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Diario


21 agosto 2010

Villaggi vacanze

Negli ultimi giorni sono apparsi diversi articoli sul Mattino di Avellino, firmati da Gerardo de Fabrizio, che parlano dell'uso dei prefabbricati post sisma come strutture di accoglienza a fini turistici; vengono citati i casi di Conza, San Mango, Rocca e naturalmente Teora. Io sono rimasto abbastanza allibito nella lettura degli articoli, non tanto per il tema, ma per l'esposizione che se ne fa. Innanzitutto la definizione, "villaggi antistress" deriva dalla denominazione che il comune di Laviano ha dato all'area dove è stato ospitato il paese dal 1980 fino alla fine degli anni '90. Nell'articolo il caso di Laviano, che insieme al comune di Romagnano al monte è stato precursore di questa idea, non viene neanche citato. A Laviano e Romagnano la situazione è diversa; i villaggi sorgono fuori dal centro abitato dove risiedono gli abitanti, e a Laviano è stata attrezzata anche un’area piscina. Nell'articolo, dove il sindaco di Teora è citato a volte correttamente e a volte si trasforma nel famoso musicista napoletano di inizio secolo, Salvatore di Giacomo, ci sono molte letture superficiali e notizie non approfondite; ad esempio, quando viene detto che i turisti spostano la propria residenza nei prefabbricati, viene in mente che potrebbe essere un puro calcolo a fini fiscali e assicurativi, cioè pagare meno tasse per i rifiuti, minori polizze assicurative etc? Quanto è poi vero che ci sono stati matrimoni tra locali e “turisti”? Comunque metto alla vostra opinione l’articolo; io credo che la questione di fondo è un’altra; si sta trasformando un simbolo di precarietà e di sofferenza, il prefabbricato, in una attrattiva quando c’è un patrimonio abitativo inutilizzato e abbandonato. Se “il grande appeal del villaggio è dato oltre  che dal suo verde, dall'aria salubre e dai costi bassissimi di fitto”, non si potrebbe compiere un’operazione simile sulle case vere?

 


prefabbricato donato al comune di Teora dal comune di Giussano (1981)

Prefabbricati, business dei comuni (di Gerardo de Fabrizio)

A quasi 30 anni dal terribile terremoto che ha sconvolto l'Irpinia fa   discutere il fenomeno, raccontato ieri da «Il Mattino» e ripreso dai  network nazionali, dei villaggi turistici sorti nelle zone adibite nella prima fase all'accoglienza degli sfollati. Percorrendo l'Ofantina, da San Mango a Conza, passando per Rocca San Felice, Sant'Angelo dei Lombardi e  Teora ci si accorge che il modello del «Villaggio anti-stress» è diventat una risorsa economica per molti comuni irpini. Nel corso degli anni in quelle aree sono stati creati dei veri e propri complessi residenziali, accoglienti, funzionali e in alcuni casi ad impatto zero, affittati o  affidati in concessione d'uso a turisti campani e non. Si ricavano fino a   150mila euro all’anno, come a Teora, le cui casette sono state scelte  anche da vip napoletani.  Sulla collina di Teora, immerso in un bosco di castagni e faggi, sorge il  villaggio vacanze più innovativo della Campania. Il Crt, l'insediamento post sismico donato dalla Croce Rossa Tedesca oggi adibito a villaggio turistico ad impatto zero. Conta 170 baite di varie metrature che vanno da un minimo di 35 ad un massimo di 66 metri quadri, tutte attraversate da un  viale alberato illuminato. Dal 1996 è meta turistica privilegiata non  soltanto di napoletani e casertani, ma anche di romani, baresi e parmensi che hanno origini teoresi o, più semplicemente, turisti catturati da  questo modo nuovo e alternativo di vivere la natura. I prefabbricati di  legno sono dati in affitto dall'Amministrazione comunale che con la  formula della concessione in uso ha evitato le beghe burocratiche relative ai contratti di locazione per gli immobili non accatastati previste dalla nuova Finanziaria. Al prezzo di 1,70 euro al metro quadro a fronte del solo obbligo di provvedere autonomamente alla manutenzione, gli chalet del villaggio, negli anni, sono diventati il «buen retiro» anche di politici,  avvocati e medici dell'area partenopea. «Abbiamo fatto selezione - spiega il sindaco di Teora Salvatore Di Giacomo - anche perché le richieste erano tantissime. In 10 anni ci sono arrivate oltre 6500 domande e non potevamo accontentare tutti». Tra gli ospiti illustri che hanno scelto di passare le vacanze estive, quelle invernali o anche solo un week-end in terra d'Irpinia, Stefano Buono, capogruppo dei Verdi al Comune di Napoli, Nicola Abete, ex vicesindaco di Ercolano, noti penalisti dell'area flegrea,  rispettabili medici del Cardarelli di Napoli e molti visitatori affascinati dal verde della provincia. «Una gran bella idea - esclama Alfonsina De Felice, ex assessore regionale alle Politiche sociali della Giunta Bassolino - sono andata a trovare un'amica e sono rimasta felicemente impressionata. Avevo visto una cosa simile anche a Laviano, in provincia di Salerno, ma qui è un'altra cosa». [..] «Sono accoglienti e anche questi alloggi sono inglobati nel paese - sottolinea Di Giacomo - Siamo stati antesignani di questo nuovo modo di interpretare il terremoto.       Abbiamo convertito le rovine post sisma in una risorsa per il paese». A conti fatti, dai due insediamenti turistici arrivano nelle casse del piccolo comune irpino oltre 150 mila euro all'anno, cifra che rappresenta la voce più importante nell'economia di Teora. Aspetto non secondario riguarda la popolazione. Da quando i vecchi insediamenti si sono trasformati in strutture ricettive la popolazione di Teora è cresciuta.  «Tutto questo è possibile - continua il sindaco - perché i due insediamenti sono integrati nel tessuto sociale del paese. Chi viene qui  si trova talmente bene che decide anche di trasferire la propria residenza  qui. Siamo stati anche testimoni di alcuni matrimoni tra i nativi di Teora e gli ospiti del villaggio». Il grande appeal del villaggio è dato oltre  che dal suo verde, dall'aria salubre e dai costi bassissimi di fitto anche dalla bonifica che il Comune ha fatto nell'area. I tetti delle baite, che inizialmente erano in amianto sono stati sostituiti e decontaminati con materiali ad impatto zero. In più all'interno della comunità teorese s'è  venuta a costituire una Cooperativa locale per la manutenzione. «S'è   creato un indotto che ha fatto girare l'economia - conclude Di Domenico - che ha portato nuovi posti di lavoro tra la gente». ge. de fa. ©

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