile non esisteva, furono i volontari giunti da tutta Italia e dall’estero, a dare una mano non solo materiale, ma morale, ai terremotati, insegnando loro cose nuove e promuovendo momenti di socialità e legami che sono durati negli anni.
Comunque noi irpini abbiamo il dovere di collaborare e di far conoscere la nostra esperienza, sia per essere d’aiuto agli abruzzesi, sia per rielaborare e rafforzare la memoria del nostro terremoto


15 giugno 2008

Andate al diavolo

Tutti voi che dite: "E beh, da qualche parte bisogna pur metterli". Intanto, la Camorra ringrazia.

Dal Corriere.it

A Savignano Irpino

Tracce radioattive in un carico di rifiuti

Il team di Bertolaso: subito isolato e riportato nel sito di trasferenza per essere smaltito in appositi impianti

NAPOLI - Tracce radioattive sono state trovate in un carico di rifiuti che doveva essere conferito nella discarica di Savignano Irpino. Il carico, ha reso noto la struttura del sottosegretario Guido Bertolaso, è stato immediatamente isolato e riportato nel sito di trasferenza per essere smaltito in appositi impianti. Il sottosegretario ha anche avviato una procedura per risalire ai responsabili del deposito illegale, presentando una denuncia all'autorità giudiziaria.

CARICO - Le tracce radioattive, sottolineano a Savignano Irpino, sono state rilevate «grazie alla capillare capacità di controllo di tutte le componenti che operano presso la discarica, forze dell'ordine, vigili del fuoco ed esercito». Nel carico infatti sono stati trovati alcuni rifiuti di origine ospedaliera su cui sono state rilevate le tracce di una «lieve anomalia radioattiva». «È bene evidente - proseguono dalla struttura di Bertolaso - che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti, come previsto dalla legge, attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L'episodio di oggi conferma, dopo quelli dei giorni scorsi, l'accuratezza dei controlli per garantire il totale rispetto delle norme per il materiale che viene conferito nelle discariche»


25 maggio 2008

Cartolina dal Formicoso





ANDRETTA (Avellino)

Loc. Formicoso

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