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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


15 settembre 2011

Aree interne e sottosviluppo: l'ennesima storia


Fa un certo effetto leggere la notizia della chiusura dell’IRISBUS di Flumeri - Grottaminarda trale principali notizie di Repubblica.it, oppure sentire Bonanni che sbraita in un servizio di politica del tg nazionale della sera.

L’IRISBUS  è una delle più grandi realtà industriali della provincia, produce ( o forse produceva) autobus per il trasporto pubblico locale ed è nell’orbita del sistema FIAT, che negli ultimi anni sta ripensando la sua organizzazione logistica in Italia. L’altra azienda cherientra anch’essa nelle ipotesi di riorganizzazione è l’altra industria più importante della provincia, la FMA di Pratola serra, sulla quale segnalo questo interessante studio.

Di recente abbiamo presentato nel corso del Festival FIL - Il sentimento dei luoghi la ricerca chel’Osservatorio sul Doposisma ha svolto nel 2011. Quest’anno abbiamo scelto di studiare “la fabbrica del terremoto”, grazie al contributo del Monte dei Paschidi Siena e della sua Area Ricerche. Insieme a Pietro Simonetti, ho curato un quadro della situazione sulle aree industriali della 219, raccontando un po’ la storia del progetto di sviluppo industriale nato dopo il sisma e cosa rimane oggi di quel sogno di sviluppo.

Fiore all’occhiello del nostro contributo è il censimento completo di quante aziende siano attive e quanti addetti siano occupati oggi nelle 20 aree industriali della legge 219,rispetto alle previsioni iniziali. Il dato dice che siamo al 49% della previsione iniziale, e che mentre alcune aree incrementano i propri occupati rispetto alle previsioni iniziali (Morra è una di queste),altre registrano numeri ridicoli. Su tutti i dati va fatta la tara della crisi occupazionale degli ultimi anni, non tutti i posti di lavoro sono stabili, ci sono la  Cassa integrazione e i lavoratori in mobilità all’interno del numero di addetti citato.

Nel nostro rapporto c’èanche un’intervista al presidente della Fiera del Levante, l’economista Gianfranco Viesti, che traccia un panorama sconfortante rispetto al destinodelle aree interne del Mezzogiorno, ancor più penalizzate dal declino generale dell’economia italiana. In realtà l’indagine sullo stato delle aree industriali irpine e lucane evidenzia anche alcune storie di successo, di imprenditori che hanno avuto idee di successo e sono riusciti ad affermarle anche all’estero, di alcune aziende solide chemantengono e in alcuni casi aumentano i loro occupati (penso all’EMA e alla Ferrero).

Una buona recensione del rapporto l’ha scritta Generoso Picone sul Mattino; rimando a quella per altre  informazioni. 

Una ulteriore riflessione sul rapporto e i temi in esso contenuti la trovate su  Comunità Provvisorie e presto su Lavoro Culturale.

Sarebbe interessante organizzare momenti di dibattito nei quali discutere dei contenuti della nostra ricerca sulle fabbriche del terremoto, il risvolto più drammaticamente attuale di 30 anni di doposisma.



29 agosto 2011

La fabbrica del terremoto

Felicità interna lorda -Il Sentimento dei luoghi è andato in archivio; abbiamo discusso, condiviso, cenato e ballato al ritmo di Negro.
Il bilancio del gruppo che ci ha lavorato con dedizione e passione, la parola chiave del nostro lavoro, è estremamente positivo. Uso le pagine del mio blog per ringraziare coloro i quali hanno reso possibile questa avventura, e quelli che incroceremo lungo il nostro prossimo cammino. Ma soprattutto un grazie ad ogni singolo, stupendo componente dell'Osservatorio sul Doposisma che ho l'onere e l'onore di coordinare. 

Qui trovate l'editoriale del direttore del Mattino di Avellino, Generoso Picone, sul nostro rapporto 2011.
Qui l'articolo pubblicato sul Mattino del 25 agosto.

La fabbrica del terremoto e il destino delle aree interne

Stefano Ventura

Parte oggi a Pertosa e Auletta il festival “Felicità interna lorda – Il Sentimento dei luoghi”. Organizzato dalla Fondazione Mida e dall’Osservatorio Permanente sul Doposisma, il Festival si svolge negli stessi giorni (dal 25 al 27 agosto) e negli stessi luoghi del Negro Festival, un appuntamento musicale giunto ormai alla sedicesima edizione e che quest’anno vedrà esibirsi alle Grotte dell’Angelo di Pertosa artisti del calibro di Goran Bregovic, Mannarino, Parto delle Nuvole Pesanti e Yalda.  

Nel corso del Festival verrà presentato il rapporto 2011 dell’Osservatorio sul Doposisma, intitolato “La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud”. L’Osservatorio permanente sul Doposisma è nato per stimolare discussione attraverso i dati, le fonti e le indicazioni che provengono dalla ricerca applicata. L’anno scorso la ricerca ha indagato su  “Le macerie invisibili” di 30 anni di terremoti italiani, con una comparazione sui costi delle diverse emergenze.

Il nuovo filone di indagine ha preso in esame i condizionamenti e le dinamiche innescate nelle aree terremotate dall’intervento di sviluppo industriale programmato nella legge di ricostruzione (la 219/81) e cosa accade dopo un disastro a livello macroeconomico.

A discutere di questi e altri temi interverranno, tra gli altri, i governatori Caldoro, Di Filippo, Marini e Tondo, il sindaco dell’Aquila Cialente e di Bari, Emiliano, il viceministro Misiti, giornalisti, professori universitari e scrittori come Sergio Rizzo, Franco Arminio, Gianfranco Viesti e Marco Panara.

L’idea di partenza che ha animato il lavoro di ricerca del gruppo dell’Osservatorio è l’attualità e il destino delle aree industriali della 219. Partendo quindi dal contesto globale e analizzando diversi casi recenti di terremoti e ricostruzioni (la ricerca è stata curata da Lucia Lorenzoni e Nicola Zambli dell’Area Ricerche del Monte dei Paschi di Siena), si è poi arrivati ad esplorare le venti aree industriali campane e lucane, le loro difficoltà ma anche le piccole eccellenze, cercando di carpire quali dinamiche produttive riscuotono risultati migliori e quali potrebbero essere le future linee di investimento Nel rapporto è inserito anche un censimento aggiornato di quante aziende e quanti addetti lavorano oggi nelle aree industriali (il saggio si intitola “Passarono gli anni e  il nuovo non venne”, curato da Pietro Simonetti e dal sottoscritto). Poi, attraverso gli strumenti dell’ antropologia, Teresa Caruso ha cercato di raccontare come il popolo di Caposele ha attraversato questi trent’anni di doposisma e quali sono oggi i segni di quell’evento spartiacque. Completa il volume un’intervista a Gianfranco Viesti, noto economista e presidente della Fiera del Levante.

Il punto focale dell’indagine è però ben presto diventato il problema del riequilibrio demografico tra l’osso e la polpa del Sud. La proposta che emerge  dal rapporto è quella di un equo bilanciamento tra aree metropolitane e costiere, che passi attraverso la mobilità reticolare; un’operazione che non comporta il dispendio delle grandi opere, ma si esplica attraverso la riattivazione e il ripristino di un sistema ferroviario efficiente che potrebbe garantire una mobilità sostenibile alle aree interne ormai disabitate. Ad esse la fabbrica del terremoto ha lasciato in eredità un enorme surplus di case inutilizzate; di contro le aree costiere, sovraffollate, producono la  fabbrica mangiasoldi dell’emergenza. Si tratta di uno squilibrio che restituisce un territorio ingovernabile, rendendo la vita impossibile sia a Napoli che in Irpinia. Produrre discussione a partire dai dati della ricerca, dando possibilità di espressione a giovani ricercatori, giornalisti, grafici, videomaker, promotori culturali è l’idea che sta alla base del lavoro dell’Osservatorio sul Doposisma, struttura totalmente finanziata dalla Fondazione Mida, che gestisce le Grotte dell’Angelo di Pertosa, con budget annui limitati, a dimostrazione che non sono i soldi che determinano il successo o lo sviluppo del Sud, ma le idee originali e il sacrificio quotidiano di difenderle e realizzarle. Il tema di fondo che può far emergere la “felicità interna lorda” di un territorio è la passione, la cura e l’amore per i luoghi, sentimenti.



11 dicembre 2010

Ema, millionesima "paletta"

Questo è l'articolo scritto da Michele Vespasiano sulla cerimonia tenuta a Morra in occasione della milionesima paletta prodotta dall'EMA. E' una delle poche aziende che non licenzia, anzi, ha una asilo aziendale, una mensa aziendale (di cui seguo direttamente le vicende) e un ambiente lavorativo abbastanza organizzato. Sarà che ricade sotto la proprietà Rolls Royce, ma comunque va segnalata come esperienza.

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EMA, A MORRA LO SVILUPPO METTERA' LE ALI

La festa dell’orgoglio Ema si è tenuta ieri mattina tra le mura super protette dello stabilimento morrese, alla presenza dei vertici istituzionali e politici della Regione Campania, della Provincia di Avellino e di quella di Benevento, rappresentati rispettivamente dal vicegovernatore Giuseppe De Mita, dai consiglieri regionali Rosetta D’Amelio, Pietro Foglia e Antonia Ruggiero, dal presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, dal vice presidente e dal consigliere di Palazzo Caracciolo, Vincenzo Sirignano e Gaetano Calabrese. Padroni di casa, assieme al Natale, il Presidente della Ema, Giuseppe Ciongoli, e il vice presidente esecutivo della Rolls Royce, Mike Mosley. Tutti hanno avuto parole di compiacimento per i risultati conseguiti dall’azienda che in pochi anni è riuscita a passare da una quota azionaria minoritaria al totale controllo che è in testa al prestigioso marchio del Regno Unito. Un processo di crescita guidato in prima persona da Ciongoli che ha voluto spendere parole di elogio «per il management aziendale e per la totalità della forza lavoro, che rappresenta la vera speranza per il futuro di questo stabilimento».

Il forte legame che unisce il personale all’azienda altirpina è stato reso plasticamente dall’interminabile applauso con il quale è stato accolto ai microfoni l’amministratore delegato della Ema. Un applauso e un calore che Natale ha ricambiato evidenziando fin dalle prima battute il merito dei dipendenti, passati dalle 51 unità del 1998 ai 400 di oggi: «Lavoratori qualificati, di grande professionalità e soprattutto stabilizzati, che assieme alla notevole tecnologia e alla continua ricerca ci permettono di competere con il mercato». Un riferimento che ha permesso all’amministratore delegato Natale di annunciare che presto l’azienda si misurerà anche con il nucleare civile italiano. «La milionesima pala è un successo per il futuro - ha continuato Natale - per la cui crescita occorre rafforzare il posizionamento di Ema sul mercato, sviluppare la filiera industriale campana e consolidare il rapporto con gli atenei per accrescere ricerca e competenza.

E per questo occorre l’impegno di tutte le istituzioni, ma soprattutto un iter amministrativo veloce che favorisca la nascita del distretto di metallurgia avanzata». Una richiesta che Giuseppe De Mita non intende far cadere: «C’è grande interesse per un’idea che ha il merito di nascere dal ceto produttivo e non nella testa dei politici, la cui realizzazione non può essere frustrata da procedure farraginose e inconcludenti». Sulle prospettive che potrebbero aversi in Irpinia, non meno lusinghiero è stato il giudizio del sindaco di Morra De Sanctis, Gerardo Capozza, per il quale la Ema in Irpinia è la migliore risposta al luogo comune che legge il Sud in chiave negativa: «Il nuovo distretto industriale sarà capace di generare una significativa ricaduta occupazionale in grado di dare risposte principalmente ai giovani del territorio». A proposito di giovani, che rappresentano l'80% del personale occupato, l’amministratore delegato di Ema ha anche ricordato come la sicurezza economica abbia fatto nascere ben 150 nuove famiglie, con oltre 300 bambini, molti dei quali sono accolti nell’asilo aziendale, la cui struttura funzionale è diventata insufficiente ad accogliere i piccoli.

Significative sono state anche le altre cifre evidenziate da Natale, in particolare quelle relative alla ricaduta economica sul territorio irpino; negli anni della sua presenza a Morra, la Ema ha rilasciato ben 80 milioni di euro di stipendi ai dipendenti, e altri 40 sono andati alle aziende dell’indotto. Affollato il parterre, con Giuseppe Gargani e Alberta De Simone, il Procuratore della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi, Antonio Guerriero, il prossimo presidente di Confindustria Avellino, Sabino Basso, il questore Sergio Bracco, assieme a esponenti del mondo accademico, i vertici delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

Michele Vespasiano

Il Mattino, 8 dicembre 2010


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