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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


22 novembre 2014

23 novembre, ancora una volta

Io stavo sul divano, 7 e 34, se non sbaglio, segnaAmbu dell’Inter, e chi se lo scorda, io pò so tifosa interista.. 

Va via la luce e inizia 'sta cosa che veramente, là per là, non ti rendi nemmeno conto che cos’è. Ci siamo ritrovati, poi, ci siamo ritrovati in strada, tutta la nottata queste persone che erano scampate, si sentivano solo le grida. Quando è arrivata la scossa prima un piccolo venticello, poi la scossa, una luna chiarissima, là dov’era tutto nero ci dicevano là è tutto caduto, dove abitavo io era la parte più danneggiata.

Che ti devo dire di sto terremoto, c’ha segnato,c’ha segnato tanto, più che altro perché c’ha levato tutto; prima ci riunivamo in piazza, era piacevole, era proprio bello, poi si è disgregato tutto, chi è partito da una parte, amicizie spezzate, tante cose che adesso, così, da descrivere sono difficili, non riesco. Però è vivo, come ricordo è vivissimo.

Una testimonianza sul 23 novembre 1980

Archivio Stefano Ventura


23 novembre 2012

32esimo



Gli anniversari vanno sempre rispettati, specie se per molte comunità e per molte persone sono momenti in cui si corre con la mente a un evento luttuoso e tragico, il terremoto del 23 novembre 1980.

Le date da ricordare sono utili anche a guardare indietro e rendersi conto del cammino fatto, ma anche a fare una pausa per capire se il presente è realmente quello che ci aspettavamo e quale prospettiva di futuro si delinea all’ orizzonte.

Per i 36 comuni nei quali i danni furono disastrosi, e dove morirono circa tremila persone, il 23 novembre è ancora una ferita aperta, e 32 anni non sono bastati a ricucirla e a lenire il dolore.

Per l’Italia delle polemiche e dell’opinione pubblica alimentata a dovere dai media il terremoto dell’Irpinia significa ancora oggi scandalo, enorme spreco di denaro, ruberie e quei centesimi che ancora vengono pagati sull’ accisa sulla benzina.

E’ quello che è stato ricordato qualche mese fa in qualche servizio televisivo e giornalistico, quando il CIPE ha ripartito tra i comuni terremotati 33,4  milioni di euro per il completamento di opere e progetti collegati alla ricostruzione in Campania e Basilicata. Questi erano fondi decisi dalla finanziaria del 2007 e nel 2010 era stato formalizzato il decreto ministeriale, ma ancora non erano stati ripartiti tra i comuni per la realizzazione delle opere.

Alla notizia, su molti siti e su qualche giornale sono uscite parole di condanna e sdegno per l’ennesimo scandalo targato Irpinia, e ancor di più le polemiche si sono fatte sentire dopo il terremoto in Emilia, soprattutto per iniziativa della Lega Nord.

Sicuramente  tutto il capitolo di spesa direttamente o indirettamente al terremoto e alla ricostruzione ha rappresentato una pagina difficilmente ripetibile per la quantità di denaro impiegata (più di 32 miliardi di euro) e per i tempi nei quali la ricostruzione è avvenuta.

Ma la memoria pubblica deve anche contemplare quei tremila morti dei paesi dell’Appennino, che abitavano in piccoli centri inadatti a sopportare una scossa così violenta (6.9 scala Richter) e che, per di più, dovettero aspettare tantissime ore prima di veder arrivare i soccorsi.

Una novità che si può cogliere, quando si parla di rischio sismico o dissesto idrogeologico, è il fatto che si sta parlando sempre più diffusamente di prevenzione, di piani complessivi per evitare che la prossima catastrofe ponga in pericolo l’incolumità di chi vive in territori a rischio.  Si vedrà se alle buone intenzioni seguiranno azioni concrete, investimenti e progetti.

I dati dicono che il 36% dei comuni italiani è a rischio sismico e il 58% della superficie del paese è a rischio frana o alluvione. Dal 1944 al 2012, si è speso circa 3,5 miliardi di euro di media annua per i danni provocati da terremoti, alluvioni e frane ( sono i dati del rapporto ANCE sullo Stato del territorio italiano).

Nell’ultimo anno, dall’alluvione che ha colpito Genova il 4 novembre 2011 e la Lunigiana qualche giorno prima, fino alla sentenza sulla commissione Grandi Rischi a l’Aquila, passando per il terremoto in Emilia e a quello del 26 ottobre scorso sul Pollino, il problema di come fronteggiare e, se possibile, evitare i pericoli derivanti dai disastri è diventato di attualità e fatto comprendere che sono diversi i nodi da sciogliere.

Ad esempio, i comuni devono predisporre i piani di protezione civile, divulgarli, fare esercitazioni e lavorare affinchè funzionino. Quanti sono i comuni italiani che su questo aspetto sono pienamente in regola?

L’anniversario del 23 novembre 1980 serve a discutere, ancora una volta, di prevenzione, di azione comune tra chi opera per quella che una volta si chiamava “pubblica incolumità” e oggi protezione civile.

Stefano Ventura

anche su www.osservatoriosuldoposisma.com



4 novembre 2010

Trentennale, le anticipazioni

Sul blog terremoto irpinia c’è un elenco di alcuni degli appuntamenti che si svolgeranno nei prossimi giorni per commemorare i 30 anni dal terremoto del 1980.

Il 15 novembre presenterò al circolo della stampa di Avellino (Corso Vittorio Emanuele, ore 17 e 30) il mio libro sul terremoto. Si intitola “Non sembrava novembre quella sera” (Mephite). Appena sarà uscito pubblicherò una pagina web con una scheda descrittiva e le informazioni su dove trovarlo e come acquistarlo su internet.

Domenica parlerò del libro alla trasmissione Zazà su Radio3 (ore 16)



Una foto dal reportage di Dodici


Segnalo qualche collegamento ai programmi di alcuni convegni, a dossier di riviste e magazine e a siti di approfondimento.

La Memoria delle catastrofi (convegno internazionale, Napoli,25 e 26 novembre)

L’Italia che trema (Salerno, 20-27 novembre)

Terremoto 80. Ricostruzione e sviluppo (Istituto Nazionale di Urbanistica, Fisciano, 23 e 24 novembre)

Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella storia italiana, Siena, 2 dicembre 2010


Il dossier di Altreconomia

Il dossier di Dodici magazine



9 maggio 2008

Peppino Impastato, un uomo coraggioso

Dove un gruppo di uomini liberi si unisce,
tu sei presente,
dove la bandiera illumina il sangue dei morti
tu ci sei,
tra confronti e scollamenti
il tuo volto si riconosce,
la tua voce rinasce,
quasi un urlo di libertà
che scuote le coscienze.

Giovanni Riccobono 

Il 9 maggio 1978, lo stesso giorno in cui fu scoperto il cadavere di Moro, veniva assassinato dalla mafia Peppino Impastato. Per ricordarlo e fare il punto della situazione nella lotta alla mafia in questi gironi a Cinisi si svolge il Forum per la legalità.
La vicenda di Peppino Impastato è stata resa celebre dal film "i Cento passi"di Marco Tullio Giordana, e per la mia generazione questa è stata una tappa fondamentale per scoprire la vita e l'operato di un uomo senza viltà. Ma la memoria può e deve aiutare a vivere il presente; credo che tutti coloro che lottano per la legalità quotidianamente siano oggi il vero patrimonio del nostro Sud, e credo che anche la mia parte politica debba fare tesoro di queste esperienze; mi riferisco a uomini come Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera, a Padre Alex Zanotelli, anche a uomini dello Stato come Piero Grasso e Tano Grasso, e ce ne sono tanti altri; il pregio di questi uomini è la concretezza, la quotidianità di fare cose piccole ma di grande valore e significato civico. Basterebbe pensare alle cooperative di Libera, che coltiva grano e vite su terreni confiscati alla malavita e producono prodotti seguendo principi etici alti e contribuendo a dare lavoro a giovani, uomini e donne in difficoltà, combattendo le mafie sul loro terreno di crescita, cioè il disagio profondo.
Ecco, questi sarebbero i migliori leader di una sinistra del futuro in Italia; credo che fare cose concrete, progetti anche poco reclamizzati e sensazionali ma concreti, sia una delle cose che può farci risorgere nella considerazione degli italiani. Nel segno di Peppino e degli altri martiri delle mafie.






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