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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


9 febbraio 2012

Neve in Irpinia, tra emergenza e normalità

Questo articolo è uscito stamattina (9 febbraio) sul Mattino di Avellino, con il titolo "Le catastrofi create dall'uomo". Altre informazioni e letture utili sull'emergenza neve in Alta Irpinia li trovate su comunità provvisorie, piccoli paesi e sugli organi di news locali on line (Tu si nat in Italy, Il Ciriaco, Orticalab e altri).


Teora, febbraio 2012 (foto di Emidio De Rogatis)


Neve,emergenza e buon senso


StefanoVentura


Lanatura non conosce catastrofi”, affermava lo scrittore svizzero MaxFrisch. Non sono i fenomeni naturali a provocare disastri econseguenze letali per l'uomo, ma l'inadeguatezza e l'impreparazione.La “catastrofe” di questi giorni si chiama neve, quella diqualche mese fa che colpì Genova e Lunigiana si chiamava “bombad'acqua”, ma in generale la comunicazione di massa abusa asproposito della categoria delle catastrofi, ovvero un “sovvertimentodella realtà”, secondo l'etimologia.

Benpiù serio è il discorso che riguarda le responsabilità, leinadempienze e i possibili correttivi. In questi giorni sono statispesso chiamati in causa i sindaci, che hanno a loro volta criticatola struttura nazionale della Protezione Civile.

InIrpinia sappiamo bene cosa vuol dire protezione civile, sappiamoquanto è stato doloroso e grave che non ci fosse subito dopo lascossa del 23 novembre 1980; abbiamo imparato a conoscere unonorevole di Varese, Zamberletti, che ci ha insegnato, da commissariostraordinario, che la Protezione Civile nasce dal coordinamento trale varie forze, siano esse istituzioni, forze armate, volontari osemplici cittadini.

Poiè venuta negli anni Duemila la gestione Bertolaso, contraddistintada un forte interventismo dai modi spicci, una impostazione che haavuto, come effetto secondario, quello di addossare alla ProtezioneCivile un ruolo salvifico che sopperisse ai limitidell'amministrazione ordinaria.

Lepolemiche che abbondano e che tirano in ballo anche leamministrazioni locali avellinesi, così come quelle regionali, nonsono infondate, ma sono inutili se non avviano un dibattito corale suuna reale prevenzione e sugli strumenti per realizzarla. Una nevicataparticolarmente forte è un evento prevedibile, come le pioggetorrenziali e come le ondate di calore, a differenza di un terremoto.

Laprevenzione chiama in ballo anche i singoli cittadini, che sono iprimi attori della Protezione Civile. Molte volte è il correttocomportamento dei singoli a evitare conseguenze peggiori in caso di allarme o emergenza, basterebbero a volte piccoli atti di buon senso,che non necessitano per forza di una ordinanza del sindaco o di unbollettino della Protezione Civile.

Allostesso tempo, però, le istituzioni devono avere un protocollochiaro e condiviso da attuare in previsione e in seguito ad unanevicata, evento tutt'altro che estremo per zone interne come lenostre (anche se quest'ondata ha assunto davvero i caratteridell'eccezionalità, pensiamo ad esempio all'Alta Irpinia).

Tuttoquesto insieme di regole e comportamenti non può certo manifestarsiper incanto alla caduta del primo fiocco di neve, ma va preparato,così come va diffusa una cultura capillare e partecipata diProtezione civile. Pensiamo al rischio sismico: i comuni sonoobbligati a dotarsi di un piano di Protezione Civile, a verificarlo,a tenere esercitazioni e a diffonderlo. Anche su questo tema negliultimi tempi si è avuto modo di polemizzare, ma la programmazione ela pianificazione pubblica troppo spesso eludono gli scenari di lungotermine, a vantaggio del tornaconto immediato. Insomma, polemizzare èinutile se fine a se stesso, sarebbe meglio iniziare un processoserio e partecipato che metta al lavoro tutti quelli che possono dareun contributo reale.

Passata l'emergenza, sciolta la neve, dovremmo avere cura di continuare astimolare le istituzioni comunali, provinciali e regionali affinchèadottino o perfezionino i propri piani di Protezione Civile, puntandoal pieno coinvolgimento del mondo del volontariato, che in Irpiniaesiste, opera e si impegna, e anche coinvolgendo scuole, enti estrutture di ricerca, professionalità e competenze plurali.



24 settembre 2010

Perdendo la salute



La tanto temuta attuazione del piano regionale sulla sanità è giunta alla resa dei conti. Da giorni sul tetto dell’ospedale di Bisaccia ci sono i cittadini e gli amministratori che protestano. Stesse tensioni a Sant’Angelo. Il dissesto della sanità in Campania ha radici antiche, e non scendo qui nella cronistoria e nei motivi. Di sicuro gli sprechi e il dissesto non si sanerà chiudendo tutti e due gli ospedali dell’Alta Irpinia, che comunque insieme servono un’area di 60mila abitanti. Da oggi sarà più difficile curarsi in Alta Irpinia, e di questo i cittadini non hanno molta colpa, salvo quella di voler continuare ad abitare un territorio che si spopola e che dopo queste decisioni è destinato ad un rapido peggioramento.

Ecco nel dettaglio come cambierà la situazione:

Prendeil via la procedura che porterà alla chiusura dell’ospedale. Ed alladismissione del pronto soccorso e dell’unità operativa di chirurgia del«Criscuoli» di Sant’Angelo dei Lombardi. Un provvedimento del commissariostraordinario dell’azienda sanitaria di Avellino Sergio Florio fa tornare alivelli altissimi la tensione in alta Irpinia e rimette in moto la protesta.  Florio ha già predisposto - attraverso ladeliberazione 972 dell’8 settembre - un planning delle attività da porre inessere. Il commissario ha definito - illustrandole, in maniera chiara epuntuale, in una serie di schede - le varie tappe che porteranno allaridefinizione della sanità nelle zone interne della provincia. La dismissionedelle unità operative di medicina, chirurgia generale e lungodegenza - allocatepresso il «Di Guglielmo» di Bisaccia - dovrebbe essere avviata già il prossimo15 settembre con la dismissione e ricollocazione di attrezzature e tecnologie.Subito dopo - dal 1° ottobre - verrà avviata la cessazione dell'attivitàospedaliera, con lo stop al ricoveri e la predisposizione della dimissione odel trasferimento - a seconda della gravità dei casi - dei pazienti attualmentericoverati presso. Discorso a parte, invece, per lo Spdc (servizio psichiatricodi diagnosi e cura) che verrà trasferito presso il presidio ospedaliero diAriano. Nelfrattempo, nella struttura di Bisaccia verrà, invece, allocata la Sir(struttura intermedia di residenza), attualmente ospitato a Morra de Sanctis.L'emergenza territoriale sarà garantita, invece, attraverso l'attivazione delPsaut (servizi di assistenza ed urgenza territoriale potenziati) che, neifatti, è una sorta di primo soccorso con stabilizzazione del paziente edisposizione del trasferimento presso altre strutture. Lo stesso accadrà aSant'Angelo dei Lombardi, dove il Psaut - la cui attivazione prenderà il via ilprossimo primo ottobre, due mesi prima rispetto a Bisaccia - sostituirà ilpronto soccorso. Il «Criscuoli» sarà interessato - nell'ambito dellariconversione in polo riabilitativo - anche dalla dismissione dell'unitàoperativa di chirurgia e dalla riorganizzazione di medicina. Un doppiointervento drastico ed articolato, che ridimensiona il ruolo delle strutturesanitarie in alta Irpinia. Di fianco all'attivazione di nuovi Psaut presso lestrutture del ”Di Guglielmo” e del ”Criscuoli”, infatti, il commissario prevedela realizzazione (entro il prossimo 30 settembre) di un'analisi dei dati diattività dell'emergenza territoriale ed ospedaliera su base provinciale.

Michele De Leo, Il Mattino


20 maggio 2010

Salute e veleni

Anche per questo post devo far riferimento ad argomenti già affrontati; questa volta tocca agli ospedali che chiudono, che stanno sullo stesso piano rispetto alle discariche promesse (e per fortuna mai regalateci), alle fabbriche in chiusura, agli emigranti nuovi e vecchi. L’ospedale di Bisaccia sta per essere chiuso, secondo il nuovo piano di risanamento della sanità in Regione Campania. Qualche mese fa era toccato a Sant’Angelo dei Lombardi, e anche Oliveto Citra, che anche se in provincia di Salerno non è distante dall’Alta Irpinia, rischia di perdere posti letto e reparti.
Sullo sfacelo della sanità regionale non ci sono dubbi, ma io esprimo un concetto di fondo che secondo me dovrebbe essere chiaro a tutti, perché scritto nella Costituzione Italiana: il diritto alla salute, all’istruzione, ad una vita dignitosa sono infatti principi innegabili. Allora, perché un cittadino di Teora, Cairano, Santomenna, Morra non ha diritto ad avere un pronto soccorso ad meno di mezzora di auto (il tempo che serve a essere salvati in caso di infarto, mi pare) e deve andare ad esempio, da Teora ad Ariano Irpino (cioè, più o meno, secondo le stime della Michelin, 52 km e 1 ora e 12 minuti di auto)? Se i tagli sono inevitabili, sarebbe bene potenziare la rete di assistenza dei 118, col contributo del volontariato, e quella delle guardie mediche, potenziando i mezzi e le competenze di questi presidi e garantendo la loro presenza in tutti i paesi o quasi. 
Ma i cittadini dei paesi della Campania interna, per caso, sono tutti evasori fiscali, non pagano le tasse e per questo sono puniti con meno servizi? Sono questi cittadini i responsabili dei disservizi finanziari della Campania e i manager politici o para-politici che grazie alla sanità hanno coltivato clientele e carriere sono martiri al servizio del cittadino? Attenzione, so di rischiare di cadere nel populismo, ma per me curare e istruire  le persone viene prima dei pareggi di bilancio, che sono comunque obiettivi degni di essere raggiunti in un paese civile. Appunto, in un Paese civile.
 
Martedì a Bisaccia una manifestazione su questi problemi (ore 9, piazza Duomo)


15 agosto 2008

Irpinia, segni di (r)esistenza

Ne ho parlato fino alla noia nei mesi scorsi. Per me questa vicenda è un bivio tra vita o desolazione. Lunedì 18 succede però qualcosa di importante. Speriamo che si possa invertire la rotta.

Vi sembra questo il posto migliore per una discarica?

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