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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


12 agosto 2014

Parole vuote e autoreferenzialità

Anche quest'anno ho trascorso una decina di giorni a Teora e una settimana in Basilicata, in famiglia e con gli amici, senza particolari soggiorni marittimi o altro.

Negli ultimi anni il filo che mi tiene legato ai luoghi d'origine si è allentato, per motivi lavorativi: torno meno spesso, curo meno i rapporti con le persone con le quali ho avuto modo di collaborare nel recente passato, cerco di portare a termine cose mirate e agili.
Ho provato, anche a questo giro, a proporre progetti, idee e percorsi che ritengo fattibili, a costo zero o quasi, ho provato a capire quali interlocutori fossero più attenti, ho provato a riprendere il filo di tante cose fatte in passato. Non ci sono riuscito, se non in minima parte, e la colpa non è solo mia.
Si parla tanto, in pubbliche occasioni, e le parole sono sempre le stesse: territorio, sviluppo locale , turismo, giovani, occupazione. Non sono solo politici e amministratori a pronunciarle, ma anche presidenti di associazioni locali, intellettuali da paese, portatori di piccoli interessi, attivisti di qualche nicchia specifica.
Devo dire che in questo elenco ci sono anche persone davvero in gamba, che ci provano. 
Ma lo sconforto è la scollatura, la mancanza di dialogo, l'assurda autoreferenzialità che separa i singoli campanili, i piccoli gruppi, chi dovrebbe occuparsi di bene pubblico. 
Scrivere queste righe mi riesce difficile, sono frasi e osservazioni che possono sembrare retoriche.
Dico solo che, anche da lontano, anche per pochi giorni all'anno, anche con poche competenze, avrei voluto e voglio dare un contributo all'Irpinia, al Sud che conosco meglio e che cerco di capire attraverso l'approfondimento, lo studio. 
Ma se ti trovi di fronte a telefonate rifiutate di continuo, a mail con progetti e proposte ignorate, ad appuntamenti rinviati e a impegni non rispettati, a tempi biblici per fare cose minime, allora ti viene da pensare che è inutile sperare in positivo. 
Vorrà dire che le energie andranno spese altrove, con interlocutori più attenti, tempi più rapidi e forse più soddisfazione.
Senza rancore 


14 settembre 2012

Terroni, briganti, meridionali: il dibattito, le polemiche, i fatti storici

Questo pezzo è uscito sull'ultimo numero di Nuovo Millennio - Echi di Teora. 



Terroni, briganti, meridionali: i problemi del Sud,150 anni dopo

 

Stefano Ventura

 

Nel 2011 si sono svolte le celebrazioni per i 150 anni trascorsi dall’ Unità d’Italia, con una giornata di festa nazionale, il 17 marzo, e una lunga serie di eventi, convegni e altrettanti libri e studi pubblicati.

Festeggiare la ricorrenza dell’Unità ha provocato molte polemiche da parte di chi quell’Unità la digerisce malvolentieri, perché vede uno squilibrio nella distribuzione di tasse e sovvenzioni, di contributi e sprechi tra Nord e Sud; in particolare la Lega Nord ha puntato il dito più volte contro le celebrazioni e anche contro i simboli nazionali, tricolore in particolare.Sulle tesi e gli argomenti usati, però, bisognerebbe parlare a lungo e scendere in profondità, mentre spesso si usano cifre ed esempi utili solo alle argomentazioni di parte.

Però si sono potute ascoltare anche versioni totalmente opposte, alcuni libri e teorie, di chiara impronta meridionalistica, che prendevano di mira il modo in cui fu unificata l’Italia. Tra questi saggi  ha riscosso insperati successi di vendita (250mila copie vendute) il libro di Pino Aprile, “Terroni.Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero“meridionali” (Piemme edizioni). 

L’idea di fondo del volume è quella di svelare e dare testimonianza delle tante ingiustizie compiute ai danni della popolazione meridionale dal momento dell’unificazione in poi, inaugurando una storia segnata nel corso dei decenni dall’emigrazione e dalla leva militare obbligatoria.

La polemica su come è stata unificato il Paese, a danno del Meridione, è la spina dorsale delle argomentazioni di Pino Aprile. Si parla, per esempio, di “saccheggio del Sud”, e in particolare del prelievo di cifre rilevanti di denari dalle banche del Sud a vantaggio delle casse statali del Regno d’Italia. Inoltre, si descrive la feroce guerra civile dei soldati piemontesi contro i briganti e si parla  di subalternità, cioè di quel senso di inferiorità costruito in piccole dosi tra i cittadini del Sud.

La tesi del saccheggio delle risorse del Sud a favore del nuovo Stato pare avere come affermazione implicita il fatto che la situazione del Mezzogiorno, prima dell’Unità, fosse migliore di quella successiva all’annessione alla spedizione dei Mille. Le cifre, che tra l’altro nel libro di Aprile non mancano, e la lettura complessiva ci dicono che il Mezzogiorno del 1860-61 era prevalentemente povero, dominato dal latifondo, con una assoluta scarsità di mezzi e di condizioni preliminari a una parvenza di sviluppo.Un dato per tutti: al Sud i chilometri di ferrovia erano pari a un quarto diquelli delle regioni settentrionali.

Le pagine di letterati e di vari intellettuali, anche stranieri, ci testimoniano di come, al di là di Napoli e Palermo, il Sud fosseuna enorme distesa di boschi e territori inospitali, in cui si annidavano i banditi e varie malattie (il tifo, la malaria). Agli inizi dell’Ottocento,Creuze de Lesser affermava lapidariamente: “l’Europa finisce a Napoli e vifinisce assai male. La Calabria, la Sicilia, tutto il resto appartiene all’Africa”.

Proprio in quegli anni, però, si misero in bella luce numerosi storici e politici meridionali, che lottarono con entusiasmo e alto valore morale per risolvere i problemi del Sud all’interno del nuovo Stato, in Parlamento e nelle istituzioni; tra questi ricordiamo Francesco Saverio Nitti (originario di Melfi), Giustino Fortunato da Rionero in Vulture, gli irpini Francesco De Sanctis e Pasquale Stanislao Mancini.

Aprile nel suo “Terroni” analizza in profondità le forme e gli episodi che caratterizzarono il brigantaggio (“finora avevamo i briganti” – sottolinea Aprile citando fonti dell’epoca – “e vi hanno briganti quando il popolo non li aiuta, quando si ruba per vivere o morire con la pancia piena, vi ha il brigantaggio quando la causa del brigante è causa del popolo”).

E’ evidente il giudizio severo dell’autore nei confronti dell’azione repressiva adottata dai Savoia subito dopo l’Unità ( il capitoloche affronta il brigantaggio è intitolato “La strage”). Il tema che passa sottola definizione generica di brigantaggio è stato trattato in maniera contraddittoria dalla storia nazionale, senza contributi specifici di particolare peso, mentre sono molte le opere di storia locale e saggistica prodotte da autorimeridionali, così come attraverso la musica è stata recuperata e diffusa unavalenza quasi eroica dell’esperienza ribelle dei briganti.

E’ senza dubbio illuminante leggere le pagine di chi havissuto da attore protagonista quelle vicende, come ad esempio Carmine Donatelli Crocco, di Rionero in Vulture, che ha messo per iscritto le sue memorie mentre scontava la sua pena (il libro si chiama Come divenni brigante). Nelle sue considerazioni, Crocco ammette e descrive anche gli aspetti più cruenti e violenti delle azioni di guerriglia dei briganti contro l’esercito piemontese e contro chi nel Sud lo sosteneva, e spiega chiaramente le motivazioni che spingevano alla ribellione, e nel suo caso particolare le ingiustizie subite dalla sua famiglia per mano di un signorotto locale.

Se il numero di meridionali che perse la vita in quella vera e propria guerra civile fu senza dubbio troppo alto, è anche vero che lareazione dei ribelli era di difesa e di distruzione, ma non proponeva nessunasoluzione alternativa per il destino del Sud, se non il ritorno allo status quoborbonico. Rispetto a un'altra delle tesi forti del libro di Aprile, quella della “educazione alla minorità”, sembra che in 150 anni non sia cambiato niente, perché è questa una visione passiva e piagnona della propria realtà; se il Sud non acquista consapevolezza dei suoi problemi reali e non si rende protagonista diretto della soluzione degli stessi, anziché chiedere che sianoaltri a farlo, difficilmente l’eterna questione meridionale potrà avviarsi a un esito positivo.


12 aprile 2012

CO/Auletta, le tue idee abitano qui




14-16 aprile: il workshop finale del concorso di idee

CO/Auletta: le tue idee abitano qui

Il workshop

I progetti selezionati


Sabato 14 aprile alle 9,30 presso la Casa delle parole ad Auletta inizierà il confronto tra partecipanti, organizzatori e giuria. Ospite Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento Europeo. Alle 17,30, presso il Museo MIdA01 a Pertosa, si terrà l’incontro “Chi ci accompagna nell’internazionalizzazione” con Silverio Ianniello (consigliere Fondazione MIdA), Antonio Marino (direttore generale BCC di Aquara), Stefano Aumenta (direttore generale BCC di Sassano), Carlo Barbieri (ICCREA Holding), Pietro Celi (direttore del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico), Nicola Falcone (presidente API salerno), Virgilio Gay (direttore Fondazione MIdA), Massimo Lo Cicero (economista).

Domenica 15 aprile alle 10,00, invece, il presidente dell’associazione RENA Francesco Luccisano e la direttrice scientifica della Fondazione MIdA Mariana Amato incontreranno ad Auletta i finalisti. Ospiti i governatori Stefano Caldoro (presidente Regione Campania) e Vito De Filippo (presidente Regione Basilicata), nonché Fabrizio Barca (ministro per la Coesione Territoriale).

Caldoro, De Filippo e Barca interverranno poi alle 11,30 presso il MIdA01 a Pertosa al dibattito “SUD – Liberare le energie, far vincere le idee”, a cura di Antonello Caporale, giornalista di Repubblica e direttore dell’Osservatorio permanente sul dopo sisma. Al tavolo dei relatori lo scrittore Pino Aprile, il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo, il direttore della Fondazione MIdA Virgilio Gay, il giornalista Gianluigi Paragone e il presidente di Symbola Ermete Realacci. 

Aperto ufficialmente il 26 novembre 2011 e conclusosi il 16 febbraio 2012, “Co/Auletta” è un progetto partecipativo volto a raccogliere idee a livello internazionale per la ristrutturazione del Parco a ruderi di Auletta, comune salernitano gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Il progetto, promosso dalla Fondazione MIdA e dal comune di Auletta, è stato ideato e coordinato da RENA con la collaborazione di Snark – space making

Su 56 proposte pervenute - il 15% delle quali dall’estero (Spagna, Regno Unito, Danimarca, Germania, Messico) – i gruppi che  secondo la valutazione della giuria, “costituiscono la migliore squadra possibile per garantire agli enti banditori, in caso di prosecuzione del rapporto, il miglior svolgimento possibile del processo”, sono: Lucchetti/Sghedoni (Can Auletta feed itself?), Vida+facil (Le mie idee cercano casa qui!), Allies & Morrison urban architects (My Auletta), Agenzia aste e nodi (Scenari possibili), Qart progetti (Auletta paese che parla).

 

La tipologia dei gruppi partecipanti spazia dai più ovvi professionisti, a imprese, a rappresentanti del terzo settore, a gruppi interni, a istituzioni universitarie, a studenti. Primeggiano le discipline classiche della progettazione orientate all’ambiente urbano, mentre i profili di scienze sociali, comunicazione, arti visive, management e “green” insieme rappresentano una massa critica che pareggia la presenza delle tradizionali aree professionali. Il 52% dei partecipanti ha dichiarato di avere costituito il team di co/A appositamente per il bando. Nel complesso, circa 390 persone hanno lavorato al concorso, con un’età media di 33 anni.


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7 marzo 2011

I conti con la memoria

Su IL CIRIACO (un nuovo punto di informazione sulla nostra provincia, al quale va il mio personale in bocca al lupo!) c'è una riflessione su memoria, terremoto e trentennale. Buona lettura.



4 novembre 2010

Trentennale, le anticipazioni

Sul blog terremoto irpinia c’è un elenco di alcuni degli appuntamenti che si svolgeranno nei prossimi giorni per commemorare i 30 anni dal terremoto del 1980.

Il 15 novembre presenterò al circolo della stampa di Avellino (Corso Vittorio Emanuele, ore 17 e 30) il mio libro sul terremoto. Si intitola “Non sembrava novembre quella sera” (Mephite). Appena sarà uscito pubblicherò una pagina web con una scheda descrittiva e le informazioni su dove trovarlo e come acquistarlo su internet.

Domenica parlerò del libro alla trasmissione Zazà su Radio3 (ore 16)



Una foto dal reportage di Dodici


Segnalo qualche collegamento ai programmi di alcuni convegni, a dossier di riviste e magazine e a siti di approfondimento.

La Memoria delle catastrofi (convegno internazionale, Napoli,25 e 26 novembre)

L’Italia che trema (Salerno, 20-27 novembre)

Terremoto 80. Ricostruzione e sviluppo (Istituto Nazionale di Urbanistica, Fisciano, 23 e 24 novembre)

Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella storia italiana, Siena, 2 dicembre 2010


Il dossier di Altreconomia

Il dossier di Dodici magazine


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