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L'assistenzialismo è peggio della peste, perchè i malati sono contenti (Ettore Chirico).


Diario


4 novembre 2010

Trentennale, le anticipazioni

Sul blog terremoto irpinia c’è un elenco di alcuni degli appuntamenti che si svolgeranno nei prossimi giorni per commemorare i 30 anni dal terremoto del 1980.

Il 15 novembre presenterò al circolo della stampa di Avellino (Corso Vittorio Emanuele, ore 17 e 30) il mio libro sul terremoto. Si intitola “Non sembrava novembre quella sera” (Mephite). Appena sarà uscito pubblicherò una pagina web con una scheda descrittiva e le informazioni su dove trovarlo e come acquistarlo su internet.

Domenica parlerò del libro alla trasmissione Zazà su Radio3 (ore 16)



Una foto dal reportage di Dodici


Segnalo qualche collegamento ai programmi di alcuni convegni, a dossier di riviste e magazine e a siti di approfondimento.

La Memoria delle catastrofi (convegno internazionale, Napoli,25 e 26 novembre)

L’Italia che trema (Salerno, 20-27 novembre)

Terremoto 80. Ricostruzione e sviluppo (Istituto Nazionale di Urbanistica, Fisciano, 23 e 24 novembre)

Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella storia italiana, Siena, 2 dicembre 2010


Il dossier di Altreconomia

Il dossier di Dodici magazine



23 luglio 2010

Il sud e i giovani, vittime silenziose

In questi giorni è stato pubblicato il rapporto Svimez 2010 sul Mezzogiorno. I dati che contiene e che illustra sono alquanto tragici; quasi 2 milioni e mezzo di emigranti (2 milioni e 385 mila) negli ultimi 20 anni hanno abbandonato il Sud per il resto del Paese e per l’estero; il nuovo emigrante, quello col “trolley e il Pc” al posto della valigia di cartone, parte dal Sud, ha in media 31 anni, il 26% è laureato e il 50% svolge professioni alte.
Il PIL 2009 è calato del 4,5%, il reddito di una famiglia del Sud è pari al 58% del reddito medio di una famiglia del Nord. Il valore aggiunto dell’industria del Sud è calato nel 2009 del 15%, più che in paesi di nuovo ingresso nella UE a 27, come la Polonia.
Un meridionale su 3 è a rischio povertà, la disoccupazione è al 23,9% e sale al 36% nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.
Uno dei paragrafi del rapportoSVIMEZ 2010 (il 3.1) si intitola: I giovani, le vittime silenziose.
Eppure, tranne qualche trafiletto nelle pagine economiche, di questi numeri, di questo bollettino di guerra non parla nessuno. Non c’è bisogno di parlare di secessione, di federalismo fiscale e di altro; di fatto il Sud è già abbandonato, alle mafie, ai traffichini e a politici inetti e immorali. Eppure un Sud migliore c’è già, annidato in qualche piccola realtà, che resiste, che annaspa e che si tura il naso.
La partita non può finire qui.


20 luglio 2010

Prove d'orchestra

 

Per ragioni legate all’avvicinarsi di un appuntamento per me importante, quest’anno ho trascorso diverse settimane a Teora, come non facevo da tempo. Colgo l’occasione dell’avvio dell’estate per una riflessione del tutto personale, e quindi come tale opinabile, su come sta il nostro paese oggi.

Teora nelle ultime settimane ha attraversato momenti tristi, che hanno riguardato alcune famiglie ma che, come avviene in paesi piccoli come il nostro, inevitabilmente riguardano tutti. Questo condizionerà l’andamento dell’estate, rendendo impossibile una spensieratezza leggera e totale. Purtroppo negli ultimi anni questi momenti si sono susseguiti con fatale cronicità, e saranno cose che fanno parte della vita, ma in una dimensione micro le sofferenze si vivono un po’ di più.

Per il resto Teora non è un paese del tutto fermo, chi lo pensa dovrebbe farsi un giro in qualche paese dei dintorni, come anche tutta la nostra zona testimonia segni positivi di vitalità. Tuttavia, questi timidi segnali rischiano di essere troncati sul nascere da decisioni prese dall’esterno (ad esempio la drastica riduzione di servizi come quelli ospedalieri e scolastici). Se, quindi, i nostri paesi stanno cercando di rimanere in vita e magari acquisire nuovi residenti, come può essere possibile questo se vengono meno i servizi primari? Se una giovane famiglia volesse restare o trasferirsi (lavoro permettendo) da noi e non ci sono ospedali per partorire e scuole per far studiare i bambini, come si fa?
In effetti, anche demograficamente i nostri paesi sono cambiati; sono andati via i ragazzi tra i 20 e i 35 anni, prima per studiare e poi definitivamente, e sono arrivate due categorie nuove di residenti: le badanti, soprattutto dall’est europeo, e famiglie provenienti dall’area metropolitana di Napoli. Molti hanno acquistato casa, molti affittano i prefabbricati e spostano le residenza per ragioni di varie convenienze. Capita che alcune famiglie sfruttino i contributi previsti per abbandonare la zona rossa sotto il Vesuvio e acquistare casa da noi (ma questa è una notizia che andrebbe approfondita).
 
A Teora esistono diversi gruppi attivi, associazioni e anche qualche partito politico: la Pro Loco, che l’anno scorso ha cambiato gruppo dirigente rinnovandolo, il Forum dei Giovani, l’Azione Cattolica, i Tugurians, che hanno fatto della passione per la moto un motivo di aggregazione, i comitati festa, il circolo degli appassionati di pittura, il circolo dei tifosi della Juve, la Polisportiva. Questo permette di avere un cartellone estivo rispettabile; lo scorso fine settimana si sono tenuti ben tre eventi distinti; “Cuore rosso” (le Ferrari), la Pesatura a casa di Vincenzo Ciccone “Z ledda” e la festa dei Tugurians in memoria di Mauro Carlucci.
Durante l’anno ci sono almeno due-tre eventi che si sono ritagliati una certa visibilità e cioè gli Squacculacchiun, il festival delle Serenate e anche Cuore rosso.
L’impressione, però, è che ci si trovi di fronte a tanti bravi orchestrali che suonino ognuno il suo spartito, ma che non sono capaci, o non vogliono, suonare insieme. Prendiamo il caso delle Ferrari; sabato e domenica i teoresi si dividevano tra chi apprezzava e aderiva all’iniziativa e chi scuoteva il capo per i disagi creati e non capiva.
 
Chi si trova oggi a Teora nota anche almeno tre aree con cantieri che ridisegneranno in parte il volto del paese: Borgo Monaco, dove sorgerà una “fabbrica della cucina”, l’area che sta all’inizio della discesa della Mantenese e quella dove prima c’era la chiesa prefabbricata, dove sorgerà una pinacoteca di Arte moderna (moderna o contemporanea?). Questi cantieri sono resi possibili dall’accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea e coinvolgono diverse imprese e progettisti. La mia sensazione è però quella di una scarsa consapevolezza tra i cittadini teoresi di quello che sarà realizzato, che deriva forse da un problema di comunicazione tra chi decide e chi vive il paese. Visto che queste cose verranno realizzate con soldi pubblici perché non creare di percorsi di ascolto della gente, o almeno dei gruppi organizzati, per rendere partecipe e protagonista la cittadinanza?
L’opinione che altrimenti rischia di diventare predominante (e l’’ho sentita questa voce da diverse parti) è che queste cose si facciano per dare lavoro ai tecnici e sprecando i soldi, proprio in un momento di difficoltà economiche globali. Poi si potrebbe obiettare che i soldi arrivano perché legati a progetti specifici, altrimenti non ci sarebbero. Bene, ma perché non dirle parlando ai cittadini queste cose e non solo attraverso comunicati stampa che cadono spesso nell’indifferenza?
 
Sicuramente avrò scritto qualche cosa di sbagliato, perché non conosco bene le cose e per questo mi scuso delle eventuali imprecisioni. Volevo solo riportare le impressioni che ho avuto direttamente e quelle che ho ascoltato, e se nessuno vorrà discutere e commentare questo post, tanto meglio, ma io sono del parere che confronto vuol dire crescita.
 


20 dicembre 2009

Terremoto, 30ennale, questioni aperte



In questa intensa settimana ho partecipato a due seminari-convegni che avevano per tema il terremoto. Due situazioni diverse con platee, contesti, argomenti e obiettivi diversi.

Il primo workshop era organizzato dal Dipartimento dove ho frequentato il mio dottorato, il DiGips e il Centro di Ricerca del CISCAM, in collaborazione con l’Università di Perugia e la Società Italiana di Studi Geografici. Il tema era quello degli eventi naturali, con particolare attenzione alle implicazioni narrative della storia, la protezione civile, le tematiche geografiche e anche quelle della psicologia sociale e collettiva.

Per quanto mi riguarda ho cercato di spiegare quali sono stati i miei studi negli ultimi anni sul terremoto in Irpinia. Grazie alla natura interdisciplinare e alla partecipazione di alcuni ricercatori della facoltà di Scienze, che hanno operato alla microzonazione sismica in diversi contesti, il dibattito che si è avuto a margine del convegno ha sollevato diverse questioni che verrano poi affrontate in un convegno a Narni per la prossima primavera. Particolarmente stimolanti gli interventi della prof.ssa Loda, che ha evidenziato come le ricostruzioni post-sismiche siano sempre il frutto di mediazioni e rinegoziazioni tra alto e basso, saranno poi i risultati a dire quanto questa mediazione è stata fruttuosa; come quello del prof. Albarello, che ha sottolineato che i terremoti non sono altro che eventi naturali e sono i sistemi antropici a fare i morti, sottolinenando come la prevenzione e non la previsione dei disastri sia la strada maestra da seguire.

Il 19 dicembre, a Sant’Angelo, presso la sede del CIMA, si è tenuta una giornata di intense attività che hanno avuto come tema centrale l’Analisi e la mitigazione del rischio.  Nell’occasione è stato presentato il progetto per la realizzazione di una mostra permanente per il terremoto del 1980, idea promossa dal CIMA e supportata dal Mattino. Il progetto prevede, oltre alla realizzazione di una mostra, una collaborazione tra i comuni del cratere (inizialmente 7) per creare vari centri di attività con vari argomenti (uno per comune) che nel corso del 2010 porti a varie iniziative. Per quanto mi riguarda ho ribadito l’idea che lanciammo, insieme a Paolo Saggese e al comune di Torella, nel 2006 e cioè una serie di luoghi che possano fornire gli strumenti per tutelare e conservare la/le memorie del sisma. La speranza è che non sia un progetto autoreferenziale e che non prevalgano i campanilismi, ma si punti ad una operazione culturale che ci faccia fare i conti con questi 30 anni di doposisma.

Il 30ennale si sta configurando come un assalto alla diligenza, per di più in un periodo di vacche magre. Sono diversi i progetti e le vetrine, alcune interessanti, altri fittizzi. Le narrazioni della memoria non saranno di certo univoche, c’è il rischio che le comunità più colpite vivano come un fastidio il fatto di dover ripercorre anni di luce ed ombre, di promesse e fallimenti, di emigrazione ripresa e di lavoro che non c’è (in Irpinia, per inciso, si sono persi circa 9mila posti dilavoro a causa della crisi, cioè gli abitanti di Lioni e Teora insieme, per intenderci).

Segnalo che recentemente un giovane storico, Marcello Anselmo, ha curato un audiodocumetario per Radio3 (La Malanotte, le puntate sono disponibili in podcast sul sito).

Per quanto mi riguarda, si tratterà di ritagliarmi uno spazio in questo mare magnum. Sono più di 5 anni che quotidianamente mi occupo di questo tema, ho diverso materiale da poter pubblicare e spero di poterlofare. Resta una stella polare per chi come me si occupa di conseguenze storico-sociali di una catastrofe; al di là dei condizionamenti e degli interessi, l’obiettivo deve essere uno, quello di  raccontare la verità.

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