.
Annunci online

teoraventura
L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


14 novembre 2014

Energie dalla terra: un bando per ricerca-azione


www.osservatoriosuldoposisma.com

Bando per borsa di ricerca-azione

su giovani e agricoltura

Energie dalla terra.

Occupare lo spazio delfuturo

OBIETTIVI

L’opportunitàdi futuro per dare la svolta a una situazione di immobilismo passa da quelliche consideriamo territori marginali, periferie. La forza propulsiva dell’Italia non risiede più nei grandiagglomerati urbani.

Learee interne del Mezzogiorno costituiscono l’emblema di quei territoriapparentemente marginali, che, a differenza di altri, dispongono di risorsenaturali e immateriali in grado di sostenerne la vocazione economica (paesaggi,risorse, energia).

Peralimentare speranze e vie d’uscita da uno stato di grave immobilismo economico,bisogna quindi sperimentare e cogliere i segni, anche piccoli e impercettibili,di cambiamento. Uno di questi, da più parti individuato, è il cosiddetto“ritorno alla terra”, la riscoperta dell’agricoltura e della natura comefattore possibile di realizzazione professionale e di vita, come concretaaspirazione a creare piccola impresa e non tanto come sogno idealizzato di fugadalla congestione della città e della metropoli. Inoltre, sono sempre piùnumerose le rappresentazioni di resistenza e di denuncia dei numerosi attacchial territorio e al paesaggio, in termini di cementificazione e utilizzosfrenato delle risorse naturali (acqua, suolo, materie prime); resta daindagare qual è il possibile anello di congiunzione tra queste nuove forme diazione e di protagonismo e quali prospettive si pongano, in termini dirisultati concreti e di prospettive di sviluppo locale.

Ladomanda che ci poniamo è la seguente: è vero che i giovani stanno riscoprendol’agricoltura come sbocco occupazionale e come scelta consapevole? In casoaffermativo, quali sono le dinamiche che hanno creato questo trend? Cometrasformare una tendenza momentanea in un valore aggiunto per il territorio,creando anche comunità permanente di attori attivi, responsabili e consapevoli?

Perdare risposta a queste domande, l’Osservatorio sul Doposisma della FondazioneMIdA, propone una borsa diricerca-azione della durata di 6 mesi, che indaghi e illustri la questionedel “ritorno alla terra” in Campania e Basilicata.


 

REGOLAMENTO

 

1.         Il bando è aperto a giovani residenti in Italia,che abbiano meno di 35 anni di età.

2.         Costituiscono titolo preferenziale la laurea oil dottorato di ricerca in materie attinenti al contenuto del progetto (Economia, Scienze Politiche, Disciplineumanistiche) e la comprovata esperienza nell’ideazione,nell’organizzazione  e nella gestione dieventi culturali.

3.          La borsadi ricerca azione, della durata di 6MESI, ammonta a un totale di 2000euro netti. La Fondazione MIdA e lo staff dell’Osservatorio sul Doposismagarantiranno, a chi vincerà la borsa, il sostegno necessario in termini dicontatti utili, informazioni logistiche e organizzative e potranno, nei limitidelle proprie possibilità, concordare le risposte alle altre necessità chela/il borsista farà presenti.

4.         Ai fini della partecipazione i candidati devonopresentare la seguente documentazione:

·Domanda di partecipazione (Allegato A) e copiadel documento d’identità;

·Curriculum vitae, completo di esperienze inorganizzazione di eventi, festival, partecipazione e gestione di attività diassociazioni riconosciute e non riconosciute, istituzioni culturali,rendicontazione, ideazione e gestione di progetti di vario tipo.

·Lettera motivazionale nella quale si spiega comele attitudini e le competenze possedute possano essere in linea con gliobiettivi del progetto.

·Eventuali pubblicazioni, compresa la tesi dilaurea o di dottorato, utili a valutare il curriculum del candidato.

·Progetto di ricerca, nel quale si espongono gliobiettivi del lavoro, i metodi che verranno adottati, il crono programma, irisultati attesi ed i prodotti che verranno consegnati al termine della ricerca(tipo di elaborato, allegati multimediali, altro).

5.         La documentazione deve pervenireall’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, spedita in formato pdf susupporto elettronico a: Fondazione MIdA- contrada Muraglione 18-20, 84030 Pertosa (SA)- o inviata via e-mail come allegato all’indirizzo: info@osservatoriosuldoposisma.com entro il 1 dicembre 2014. Incaso di invio via e-mail sarà cura del candidato richiedere un avviso diricezione e di corretta apertura del file. Il candidato dovrà comunqueconservare copia elettronica dei files inviati, da re-inviare, a richiesta dell’Osservatoriosul Doposisma, in caso di problemi nell’apertura o leggibilità dei filesinviati.

6.         Il vincitore sarà tenuto a consegnare unelaborato in forma scritta che sintetizzi i risultati della ricerca e le casestories che sono state oggetto del suo censimento; la ricerca deve contenerealmeno una base di dati statistici, coerentemente illustrati, sull’oggettodella ricerca, e integrare i dati con storie, interviste e profili biograficiricavati dalla ricerca sul campo. L’elaborato sarà parte essenziale delrapporto 2014 dell’Osservatorio sul Doposisma. Inoltre, sarà richiesto alvincitore di organizzare, con il supporto dei componenti dell‘Osservatorio sul Doposisma  e della Fondazione MIdA, unfestival-evento,  da tenersi in estatecon sedi e modalità da definire, nel quale far convergere i risultati dellaricerca, i protagonisti consultati e coinvolti e tutti i soggetti locali e nazionalipotenzialmente interessati.

 

COMMISSIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE

 

1.La valutazione delle candidature sarà effettuata da una apposita Commissionenominata dalla Fondazione MIdA.

2.Ai fini della selezione la valutazione verrà effettuata in base a:

-competenza e qualità del curriculum vitae in relazione al tema oggetto distudio. Massimo di punti 30;

 - progetto di ricerca: coerenza con il bando,fattibilità nei tempi e con le risorse assegnate, coerenza dei metodi con gliobiettivi, qualità dei risultati attesi e dei prodotti consegnati. Massimo di punti 70.

 

3. Icandidati devono superare il punteggio di 60/100per essere ammessi in graduatoria

 

4.Al termine dei lavori la Commissione redigerà una graduatoria, conl’indicazione del vincitore sul sito dell’Osservatorio sul Doposisma(www.osservatoriosuldoposisma.com). La graduatoria sarà approvata condeliberazione della Fondazione MIdA.

 

REGOLEDI PARTECIPAZIONE

 

1. Pubblicazionie materiali inviati non verranno restituiti, ma verranno conservati e resi disponibilial pubblico presso la biblioteca dell’Osservatorio sul Doposisma.

2. Iconcorrenti che non dovessero risultati vincitori ma con un profilo scientificoe di ricerca adeguato potranno inviare degli abstract o delle proposte dicontributo che, se ritenute valide, potrebbero essere inserite nel rapporto2014 dell’Osservatorio sul Doposisma.

 

Area coordinamento dell’Osservatorio sul Doposisma

Stefano Ventura

349/6499285

info@osservatoriosuldoposisma.com

 

Area stampa e comunicazione

Francesca Caggiano

fondazionemidastampa@alice.it


27 aprile 2013

Vogliamo viaggiare, non emigrare. Presentazione a Contursi Terme


12 aprile 2012

CO/Auletta, le tue idee abitano qui




14-16 aprile: il workshop finale del concorso di idee

CO/Auletta: le tue idee abitano qui

Il workshop

I progetti selezionati


Sabato 14 aprile alle 9,30 presso la Casa delle parole ad Auletta inizierà il confronto tra partecipanti, organizzatori e giuria. Ospite Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento Europeo. Alle 17,30, presso il Museo MIdA01 a Pertosa, si terrà l’incontro “Chi ci accompagna nell’internazionalizzazione” con Silverio Ianniello (consigliere Fondazione MIdA), Antonio Marino (direttore generale BCC di Aquara), Stefano Aumenta (direttore generale BCC di Sassano), Carlo Barbieri (ICCREA Holding), Pietro Celi (direttore del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico), Nicola Falcone (presidente API salerno), Virgilio Gay (direttore Fondazione MIdA), Massimo Lo Cicero (economista).

Domenica 15 aprile alle 10,00, invece, il presidente dell’associazione RENA Francesco Luccisano e la direttrice scientifica della Fondazione MIdA Mariana Amato incontreranno ad Auletta i finalisti. Ospiti i governatori Stefano Caldoro (presidente Regione Campania) e Vito De Filippo (presidente Regione Basilicata), nonché Fabrizio Barca (ministro per la Coesione Territoriale).

Caldoro, De Filippo e Barca interverranno poi alle 11,30 presso il MIdA01 a Pertosa al dibattito “SUD – Liberare le energie, far vincere le idee”, a cura di Antonello Caporale, giornalista di Repubblica e direttore dell’Osservatorio permanente sul dopo sisma. Al tavolo dei relatori lo scrittore Pino Aprile, il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo, il direttore della Fondazione MIdA Virgilio Gay, il giornalista Gianluigi Paragone e il presidente di Symbola Ermete Realacci. 

Aperto ufficialmente il 26 novembre 2011 e conclusosi il 16 febbraio 2012, “Co/Auletta” è un progetto partecipativo volto a raccogliere idee a livello internazionale per la ristrutturazione del Parco a ruderi di Auletta, comune salernitano gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Il progetto, promosso dalla Fondazione MIdA e dal comune di Auletta, è stato ideato e coordinato da RENA con la collaborazione di Snark – space making

Su 56 proposte pervenute - il 15% delle quali dall’estero (Spagna, Regno Unito, Danimarca, Germania, Messico) – i gruppi che  secondo la valutazione della giuria, “costituiscono la migliore squadra possibile per garantire agli enti banditori, in caso di prosecuzione del rapporto, il miglior svolgimento possibile del processo”, sono: Lucchetti/Sghedoni (Can Auletta feed itself?), Vida+facil (Le mie idee cercano casa qui!), Allies & Morrison urban architects (My Auletta), Agenzia aste e nodi (Scenari possibili), Qart progetti (Auletta paese che parla).

 

La tipologia dei gruppi partecipanti spazia dai più ovvi professionisti, a imprese, a rappresentanti del terzo settore, a gruppi interni, a istituzioni universitarie, a studenti. Primeggiano le discipline classiche della progettazione orientate all’ambiente urbano, mentre i profili di scienze sociali, comunicazione, arti visive, management e “green” insieme rappresentano una massa critica che pareggia la presenza delle tradizionali aree professionali. Il 52% dei partecipanti ha dichiarato di avere costituito il team di co/A appositamente per il bando. Nel complesso, circa 390 persone hanno lavorato al concorso, con un’età media di 33 anni.


www.osservatoriosuldoposisma.com

www.felicitainternalorda.it

www.fondazionemida.it


20 febbraio 2012

Ripensare le geografie dell'interno

Da Il Mattino, 20 febbraio 2012

E' inaccettabile la lontananza che di fatto separa Napoli dai paesi dell'Alta Irpinia sommersi dalla neve dei giorni scorsi.  Franco Arminio ha colto bene il problema quando dice che “per Caldoro venire in Irpinia è come andare in Mongolia”.

Questo grido di aiuto non è venuto solo dal nostro entroterra ma ha accomunato tutta l'Italia dell'Appennino, dalla Val Marecchia al Matese, dalla Val Roveto ai paesi più impervi della Basilicata.

L’emergenza, purtroppo, per le aree interne dura tutto l’anno, e di volta in volta chiede ai cittadini e alle istituzioni locali di lottare contro la chiusura di un ospedale, la soppressione di treni e corse di autobus, gli accorpamenti di scuole, l’allarme per una nuova discarica.

Ci sono state molte pagine che hanno descritto questa antinomia tra costa e interno, tra sovraffollamento e abbandono, tra governo centrale e autonomie decentrate. Già Carlo Levi nella sua opera più famosa scriveva che “finchè Roma governerà Matera, Matera resterà anarchica e disperata, e Roma disperata e tirannica”.  Resta anche tremendamente d’attualità l’analisi di Rossi Doria, che parlava di “osso” e “polpa” del Mezzogiorno.

Oltre alla constatazione di uno stato di cose presenti, esiste oggi un progetto, più progetti per dare speranza e futuro alle aree interne?

E’ questo il tema centrale dell’appuntamento di oggi nel quale verrà presentato il rapporto dell’Osservatorio sul Doposisma sulla “fabbrica del terremoto” (alle 16 e 30 al Circolo della Stampa di Avellino). Nel rapporto c’è un quadro storico dell’intervento di industrializzazione successivo al sisma del 1980, ma ci sono anche alcune proposte di attualità per il Mezzogiorno.

Siamo di fronte a due fenomeni nettamente contrapposti ma ugualmente assurdi, la disperazione e la desolazione delle zone interne, dove chiudono gli ospedali, le scuole, i servizi, mancano treni, autobus, strade comode, e poi c’è il soffocamento delle metropoli, dove si impazzisce e si soffre per la mancanza di spazio vitale.

La convinzione di chi propone questa analisi è che non servono solo le grandi opere, che finiscono presto per alimentare lo spreco; serve tantissimo l’ordinario, una manutenzione e una cura quotidiana del territorio. Non serve a questo Sud solo l’alta velocità, serve soprattutto una velocità normale, una modernità possibile e non esclusiva.

Si fa un gran parlare di riforme e si parla anche della soppressione delle Province e di accorpare i piccoli paesi. Non entro nel merito delle proposte, anche se penso a quei piccoli paesi appenninici isolati dalla neve, con strade dissestate e decine di chilometri distanti da un altro comune, dove almeno un sindaco poteva agire con quel minimo di autorità in suo possesso. Sarebbe saggio ripensare le geografie dell’interno, come scrive Vito Teti, un antropologo calabrese; sarebbe utile per la provincia di Avellino instaurare un discorso aperto e continuo con le aree che condividono la nostra conformazione orografica su tutto l’Appennino, le montagne e le acque, in un ottica di reciproca conoscenza e azione comune. Ci sono diverse potenzialità e settori strategici (le energie rinnovabili, l’agroalimentare e l’enologia, la cura e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, il turismo sostenibile).

Purtroppo, darsi da fare da soli non basta; anche far agire in maniera univoca tutti i piccoli paesi dell’Appennino potrebbe non bastare, se si lavorasse in contraddizione con le condizioni di sviluppo nazionali, europee e mediterranee.

Un patto tra politica, società civile, imprenditoria e centri di ricerca e promozione culturale, basato sui problemi reali e ordinari, sarebbe però un ottimo punto di partenza.


Stefano Ventura

www.osservatoriosuldoposisma.com


15 febbraio 2012

Come ricominciare. Fabbriche, sviluppo, aree interne


Lunedì 20, ore 16 e 30 ad Avellino

(Circolo della Stampa)

 


27 dicembre 2011

L'Irpinia, il lavoro, il futuro

Questo è il pezzo uscito sull'ultimo numero di Nuovo Millennio. Ne approfitto per scusarmi della latitanza da questo blog (ampiamente compensata con altre forme di comunicazione), per fare gli auguri di buone feste e per segnalarvi l'uscita di TU SI NAT IN ITALY, una nuova avventura in cui sono coinvolte tante belle intelligenze. (scaricabile qui: http://www.tusinatinitaly.it/rivista01.php


La letteraturaeconomica è strapiena di libri, saggi e contributi sul progetto diindustrializzazione del Mezzogiorno, dagli anni Cinquanta a oggi, con la Cassaper il Mezzogiorno prima e con i contributi dell’Unione Europea poi. Con questotema, e per esteso, con il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e sullasoluzione del problema occupazionale si sono confrontati le più grandi mentidell’economia e dell’intellettualità italiana, non sempre seguiti nei fattidalla politica e dall’imprenditoria.

Il tema della “fabbrica del terremoto” è al centro della ricerca condottadall’Osservatorio Permanente sul Doposisma nel 2011. L’Osservatorio, istituitopresso la Fondazione MIdA, che gestisce le meravigliose Grotte dell'Angelo aPertosa, ha come obiettivo la promozione della ricerca per stimolare dibattitoe proporre suggerimenti su nuove possibili strade da percorrere. La ricerca diquest’anno è stata realizzata grazie al contributo dell’Area Ricerche del Montedei Paschi di Siena e contiene anche un interessante studio sul campo, condottoda una ricercatrice di Antropologia, Teresa Caruso, che ha vissuto a Caposeleper 7 mesi, su come una comunità si è ricostruita in 30 anni di ricostruzione.

Nel rapporto del2011 c’è anche un contributo nel quale si affronta una cronistoriadell’intervento di sviluppo industriale dopo il terremoto e, soprattutto, c’èun censimento aggiornato al giugno 2011 su quanti addetti sono occupati e quante aziende sono attive oggi nelle20 aree industriali del Cratere. Il dato sugli occupati, in particolare, diceche oggi siamo al 49% rispetto alla previsione iniziale.

La ricerca siaccompagna anche a una serie di proposte; una di queste parla esplicitamentedel problema dello squilibrio demografico tra aree metropolitane costiere diCampania e Puglia e ipotizza un nuovo sistema reticolare di mobilità, cherivaluti il trasporto ferroviario, per portare nuovi residenti nelle areeinterne e permettere loro di recarsi al lavoro in tempi ragionevoli. Sarebbequesto un modo per mettere a valore tutti i vani costruiti in abbondanza dopoil terremoto e lasciati vuoti dallo spopolamento delle aree interne,permettendo a giovani famiglie e nuovi residenti di lasciarsi alle spalle ilsoffocamento della città e apprezzare una qualità della vita a misura d’uomo.Così com’è, la situazione mostra una doppia disperazione, quella di chi vive inspazi angusti e in preda all’emergenza continua ( i rifiuti, il traffico, ilcongestionamento dei servizi, aule scolastiche con più di trenta alunni e senzaservizi) e quella di chi percepisce abbandono e solitudine (pochi servizi, scuole che chiudono, pochi trasporti, neanchel’accesso alla rete). La strategia di fondo si trova in continuità e affinitàanche con l’idea di ospitare e accogliere i migranti come nuovi residenti,lanciata anche in Irpinia qualche mese fa, quando molti giovani scappavano dalNord Africa avvolto dalle fiamme delle rivoluzioni contro i regimi.

Bisogna ancheregistrare alcune storie di successo nel raccontare il disegno di sviluppodelle fabbriche del terremoto. Come ad esempio l’intervento della Ferrero aBalvano e Sant’Angelo dei Lombardi, dove i due stabilimenti hanno non solorispettato le promesse, ma incrementato il numero di occupati. La stessa cosasi è verificata per l’EMA di Morra de Sanctis, che prevede di aumentare ancorai propri occupati nei prossimi anni, oppure con la Desmon, un’azienda che ha ladirigenza a Nusco e altre succursali sparse per il mondo in Turchia, Cina eIndia. Altra storia degna di nota è quella della FG - Tek, a Porrara (S. Angelod. L.), che ha riconvertito la sua struttura produttiva passando dal settoredelle calzature alla produzione di fotovoltaico e mini-eolico.
Ci sono settori di potenziale interesse per non lasciare inutilizzati capannonie aree che già hanno danneggiato paesaggi e ambiente; ad esempio le energierinnovabili, che in Campania e Basilicata conoscono un buon livello diproduzione che però hanno scarsa ricaduta sul reddito complessivo delle aree incui agiscono. Oppure investendo su quei settori del ciclo integrato dei rifiutiche mancano del tutto in Campania e che aggravano la gestione complessiva, adesempio la produzione di concimi dal compostaggio oppure il riciclo di alcunimateriali.

Inoltre è essenzialeconsiderare una delle maggiori frecce disponibili all’arco di questi territorie del Sud in generale, il turismo. Infatti, si calcola che il numero di personeche si muoveranno per motivi turistici diventerà dieci volte maggiore di qua aqualche anno, quando molti cittadini di paesi emergenti e già in forteaffermazione (India, Cina, Brasile, ma anche alcuni paesi dell’Est Europa)potranno permettersi di viaggiare e scoprire nuove mete. Per questo ci sono lepremesse, ma ci vuole un grande balzo in avanti del marketing territoriale, diinfrastrutture e professionalità del settore.

Di certo, come dicel’economista Gianfranco Viesti introducendo la ricerca (Uscire dal vicolo ciecodel sottosviluppo è il titolo dell’intervista), il problema del Mezzogiorno nonsi risolve senza risolvere il problema Italia, e non serve pensare all’unosenza considerare l’altro. Inoltre è ormai diventato impensabile pensare adalcuni territori senza considerare il contesto globale, e per quanto riguardail Sud, il resto dell’area mediterranea. Nella crisi che stiamo attraversando apagare sono i territori più deboli, e le aree interne del Sud lo sono; è perquesto che serviranno dosi massicce di genio e passione per trovare una nuovaprospettiva di futuro. 

 Stefano Ventura, novembre 2011


15 settembre 2011

Aree interne e sottosviluppo: l'ennesima storia


Fa un certo effetto leggere la notizia della chiusura dell’IRISBUS di Flumeri - Grottaminarda trale principali notizie di Repubblica.it, oppure sentire Bonanni che sbraita in un servizio di politica del tg nazionale della sera.

L’IRISBUS  è una delle più grandi realtà industriali della provincia, produce ( o forse produceva) autobus per il trasporto pubblico locale ed è nell’orbita del sistema FIAT, che negli ultimi anni sta ripensando la sua organizzazione logistica in Italia. L’altra azienda cherientra anch’essa nelle ipotesi di riorganizzazione è l’altra industria più importante della provincia, la FMA di Pratola serra, sulla quale segnalo questo interessante studio.

Di recente abbiamo presentato nel corso del Festival FIL - Il sentimento dei luoghi la ricerca chel’Osservatorio sul Doposisma ha svolto nel 2011. Quest’anno abbiamo scelto di studiare “la fabbrica del terremoto”, grazie al contributo del Monte dei Paschidi Siena e della sua Area Ricerche. Insieme a Pietro Simonetti, ho curato un quadro della situazione sulle aree industriali della 219, raccontando un po’ la storia del progetto di sviluppo industriale nato dopo il sisma e cosa rimane oggi di quel sogno di sviluppo.

Fiore all’occhiello del nostro contributo è il censimento completo di quante aziende siano attive e quanti addetti siano occupati oggi nelle 20 aree industriali della legge 219,rispetto alle previsioni iniziali. Il dato dice che siamo al 49% della previsione iniziale, e che mentre alcune aree incrementano i propri occupati rispetto alle previsioni iniziali (Morra è una di queste),altre registrano numeri ridicoli. Su tutti i dati va fatta la tara della crisi occupazionale degli ultimi anni, non tutti i posti di lavoro sono stabili, ci sono la  Cassa integrazione e i lavoratori in mobilità all’interno del numero di addetti citato.

Nel nostro rapporto c’èanche un’intervista al presidente della Fiera del Levante, l’economista Gianfranco Viesti, che traccia un panorama sconfortante rispetto al destinodelle aree interne del Mezzogiorno, ancor più penalizzate dal declino generale dell’economia italiana. In realtà l’indagine sullo stato delle aree industriali irpine e lucane evidenzia anche alcune storie di successo, di imprenditori che hanno avuto idee di successo e sono riusciti ad affermarle anche all’estero, di alcune aziende solide chemantengono e in alcuni casi aumentano i loro occupati (penso all’EMA e alla Ferrero).

Una buona recensione del rapporto l’ha scritta Generoso Picone sul Mattino; rimando a quella per altre  informazioni. 

Una ulteriore riflessione sul rapporto e i temi in esso contenuti la trovate su  Comunità Provvisorie e presto su Lavoro Culturale.

Sarebbe interessante organizzare momenti di dibattito nei quali discutere dei contenuti della nostra ricerca sulle fabbriche del terremoto, il risvolto più drammaticamente attuale di 30 anni di doposisma.



29 agosto 2011

La fabbrica del terremoto

Felicità interna lorda -Il Sentimento dei luoghi è andato in archivio; abbiamo discusso, condiviso, cenato e ballato al ritmo di Negro.
Il bilancio del gruppo che ci ha lavorato con dedizione e passione, la parola chiave del nostro lavoro, è estremamente positivo. Uso le pagine del mio blog per ringraziare coloro i quali hanno reso possibile questa avventura, e quelli che incroceremo lungo il nostro prossimo cammino. Ma soprattutto un grazie ad ogni singolo, stupendo componente dell'Osservatorio sul Doposisma che ho l'onere e l'onore di coordinare. 

Qui trovate l'editoriale del direttore del Mattino di Avellino, Generoso Picone, sul nostro rapporto 2011.
Qui l'articolo pubblicato sul Mattino del 25 agosto.

La fabbrica del terremoto e il destino delle aree interne

Stefano Ventura

Parte oggi a Pertosa e Auletta il festival “Felicità interna lorda – Il Sentimento dei luoghi”. Organizzato dalla Fondazione Mida e dall’Osservatorio Permanente sul Doposisma, il Festival si svolge negli stessi giorni (dal 25 al 27 agosto) e negli stessi luoghi del Negro Festival, un appuntamento musicale giunto ormai alla sedicesima edizione e che quest’anno vedrà esibirsi alle Grotte dell’Angelo di Pertosa artisti del calibro di Goran Bregovic, Mannarino, Parto delle Nuvole Pesanti e Yalda.  

Nel corso del Festival verrà presentato il rapporto 2011 dell’Osservatorio sul Doposisma, intitolato “La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud”. L’Osservatorio permanente sul Doposisma è nato per stimolare discussione attraverso i dati, le fonti e le indicazioni che provengono dalla ricerca applicata. L’anno scorso la ricerca ha indagato su  “Le macerie invisibili” di 30 anni di terremoti italiani, con una comparazione sui costi delle diverse emergenze.

Il nuovo filone di indagine ha preso in esame i condizionamenti e le dinamiche innescate nelle aree terremotate dall’intervento di sviluppo industriale programmato nella legge di ricostruzione (la 219/81) e cosa accade dopo un disastro a livello macroeconomico.

A discutere di questi e altri temi interverranno, tra gli altri, i governatori Caldoro, Di Filippo, Marini e Tondo, il sindaco dell’Aquila Cialente e di Bari, Emiliano, il viceministro Misiti, giornalisti, professori universitari e scrittori come Sergio Rizzo, Franco Arminio, Gianfranco Viesti e Marco Panara.

L’idea di partenza che ha animato il lavoro di ricerca del gruppo dell’Osservatorio è l’attualità e il destino delle aree industriali della 219. Partendo quindi dal contesto globale e analizzando diversi casi recenti di terremoti e ricostruzioni (la ricerca è stata curata da Lucia Lorenzoni e Nicola Zambli dell’Area Ricerche del Monte dei Paschi di Siena), si è poi arrivati ad esplorare le venti aree industriali campane e lucane, le loro difficoltà ma anche le piccole eccellenze, cercando di carpire quali dinamiche produttive riscuotono risultati migliori e quali potrebbero essere le future linee di investimento Nel rapporto è inserito anche un censimento aggiornato di quante aziende e quanti addetti lavorano oggi nelle aree industriali (il saggio si intitola “Passarono gli anni e  il nuovo non venne”, curato da Pietro Simonetti e dal sottoscritto). Poi, attraverso gli strumenti dell’ antropologia, Teresa Caruso ha cercato di raccontare come il popolo di Caposele ha attraversato questi trent’anni di doposisma e quali sono oggi i segni di quell’evento spartiacque. Completa il volume un’intervista a Gianfranco Viesti, noto economista e presidente della Fiera del Levante.

Il punto focale dell’indagine è però ben presto diventato il problema del riequilibrio demografico tra l’osso e la polpa del Sud. La proposta che emerge  dal rapporto è quella di un equo bilanciamento tra aree metropolitane e costiere, che passi attraverso la mobilità reticolare; un’operazione che non comporta il dispendio delle grandi opere, ma si esplica attraverso la riattivazione e il ripristino di un sistema ferroviario efficiente che potrebbe garantire una mobilità sostenibile alle aree interne ormai disabitate. Ad esse la fabbrica del terremoto ha lasciato in eredità un enorme surplus di case inutilizzate; di contro le aree costiere, sovraffollate, producono la  fabbrica mangiasoldi dell’emergenza. Si tratta di uno squilibrio che restituisce un territorio ingovernabile, rendendo la vita impossibile sia a Napoli che in Irpinia. Produrre discussione a partire dai dati della ricerca, dando possibilità di espressione a giovani ricercatori, giornalisti, grafici, videomaker, promotori culturali è l’idea che sta alla base del lavoro dell’Osservatorio sul Doposisma, struttura totalmente finanziata dalla Fondazione Mida, che gestisce le Grotte dell’Angelo di Pertosa, con budget annui limitati, a dimostrazione che non sono i soldi che determinano il successo o lo sviluppo del Sud, ma le idee originali e il sacrificio quotidiano di difenderle e realizzarle. Il tema di fondo che può far emergere la “felicità interna lorda” di un territorio è la passione, la cura e l’amore per i luoghi, sentimenti.



11 aprile 2011

La solidarietà contro l'abbandono

E' vivo in questi giorni un dibattito sulla possibilità di ospitare in strutture dei paesi dell'Alta Irpinia i migranti nordafricani giunti a Lampedusa. Prima è stato Franco Arminio a proporre di accogliere i migranti e magari renderli stabilmente cittadini dei nostri paesi, a rischio abbandono. Sono poi intervenuti la Fondazione Officina Solidale e il sindaco di Conza della Campania, la vice sindaco di Sant'Andrea di Conza, la CGIL e il presidente degli industriali irpini, Sabino Basso.
L'Osservatorio sul Doposisma ha pubblicato un dossier per riflettere sulla proposta, sulle risposte di alcuni sindaci e sulle mutazioni antropologiche del nostro territorio.
Sul Mattino (edizione Avellino) di ieri, 10 aprile, ci sono anche alcune righe in cui dico la mia. 


Dalla solidarietà la ricetta contro l’abbandono


 

Nel piccolo paese dell’Alta Irpinia dove sono cresciuto, nel 2005 è nato un solo bambino, Salvatore. Tutti ci domandammo cosa sarebbe successo quando Salvatore avrebbe dovuto iscriversi in prima elementare; sarebbe stato unico alunno, senza compagni di classe e amici di giochi. E’ a questo che ho pensato in questi giorni, quando prima da Franco Arminio, poi da Rosanna Repole, presidente della Fondazione Officina Solidale, e dal sindaco di Conza della Campania, Vito Farese, è stata avanzata la proposta di accogliere i profughi e i migranti nordafricani nei paesi dell’Alta Irpinia. Le dichiarazioni non sono sembratesolo frutto della emotività del momento, ma ben presto si è ipotizzato diaccogliere i tanti in fuga da situazioni di profondo disagio per rianimare le nostre comunità, sempre più spopolate, che devono fare i conti quotidianamente con il ridimensionarsi dei servizi primari, quelli che garantiscono il diritto alla salute, all’istruzione, al rispetto e alla valorizzazione del territorio enon al suo colpevole abbandono, all’accesso a internet e a alle sue infinite possibilità.

Ci sono due motivazioni profonde che secondo me legittimano a pieno questa risposta disolidarietà e apertura. Da un lato c’è la nostra storia, fatta anch’essa di migrazioni e partenze da una situazione di povertà e difficoltà, in varie ondate che si sono fatalmente riprodotte in diverse epoche della nostra storia, anche recente. Per ogni cento irpini che vivono in provincia di Avellino, i dati dicono che ce ne sono almeno venti sparsi in ogni angolo del mondo.

La seconda motivazione è legata alla ferita più profonda che quei paesi hanno sofferto, quella del terremoto del 1980. La straordinaria esperienza di solidarietà e aiuto ricevuta allora non è stata dimenticata, e difficilmente potrebbe essere altrimenti, e in queste occasioni vengono fuori la consapevolezza e il bisogno di contraccambiare in diversi modi quel sentimento collettivo che ci aiutò nelduro periodo dell’emergenza post sismica.

Di sicuro letante realtà del mondo del volontariato e dell’associazionismo, cattolico el aico, nate negli anni del dopo terremoto e sviluppatesi poi nel corso deltempo, possono giocare la loro partita e confrontarsi con una nuova sfida,quella dell’accoglienza e del confronto con l’altro.

Mi auguro che il dibattito attorno alla vicenda dei rifugiati nordafricani stimoli anchela riflessione sui problemi della quotidianità sociale delle comunità e sugliscenari che il futuro pone. Le cifre sono impietose; per l’Alta Irpinia siparla di circa 3 mila abitanti in meno, negli ultimi dieci anni, su una popolazione complessiva di 65 mila persone; è come se un intero paese e tutti isuoi abitanti fossero stati presi e sparpagliati nel resto d’Italia e all’estero.In compenso sono arrivate dall’Est europeo molte donne, e a volte interi nuclei familiari, che si dedicano all’assistenza della popolazione anziana, ebisognerebbe considerare anche il loro essere nuove cittadine e nuovicittadini.

Nella proposta di Franco Arminio sono stati, inoltre, citati esplicitamente alcuni mestieri epossibili settori  nei quali rendere attivi i migranti che potrebbero giungere in Irpinia, e cioè la cura del territorio, dei boschi, delle terre coltivabili, dove sono rimasti gli anziani a dover accollarsi il peso di certi lavori.

Insomma, l’ipotesi che si sta prefigurando, seppur ad uno stadio ancora embrionale e che richiederebbe uno sforzo e un concorso ampio di forze per realizzarsi e per superarei numerosi problemi che potrebbero sorgere, sarebbe una esperienza di contaminazione che potrebbe garantire un futuro al patrimonio di tradizioni edi beni immateriali del nostro territorio. Anche l’impoverimento del patrimonio ambientale e fisico sarebbe un effetto indiretto dello spopolamento; nelpassato, una delle caratteristiche della nostra provincia era quella di averela più bassa percentuale di terre incolte rispetto alle zone collinare e montane del resto d’Italia, un primato purtroppo andato perduto.

In molti comuni tra poche settimane si andrà al voto. Le tornate amministrative sono,per le piccole comunità, momenti di vitalità e agitazione. Ma in un’area che deve combattere contro pericoli interni ed esterni ha davvero poco senso rinchiudersi dentro angusti confini e sotto campanili ormai inattuali, dimostrarsi sordi alle pressanti richieste del mondo che ci circonda e non accogliere sfide e stimoli nuovi, lasciandosi soggiogare da una passività letale.

In questosenso, il tema dell’accoglienza dei migranti e della lotta all’abbandono dei nostri centri è un banco di prova da non eludere.

Stefano Ventura

® Riproduzione riservata



15 ottobre 2010

Il Mattino, 14 ottobre 2010

Come segnalato ampiamente, si è svolta sabato 9 a Pertosa e Auletta un importante convegno sul Sud, la sua classe dirigente, i suoi amministratori, i suoi mille problemi.

Prima del dibattito è stato anticipato il contenuto della ricerca che la Fondazione Mida e l’Osservatorio Permanente del Doposisma, coordinato da Antonello Caporale di Repubblica, hanno promosso quest’anno: una analisi comparata sui quattro terremoti avvenuti in Italia negli ultimi 30 anni. L’obiettivo era quello di descrivere come si è intervenuti nel primo anno di emergenza e quanto si è speso. Il rapporto completo verrà pubblicato presto e qui troverete ulteriori aggiornamenti.

Ieri sul Mattino è uscito un articolo di Alessio Fanuzzi con una mia intervista in cui illustro alcuni dati che emergono dalla ricerca, sintetizzato nella tabella.


 

 

Terremoto dell’Irpinia, spesi 7889 euro per ogni senzatetto

Alessio Fanuzzi, Il Mattino, 14 ottobre 2010

 

Trent’anni dopo è tutto raccolto in un dossier. Numeri, tempi, spese, finanche sprechi. Tutto quello che c’è da sapere sul terremoto che il 23 novembre del 1980 scosse l’Irpinia e sconvolse la Campania è scritto nel rapporto di Stefano Ventura voluto dall’Osservatorio sul doposisma della Fondazione Mida.

Si chiama «Trent’anni di terremoti italiani» ed è uno studio comparativo sulla gestione delle emergenze in Italia. Con tanti spunti curiosi: ad esempio, a fronte di una spesa procapite per senzatetto che a L’Aquila ha sfiorato quota 24.000 euro, in Campania furono spesi solo 7.889 euro a persona. Sulle cifre, però, incide il numero di senzatetto, di gran lunga superiore in Irpinia: 400.000 contro 67.459 ventiquattro ore dopo il terremoto, 280.000 contro 65.704 sette giorni dopo. In termini assoluti, infatti, per la Campania sono stati spesi più fondi: 6,627 miliardi nei tre anni di gestione commissariale, 2,29 miliardi all’anno contro i 1,715 miliardi spesi per l’Abruzzo. Trent’anni, avellinese di Teora trapiantato a Siena, dov’è dottore di ricerca in storia contemporanea, Ventura studia da anni gli effetti del terremoto in Irpinia e la ricostruzione.

A breve debutterà anche in libreria con un libro edito da Mephite - «Non sembrava novembre quella sera» - e dedicato alla sua terra. «Nel primo anno dopo il sisma - spiega - gli sprechi furono molto limitati. Fu negli anni successivi che aumentarono le pressioni per l’allargamento dell’area del cratere e, di conseguenza, per l’ampliamento dei comuni inseriti nelle fasce di danno fino a 684». La ricerca di fondi extra, però, non fu solo una prerogativa campana se è vero che anche il Molise, dopo il sisma con epicentro San Giuliano di Puglia nel 2002, «allargò le ipotesi di sviluppo per ricevere dal governo fondi senza collegamento diretto con il terremoto».

Nel calcolo delle spese e, soprattutto, dei tempi di intervento incidono tanto anche le nuove tecnologie. «Passare dalle dodici ore che i soccorsi impiegarono per raggiungere alcuni paesi della Campania ai tre minuti necessari a dare l’allerta nella notte del 6 aprile 2009 è senza dubbio un risultato positivo del cammino della Protezione civile che nel 1980 neanche esisteva», sentenzia Ventura. E ancora, «il progetto del piano casa in Abruzzo - continua - era già a disposizione del dipartimento della Protezione civile e del governo prima del sisma che ha devastato L’Aquila tanto che, a diciassette giorni dalle prime scosse, era già stato proposto come possibile soluzione».

In Irpinia non c’erano né piani né programmi e tutta la ricostruzione fu dovuta in gran parte all’operatività del commissario Giuseppe Zamberletti che, sulla scia dell’ esperienza acquisita in Friuli, dispose già dal 26 novembre di arretrare molti senzatetto sulla costa. Un progetto naufragato ben presto e sostituito con il piano di prefabbricazione leggera e pesante che portò poi all’ installazione di 7.384 containers e alla programmazione definitiva del giugno 1981. «Quattro diverse filosofie di intervento per quattro catastrofi», osserva Ventura.

Se in Campania furono montati containers, in Umbria (1997) si scelse di riparare prima il patrimonio meno danneggiato, in Molise furono usati gli alberghi della costiera e in Abruzzo si è passati dalle tende al piano caso. «Dopo il terremoto in Irpinia - analizza il ricercatore di Teora – c’ è stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle regioni e ai comuni a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Guido Bertolaso per tutta l’ emergenza». Con qualche criticità di troppo. «La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (790 milioni di euro) per ospitare tra i 15.000 e i 20.000 senzatetto - chiosa Ventura - è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche se paragonata alle gestioni degli insediamenti provvisori che pure sono stati necessari anche in Abruzzo». © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 settembre 2010

Osservatorio sul doposisma, la presentazione del rapporto

Il 9 ottobre 2010, a Pertosa e Auletta, verrà presentato il rapporto 2010 dell'Osservatorio Permanente sul Doposisma, intitolato "Trent'anni di terremoti italiani. Un'analisi comparata sulla gestione delle emergenze". Nell'occasione ci saranno due momenti di dibattito. In basso il depliant con il programma completo.








27 luglio 2010

Una notte in Italia, mostra su Irpinia e Abruzzo

Una Notte in Italia
Irpinia • L'Aquila: istantanee da un dopo sisma

 

Il 31 luglio 2010 sarà inaugurata la mostra fotografica “Una notte in Italia. Irpinia-L’Aquila, istantanee da un dopo sisma”. La mostra sarà collocata presso i locali del palazzo Jesus ad Auletta (Salerno) e sarà visitabile fino a dicembre 2010.

La mostra contiene immagini di due fotografi di fama nazionale, Francesco Fantini e Daniele Lanci, che hanno cercato di catturare dettagli e testimonianze di due territori devastati da due terremoti, in due epoche diverse.

La mostra si inserisce nelle attività promosse dall’Osservatorio permanente sul Doposisma, promosso dalla Fondazione Mida e diretto da Antonello Caporale.

sfoglia     agosto        agosto
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
altra irpinia
sto leggendo...
Terremoti e dintorni

VAI A VEDERE

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA
TERREMOTO IRPINIA-Storia e memoria
TU SI NAT IN ITALY
Officina Solidale
Osservatorio sul Doposisma
Fondazione Mida
ORENT
Storia e futuro
Antonello Caporale
G. Silei
AISO Italia
Lavoro culturale
Volontariato oggi
le terre che tremarono (Belìce)
Tiere Motus- Friuli 1976
Napoli monitor
Spinoza
Doctor Brand
pearl jam
PRO LOCO TEORA
NUOVO MILLENNIO
Roberto Rotonda blog
Amici della bici
orizzonte scuola
siena news
ottopagine
il mattino
corriere irpinia
ALTirpinia
Il Ciriaco
il portale di teora
Bradipo Nevrotico
flyfra-giokoliere
palio
storia di lioni
L'alambicco di S. Cesario
SE la Capo
Piccoli paesi
Comunità Provvisorie


 

Chi sono

 
 

file:///C:/Users/Stefano/Desktop/vogliamo_viaggiare.jpg

 

Stefano Ventura

Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

2a edizione

Mephite

COMPRALO ONLINE

IL BLOG DEL LIBRO

Vogliamo viaggiare non emigrare_Ventura.jpg

 

 
 

SISMOGRAFIE.

Tornare all'Aquila 1000 giorni dopo il sisma

 

 

 

 

Teoraventura

Promuovi anche tu la tua Pagina

 

 

 

 

  

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

http://www.wikio.it

 

  

 

Contributi sparsi

I terremoti italiani e la Protezione Civile

Il terremoto del 1980. Storiografia e memoria

30 anni di terremoti italiani

Irpinia 1980, viaggio nel terremoto

L'emergenza e i soccorsi, dalle memorie alla Protezione civile

Le industrie, 30 anni dopo 

Il lavoro in Irpinia negli anni del terremoto

I comuni del terremoto dalla ricostruzione al futuro

I ragazzi dell'Ufficio di Piano. La ricostruzione urbanistica in Irpinia

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale (prefazione)

I confinati in Irpinia durante il fascismo

Le industrie del dopo terremoto in Campania e Basilicata

OkNotizie 

 

Gli Angeli Del Terremoto_Stefano Ventura_2010

Le Industrie Del Dopoterremoto_Stefano Ventura

L'Irpinia, la Crisi e lo spopolamento

Wikio - Top dei blog

CERCA